Savoldi e Signori: gli Beppegol del calcio italiano

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Questa è la storia di due attaccanti che ovviamente non hanno mai giocato assieme per questioni di età, ma che, per caratteristiche tecniche e tattiche, avrebbero potuto formare una coppia epica: Giuseppe Savoldi e Giuseppe Signori!

Entrambi nascono nel bergamasco, trovano il loro picco di maggior gloria e fortuna indossando una maglia a tinte celesti/azzurre e passano per Bologna, dove sono tuttora amati e ricordati; nonostante le loro straordinarie capacità realizzative non vincono molto (nessuno scudetto…) ed entrambi, per ragioni differenti, in Nazionale raccolgono molto meno di quanto avrebbero potuto. Infine, al tramonto della carriera o poco dopo, vengono ingoiati tutti e due, sia pure in maniera diversa, da quel mostro infame che chiamiamo calcioscommesse

savoldi e signori beppegol - Savoldi e Signori: gli Beppegol del calcio italiano

Ma, soprattutto, sono stati e restano tuttora idoli delle folle che per loro erano pronte a scendere in piazza, che per loro hanno creato slogan e cori e che dagli spalti di tutta Italia li hanno esaltati ed acclamati con una definizione chiara, esplicita, una sola parola, tutta attaccata come si confà soltanto ai grandi, una parola che li unisce e li identifica in modo incontrovertibile: BEPPEGOL!

Giuseppe Savoldi

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Nasce a Gorlasco, in provincia di Bergamo il 21 gennaio del 1947 in un’Italia che si sta ancora dolorosamente leccando le ferite infertele dalla Seconda Guerra Mondiale; la sua è una famiglia modesta come tante altre, gente comune ed onesta che tira avanti la carretta col sudore della fronte ma che ama e vive anche lo sport. Il giovane Beppe è vivace ed irruente e comincia presto ad interessarsi all’attività sportiva, anche perché sua madre, Gloria Guerini, si era fregiata del titolo di campione d’Italia con la Amatori Bergamo di pallavolo nel 1946.

A 14 anni è campione bergamasco nel salto in alto ma a 18 anni, dopo qualche tentennamento, opta definitivamente per il calcio, spinto dal suo primo maestro nelle giovanili dell’Atalanta, Mihály Kincses, un ex calciatore ungherese decisivo nel lancio anche di altri calciatori come Domenghini e Moro.

Giuseppe Savoldi, fa il suo debutto a livello professionistico il 29 agosto 1965 in Coppa Italia, segnando anche un gol contro il L.R. Vicenza. In serie A esordisce, giocando da ala sinistra, il 5 settembre successivo, in Atalanta-Fiorentina 1-1. In totale raggranella 4 presenze senza realizzare reti. Il primo goal in serie A arriva la stagione dopo a Roma, quando gli orobici passano per 3-1 sul campo della Lazio. 27 presenze (26 in campionato e una in Coppa Italia) con 5 reti sono il suo score stagionale. L’anno seguente esplode definitivamente realizzando ben 12 reti in campionato (in 27 presenze).

La sua confidenza con la porta avversaria non passa inosservata; il Bologna ci mette sopra gli occhi e lo acquista, non prima però di aver ottenuto un forte sconto sul prezzo del suo cartellino (circa 30 milioni) per via di fastidiosissimi dolori alla schiena che ne mettono addirittura in dubbio il trasferimento; all’Atalanta va in contropartita il brasiliano Sergio Clerici ed un conguaglio di 175 milioni di lire.

Sotto le due torri Giuseppe, rimesso in sesto fisicamente, diventa Calciatore con la c maiuscola e vi gioca per sette stagioni, condite da un bel bottino di reti; il suo pezzo forte è il colpo di testa: benché non sia propriamente un gigante mette bene a frutto i suoi trascorsi sportivi, stacca sempre con il tempo giusto e di più dei suoi avversari diretti, beffandoli inesorabilmente. Nelle file della squadra felsinea vince due volte la Coppa Italia nel 1970, anno in cui si fregia anche della Coppa di Lega Italo-Inglese, e nel 1974. In entrambe le vittorie Savoldi è assoluto protagonista perché si assicura anche la classifica dei marcatori della competizione, mentre nel 1972-1973 trionfa anche tra i bomber della massima serie, con 17 reti, a pari merito con due mostri sacri del calibro di Gianni Rivera e Paolo Pulici.

