Amazon: trading online sulle azioni del colosso Hi-tech

2 Condivisioni

Amazon è la principale azienda del settore tech. Ad oggi ha raggiunto volumi di vendita mostruosi allargando il proprio business anche al settore dell’intrattenimento (pensiamo all’espansione di Prime Video, primo competitor di Netflix). Nonostante il colosso tecnologico non produca utili particolarmente interessanti la fiducia degli investitori internazionali sembra essere sempre molto solida.

Talmente solida da sopportare anche un inizio autunno non proprio tutto rose e fiori, con la multinazionale capitanata da Jeff Bezos attaccata da governi a destra e a manca, e un corrispondente ridimensionamento delle quotazioni sul mercato, che rimane attualmente  fisso sotto i 2.000$, le prospettive future non sembrano affatto negative, con esperti del settore e trader pienamente convinti che tutto questo non sia altro che una tappa momentanea, assolutamente fisiologica per un’azienda grande ed in vista.

Amazon: azioni e trading online

amazon trading online

Non è un caso, quindi, che le azioni del colosso di Bezos siano tra le più scambiate nel mondo del trading online e degli investimenti finanziari. Sono tantissimi i traders e i fondi di investimento che continuano a scommettere su un futuro vincente per Amazon, forte di una quota di mercato in costante crescita da ormai oltre 15 anni.

Ma attenzione, perché fare trading sulle azioni Amazon non è così semplice. Non dobbiamo dimenticarci, infatti, che come tutti i colossi hi-tech anche l’azienda di Jeff Bezos deve fare i conti con una serie di problematiche che potrebbero anche invertire la tendenza. Ovviamente è impossibile prevedere quando e se questo avverrà ma la storia ci insegna che quando si verificano eventi di questo tipo i crolli sono sempre molto difficili da gestire.

Ma andiamo con ordine e cerchiamo di fare il punto della situazione provando ad analizzare le eventuali problematiche che potrebbero mettere in difficoltà il colosso americano dell’e-commerce.

Enti governativi e Amazon: un rapporto complicato

Quando sei un’azienda tra le più importanti al mondo è difficile tenersi completamente alla larga dai guai. La creatura di jeff Bezos non fa eccezione. Come per Facebook e Google, Amazon è entrata nel mirino di vari governi vogliosi di accentuare il più possibile il carico fiscale da presentargli, cercando anche di ricorrere a legislazioni ad hoc ma i risultati sono stati tutt’altro che soddisfacenti.

Non che il colosso dell’e-commerce non paghi le tasse: tuttavia come ogni altra azienda privata riesce spesso ad avvalersi di cavilli burocratici con lo scopo di evitarne qualcuna, sempre ovviamente entrò i limiti della legalità, rimanendo però borderline.

Tra i tentativi più convinti di imporre limitazioni ad Amazon si deve annoverare dell’azione francese atta ad imporre una tassazione del 3% su tutti i proventi francesi delle aziende del settore tecnologico con fatturati superiori a 750 milioni di euro.

La reazione di Bezos non si è fatta attendere: anziché farsi carico di questa nuova tassazione, assorbendone i costi, l’azienda si è decisa a scaricare quest’onere sui venditori operanti sulla piattaforma con un aumento delle commissioni proprio del 3%

Questo tipo di operazione non poteva non mettere in allarme vari organismi Antitrust, come la Federal Trade Commission che, sul modello della nostrana agenzia Antitrust, ha aperto un fascicolo sui presunti movimenti illeciti dell’azienda made in Seattle, senza per adesso ottenere per adesso alcunché.

Amazon sotto inchiesta

Come già detto, la decisione di Amazon di aumentare le commissioni del 3% per i rivenditori di terze parti francesi ha fatto scattare la reazione della FTC (Federal Trade Commission) che, riprendendo una inchiesta dell’Antitrust italiana, ha iniziato le indagini sulla società di Seattle.

L’accusa fa leva sull’influenza sleale che Amazon avrebbe nei confronti dei rivenditori che, avendo il 90% del proprio fatturato completamente dipendente dalla piattaforma di Bezos, sarebbe obbligate a sottostare a qualsivoglia capriccio dell’azienda.

Tuttavia, come era facile immaginare, azioni concrete sono ancora difficili da avviare e questo tipo di iniziative non hanno ancora sortito effetti tangibili. Sebbene le agenzie di rating stiano iniziando ad essere contrariate da queste diatribe (non ultima quella con il presidente Trump, che sembra ormai intenzionato a far partire una vera e propria campagna anti-Amazon), nulla ha davvero scalfino la bontà delle azioni Amazon-

Se è pur vero che, attualmente, le quotazioni targate Amazon non siano certo ai massimi storici, aggirandosi intorno ai 2.000$, la capacità di questa società di far fronte alle divergenze, unita alla peculiare attitudine visionaria del proprio fondatore, hanno convinto gli investitori a considerare questo momento come semplice tappa di passaggio, tutt’altro che qualcosa di cui preoccuparsi.

Se vi state chiedendo, dopo tutto ciò che abbiamo detto, se sia una scelta saggia e ponderata acquistare azioni di Amazon, la risposta non può che essere positiva.

Difatti, su 50 analisti intervistati da Bloomberg, 47 consigliano di acquistare e solamente 3 di avere un atteggiamento più attendista e cauto. Neanche uno consiglia o si sognerebbe di vendere, e non stiamo certo parlando degli ultimi arrivati.

Fabrizio Cannatelli

Fondatore di Informarea.it, è un appassionato di informatica. Ha lavorato per molti anni come Analista Programmatore presso varie aziende utilizzando diversi linguaggi di sviluppo, oggi svolge un lavoro completamente diverso ma la voglia di comunicare e di condividere con il web i suoi studi e le sue curiosità lo hanno spinto a far nascere questo blog non solo per esprimere e mostrare la passione per questo mondo, ma anche per confrontarsi con nuove esperienze di sviluppo.

Fabrizio Cannatelli