Syd Barrett il Diamante Pazzo dei Pink Floyd

E’ l’ottobre del 1970 David Gilmour scuote il capo e continua a chiedersi come ha fatto ad accettare l’idea folle di suonare e produrre un disco per Syd Barrett. Quali sono i motivi per cui lo sta facendo è anche per lui un mistero: amicizia? compassione per un’anima persa? senso di colpa per aver guadagnato il posto da chitarrista in una delle band più influenti del mondo?

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Syd Barrett pioniere dei Pink Floyd

Eppure se David Gilmour è entrato a far parte dei Pink Floyd come chitarrista numero due, lo deve proprio al pioniere del suono della band: Syd Barrett, il quale se ne è andato via senza un’apparente ragione, scivolando in un vago stato di confusione mentale. Il genio stanco, stressato dal troppo successo o da troppe droghe è crollato. E’ il 1968 è Barrett comincia a non  presentarsi più alla prove e ai concerti dei Pink Floyd. Le sue scene mute e il suo sguardo fisso perso nel vuoto durante le trasmissioni televisive diventano inquietanti.

E’ allora che i Pink Floyd decidono di sostituirlo con David Gilmour rinunciando a quella mente geniale capace di comporre brani di alta dimensione come See Emily Play o Arnold Layne?. Anche l’idea di utilizzarlo come “membro esterno” fallisce, e dopo i suoi due dischi da solista registrati con David e costellati da attacchi di panico, apatia e crisi di nervi, Barrett, mentre i suoi compagni salgono sempre più in alto, cade a spirale verso la solitudine e la depressione.

Va a vivere a Londra, poi torna a Cambridge dalla madre e si rinchiude lontano da tutti per dedicarsi alla pittura, dipingendo quadri astratti. Lo cercano i fans, lo cercano i giornalisti, i discografici per offrirgli soldi pur di avere in mano un suo nuovo disco, ma lui rifiuta e chiede di essere lasciato in pace.

Il suo aspetto cambia, Syd diventa imbolsito e calvo, ha l’aria stranita e addirittura molti cominciano a pensare che la sua follia, da imputare anche all’uso di sostanze quali LSD, altro non era che una scusa per chiudere con il mondo del rock che lo stava annientando.

La follia di Syd Barrett

La sua ultima apparizione pubblica è del 1975. Syd va a trovare i Pink Floyd agli Abbey Road Studios mentre registrano Wish You Were Here. Calvo, grasso e con un sari bianco non viene riconosciuto da Roger Waters e compagni i quali in un primo momento dubitano della sua identità. Rivolgendosi a loro, Barrett dice: “Bene, quand’è che registro la mia parte di chitarra?, e Waters: Mi dispiace, Syd, ma le parti di chitarra sono state già tutte completate“.

Eppure Syd Barrett resta una fonte di ispirazione infinita per i Pink Floyd, basta pensare, oltre ai brani dell’album The Dark Side of the Moon, alle molte scene del film The Wall, dove, lo stesso Waters confessa che alcuni episodi registrati con Bob Geldof lo ricordano moltissimo.

I Pink Floyd in 5

Roger Waters parlò spesso dell’abbandono di Syd Barrett da parte di tutti i membri della band, anche se tentò più volte di giustificarlo: “Syd era diventato una scheggia impazzita, avevamo solo 21 anni e lui stava perdendo il contatto con la realtà” e ancora “l’amicizia e la sua malattia, combinate insieme hanno portato in me un forte dolore che trova sfogo proprio in Shine on your Crazy Diamond dove la passione e la delusione celebrano il talento di Syd esprimendo anche l’amore che ho sempre avuto verso di lui“.

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Rick Wright ricorda le parole dei manager quando dopo alcuni giorni trovarono Syd che non si era presentato ad una trasmissione radio: “E’ successo qualcosa a Syd“. E qualcosa era veramente successo: “Syd si era spento, sembrava vuoto, era come se qualcuno lo avesse spento“. Anche Gilmour parlò di lui: “Era come cercare di tirare su qualcuno che stava annegando e che continuava a scivolare“.

 Syd Barrett calvo e obeso

Syd Barrett muore il 7 luglio 2006 per complicazioni sembra dovute al diabete (anche se c’è una tesi che affida le cause della morte ad un cancro al pancreas). Forte è stato il suo contributo alla scena underground psichedelica della fine degli anni ’60, molti dei suoi brani presenti nell’album The Piper at The Gates of Dawn e non solo avrebbero caratterizzato il suono di un’epoca di grande creatività musicale e aperto la strada al successo di una delle band più innovative e spettacolari della storia della musica.

Insomma il “Diamante Pazzo” è stato abbandonato dai Pink Floyd ma non dalla loro musica e a quanto pare nemmeno dalla storia.

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