In totale in maglia rossoblù realizza 140 reti, divenendo il quarto marcatore assoluto nella storia dei bolognesi dietro Schiavio, Reguzzoni e Pascutti nonché, con 17 reti, il miglior goleador degli emiliani nelle coppe europee, a pari merito con Reguzzoni e Nielsen.

Nell’estate del 1975, a 28 anni, Savoldi capisce che è giunto il momento di tentare il “colpaccio”, di vincere qualcosa d’importante in una piazza metropolitana e così, quando lo cerca il Napoli risponde di sì al direttore sportivo partenopeo Franco Janich, e nonostante un ultimo tentativo per trattenerlo da parte del presidente Conti, si trasferisce nel capoluogo campano.

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Al Bologna va la cifra record, per quel tempo, di due miliardi di lire! Mentre i tifosi azzurri impazziscono di gioia alcuni giornali gridano allo scandalo, quasi fosse compito dei presidenti di calcio risanare l’Italia o far fronte alle difficoltà occupazionali e non solo del Meridione. Unico a schierarsi pubblicamente dalla parte dell’ingegner Ferlaino (lo stesso che 11 anni dopo acquisterà Diego Maradona…) è Enzo Biagi dalle colonne del Corriere della Sera.

L’arrivo de “‘O marajà”, come viene soprannominato l’attaccante bergamasco dai supporter napoletani, porta il record di 70.402 abbonamenti, rimasto imbattuto anche ai tempi del “Pibe de oro”! Con lui in campo il Napoli viene immediatamente inserito tra le possibili vincitrici dello scudetto e l’impatto di “Beppegol” col nuovo ambiente è devastante; 7 reti nelle prime 7 partite ne fanno da subito più che un idolo.

Ma quell’ambitissimo triangolino tricolore, nei quattro anni di permanenza di Savoldi al San Paolo, non arriverà e la squadra, nonostante i goal del suo bomber (77 complessivi), riuscirà a conquistare soltanto una Coppa Italia ed una Coppa Italo-Inglese, senza riuscire a compiere un vero e proprio salto di qualità.

Alla fine della stagione 78/79 Savoldi viene considerato ormai a fine carriera ed il Napoli lo “restituisce” al Bologna in cambio del difensore Bellugi ed un conguaglio di 800 milioni di lire.

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Il “vecchio” bomber però, non è ancora finito e con 11 reti in 29 partite manda nuovamente in visibilio i tifosi rossoblù ai quali però viene strappato a stagione in corso per il suo presunto coinvolgimento nel primo storico scandalo del calcio scommesse scoppiato fragorosamente nella primavera del 1980.

Torna a giocare nel 1982 grazie all’amnistia susseguente al successo azzurro nel mondiale spagnolo. Disputa però una sola stagione, in serie B, con la maglia dell’Atalanta, realizzando appena una rete in 16 presenze. Stavolta decide di smettere davvero ed appende gli scarpini al fatidico chiodo. In totale in maglia nerazzura chiude con 22 realizzazioni in 83 partite.

In carriera ha totalizzato 168 reti in 405 presenze vincendo la classifica dei cannonieri della serie A nel 1972-73 e per tre volte in Coppa Italia (69/70 – 73/74 – 77/78). Vanta inoltre il record quale calciatore più volte (12) rientrato nei primi dieci goleador di stagione nella massima serie.

La Nazionale

Il rapporto di Savoldi con l’azzurro non è dei più felici e comunque non rispondente al reale valore del calciatore.

Nel 1967 viene convocato nella rappresentativa Under 21 con la quale partecipa, e vince, i Giochi del Mediterraneo disputatesi a Tunisi. Le convocazioni più importanti però arrivano nel 1975; sono soltanto quattro i suoi “gettoni” azzurri conditi da una realizzazione, su calcio di rigore contro la Grecia, in una gara amichevole.

Nonostante le prestazioni e le reti realizzate, per lui le porte del Club Italia non si aprono più. In quegli anni giocare al di fuori dell’asse Milano – Torino equivaleva spessissimo a restare escluso dalla Nazionale, senza contare la preferenza in quel periodo per i cosiddetti “blocchi” ritenuti più idonei a favorire l’amalgama tra i giocatori e semplificare quindi il compito del commissario tecnico.

A proposito di questo Savoldi ha dichiarato in un’intervista: “ai miei tempi contavano i clan. Assistevo impotente alle convocazioni di chi giocava nella Juventus o nel Torino: per mantenere gli equilibri, spesso giocavano insieme Bettega e Graziani. E non si può davvero dire che chi andava in campo al mio posto fosse migliore di me”.

L’allenatore

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Non particolarmente degna di nota la carriera di allenatore di BeppeGol che a cavallo tra gli anni 80’ e 90’ guida formazioni di serie C1 e C2 quali Carrarese, Lecco, Leffe, Massese, Siena, Spezia, Telgate e Saronno con il quale ottiene l’unico successo, la promozione in serie C1 al termine del campionato 94-95 durante il quale era subentrato al collega Roberto Bacchin.

Il Calcioscommesse

Nel marzo del 1980 irrompe sul calcio italiano il fenomeno del “toto nero” ed addirittura le volanti dei carabinieri prelevano alcuni dei calciatori indagati direttamente all’interno degli stadi. Savoldi evita quell’onta ma viene comunque coinvolto, incriminato e condannato (a livello calcistico, perché a livello penale viene assolto in quanto “il fatto non sussiste”) in merito alla partita Bologna – Avellino destinata a finire in pareggio ma che invece i felsinei si assicurano proprio grazie ad una realizzazione decisiva di Beppegol che non resiste al richiamo della rete ed insacca il 2-1 quando ormai è troppo tardi per gli irpini per recuperare.

A proposito del suo coinvolgimento Savoldi dichiarò diversi anni dopo: “l’ho detto allora, lo ripeto adesso: non c’entravo nulla. Solo che non potevo farci niente: era già tutto scritto; una regia occulta? credo proprio di sì”.

Curiosità

Anche il figlio Gianluca, attaccante discreto, ha vestito la maglia del Napoli nella stagione 2003/2004 quando il club, nel pieno del suo periodo più nero, militava in serie B realizzando due reti in 13 partite, mentre il fratello Gianluigi, di due anni più piccolo e scomparso prematuramente nel 2008 a 58 anni, è stato un centrocampista di buona tecnica che, seppur recitando un ruolo di secondo piano, è riuscito ad aggiudicarsi due scudetti con la maglia della Juventus all’inizio degli anni 70’.

Proprio alla Juventus, in Coppa Italia, è legata l’impresa storicamente più importante di Savoldi che, il 14 maggio del 1978 nella gara vinta dagli azzurri sui bianconeri (pesantemente rimaneggiati) per 5-0, realizza addirittura 4 reti!

Incredibile invece quanto accadde ad Ascoli il 12 gennaio 1975: Savoldi scavalca il portiere avversario con una conclusione in diagonale sul secondo palo ma la palla viene respinta con il piede da un raccattapalle, l’allora 16enne Domenico Citeroni, appostato proprio dietro la porta dei padroni di casa; l’arbitro Barbaresco ed i suoi collaboratori non se ne avvedono, e così la rete non viene assegnata! La gara terminò comunque con la vittoria del Bologna per 1-3.

Durante la sua avventura partenopea Savoldi, come accadeva spesso ai calciatori negli anni settanta, si cimenta anche con le canzoni ed incide, nel 1978, “La favola dei calciatori” con la quale entra in classifica ed ha un ottimo riscontro commerciale con circa 70.000 copie vendute.

Nel 2005 invece ha avuto una piccola parte nel cortometraggio “Il ponte”, scritto da Altan e diretto da Stefano Missio.

Rimasto legatissimo all’ambiente, Savoldi partecipa con assiduità a trasmissioni sportive su emittenti napoletane in qualità di opinionista.

Giuseppe Signori

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Savoldi si è già ritirato da un paio di stagioni quando il secondo “Beppegol” della nostra storia, ad appena 16 anni, comincia a calcare i campi semiprofessionistici, con la maglia del Leffe, vicino casa sua. Giuseppe Signori nasce infatti ad Alzano Lombardo, nel bergamasco, il 17 febbraio del 1968 e si appassiona subito al pallone che si porta dietro praticamente 24 ore su 24. Da piccolo l’Inter ne intravede le potenzialità giuste ma, soprattutto a causa della sua scarsa fisicità, decide di non puntare su di lui, mandandolo prima in prestito e poi rinunciandovi definitivamente qualche anno prima della sua definitiva consacrazione.

Nella sua prima stagione ufficiale accumula soltanto 8 presenze ma le sue 5 realizzazioni non passano del tutto inosservate e contribuiscono alla promozione del Leffe in C2. L’anno dopo diventa titolare “chiudendo” con uno score di 3 reti in 30 partite ed attirando le attenzioni del Piacenza che lo fa suo “promuovendolo” in C1. L’impatto con la nuova piazza però non è dei migliori e Signori chiude con una sola rete in 14 apparizioni. Chiede maggior spazio ed il Piacenza lo presta al Trento, stessa categoria, dove gioca con maggiore continuità sfornando buone prestazioni e mettendo a segno 3 reti. Il Piacenza, approdato nel frattempo in B, decide così di riportarlo alla base e lui ne ripaga la fiducia siglando 5 goal in 32 partite.

La svolta decisiva per la sua carriera arriva però nella stagione successiva quando passa all’ambizioso Foggia della triade Casillo – Pavone – Zeman, su precisa indicazione del tecnico boemo, per circa un miliardo e mezzo di lire. Al suo arrivo nel ritiro rossonero Signori, che fino a quel momento aveva giocato sempre come trequartista o al massimo da seconda punta/ala, viene accolto dall’allenatore con la frase “benvenuto bomber” che la dice lunga sulle intenzioni tattiche nei riguardi del minuto calciatore bergamasco.

In gol già ad agosto in Coppa Italia contro la Lucchese, Signori polverizza decisamente il suo record personale di reti andando in doppia cifra già alla sua prima stagione quando ne realizza ben 14.

signori rambaldi baiano - Savoldi e Signori: gli Beppegol del calcio italiano

Nel triennio foggiano, sublimato dalla promozione in serie A dei “satanelli” e dal mitico tridente costituito con Rambaudi e Baiano che esalta il cosiddetto regno di “Zemanlandia”, le marcature saranno 36 in 100 presenze. La prima segnatura nella massima serie è datata 29 settembre 1991 in Foggia-Parma 1-1, mentre con il medesimo risultato si era chiusa la sua gara d’esordio in A, guarda caso proprio contro la “sua” Inter a San Siro, il primo giorno dello stesso mese.

signori lazio - Savoldi e Signori: gli Beppegol del calcio italiano

Di quei 36 goal, 11 Signori li realizza nella sua prima stagione di A che è anche l’ultima con la maglia del Foggia; infatti la Lazio di un altro imprenditore in rampa di lancio, Sergio Cragnotti, lo porta a Roma per 8 miliardi di lire con il compito non proprio semplice di sostituire nello scacchiere di Dino Zoff e nel cuore dei tifosi l’uruguaiano Ruben Sosa, simile a lui per caratteristiche tecnico-tattiche, che lascia la Capitale con un bottino di 47 reti in quattro stagioni.

Il “biondino” di Alzano Lombardo ne segnerà più della metà soltanto nell’anno d’esordio con la maglia biancoceleste! Per 26 volte infatti infila la porta avversaria in campionato vincendo la classifica dei cannonieri, titolo che conquisterà anche l’anno dopo, con 23 realizzazioni, ed ancora nel 1995-96 con 24 centri! In tutto a Roma il suo personalissimo tabellino reciterà, in 5 stagioni e mezza, 127 reti  (secondo posto assoluto dietro Silvio Piola) in 195 presenze; di queste ben 107 le realizza in campionato, 17 in Coppa Italia (è capocannoniere due volte anche di questa manifestazione nel 92-93 e nel 97-98) e solo 3 in Coppa Uefa, torneo nel quale con la Lazio non riesce quasi mai ad esprimersi ai suoi livelli.

Grazie anche e soprattutto alle sue prodezze, alcune memorabili dopo serpentine, progressioni spalla a spalla con i difensori avversari o con conclusioni potentissime, solitamente in diagonale specie da sinistra a destra, la Lazio nel 92-93 centra la qualificazione alla Uefa che le mancava da ben 15 anni! Nella stagione 1994-95 invece la formazione biancoceleste, con Zeman nel frattempo arrivato in panchina, arriva seconda alle spalle della Juventus, miglior risultato della sua storia, scudetti a parte.

Proprio dopo quella splendida annata, mentre la squadra è in ritiro in Giappone, Cragnotti cede alle lusinghe miliardarie dell’amico e collega Tanzi, vendendo Signori, nel frattempo divenuto capitano e simbolo della squadra, al Parma, per circa 25 miliardi di lire; quando la notizia rimbalza dalle radio e tv locali a Roma si scatena un putiferio. I tifosi scendono in piazza e manifestano apertamente e “minacciosamente” nei confronti della società. Cragnotti si vede costretto a rinunciare all’affare ma rimane pesantemente colpito dal comportamento della sua tifoseria a suo dire “incapace di stare al passo con i tempi” e che ritiene un ostacolo per la crescita economica e tecnica della società.

Signori esprime il desiderio di restare a Roma e ripaga il calore della gente laziale con il titolo di capocannoniere e la squadra arriva terza.

L’anno successivo dopo un inizio difficile Zeman viene esonerato; torna Zoff che rialza la squadra fino al quarto posto anche grazie al contributo di “Beppegol” che realizza 8 reti nel suo periodo in panchina (per un totale di 15).

La favola biancoceleste si conclude per Signori, ironia della sorte, proprio nell’anno di grazia 1997-98, quando la Lazio inizia, conquistando la Coppa Italia contro il Milan, il suo ciclo “magico” costellato da 7 trofei in poco più di tre anni.

Il bomber, che lascia Roma dopo un fortissimo alterco con mister Eriksson a Vienna in occasione di una gara di Coppa Uefa, imprime comunque la sua impronta sul primo trofeo dell’epoca d’oro perché è il capocannoniere di quell’edizione della manifestazione tricolore con 6 reti in 4 partite.

Deluso dal comportamento dell’allenatore che gli preferisce Mancini e Boksic, il nostro se ne va, in comproprietà, per 7,5 miliardi di lire, alla Sampdoria, fino alla fine della stagione. Fisicamente e moralmente non al meglio però, Beppe realizza soltanto 3 reti nelle sue 17 partite disputate con la casacca blucerchiata.

I rapporti tra lui, il tecnico e parte dello spogliatoio laziale non sono più tali da permettere un ritorno e così Signori prende definitivamente la via di Bologna.

signori e baggio - Savoldi e Signori: gli Beppegol del calcio italiano

Come accaduto a Roberto Baggio, il folletto lombardo rinasce sotto le due torri e nella sua prima stagione in rossoblu mette dentro 23 palloni in 47 partite, trovando stavolta la via della rete anche in Coppa Uefa. In bacheca mette il Trofeo Intertoto che consente ai bolognesi di qualificarsi per la competizione europea. Resta al Bologna per 6 stagioni totalizzando 178 presenze e realizzando 84 reti, delle quali 67 in serie A e ben 14 in Coppa Uefa (quarto marcatore rossoblu nella specifica graduatoria).

Dopo due esperienze all’estero, alla periferia del grande calcio, in Grecia ed Ungheria, al termine della stagione 2005-2006, a 38 anni, annuncia il suo ritiro dal calcio giocato.

Nelle stagioni 1993 e 1994 Signori è stato inserito nella graduatoria del Pallone d’oro classificandosi rispettivamente ventunesimo e diciassettesimo.

La Nazionale

signori in nazionale - Savoldi e Signori: gli Beppegol del calcio italiano

Come accadde per Savoldi il suo rapporto con la Nazionale non decolla mai in maniera netta e decisa anche se, rispetto al suo conterraneo, Signori colleziona 28 gettoni azzurri, conditi da 7 reti, e partecipa, conquistando la piazza d’onore, al Mondiale americano nel 1994. Beppe esordisce quando ancora gioca nel Foggia, a 24 anni, il 31 maggio 1992 in Italia Portogallo, proprio negli States. A convocarlo è Arrigo Sacchi con il quale, dopo un inizio positivo, i rapporti diventano difficili per via dell’utilizzo tattico del bomber tascabile al quale viene ripetutamente chiesto di occupare la posizione di quarto di centrocampo nel dogmatico 4-4-2 del “vate di Fusignano”. Ciò nonostante quando è impiegato Signori contribuisce in maniera decisiva, con due assist per Dino e Roberto Baggio, ai successi contro Norvegia e Spagna.

Poco prima della semifinale con la Bulgaria però, il capitano laziale sbotta rifiutandosi di scendere in campo da “centrocampista” ed in pratica si tira fuori anche dalla sfida finale con il Brasile quando il tecnico preferisce recuperare un malconcio Roberto Baggio piuttosto che schierare lui in attacco; per uno scherzo beffardo del destino la gara viene decisa ai calci di rigore, sua grande specialità, proprio da un errore del “divin codino”…

Il dopo calcio

Come molti ex calciatori del suo periodo una volta lasciato il campo Signori viene ingaggiato come commentatore sportivo sia in tv sia in radio collaborando prima in Rai e poi nella scuderia Mediaset. Nel frattempo ha occupa per alcuni mesi, senza lasciare tracce indelebili, la carica di consulente dell’amministratore unico della Ternana calcio.

Negli ultimi anni si è dedicato anche alla ristorazione, essendo proprietario del ristorante “Al Campione” di Bologna dove si possono ammirare le sue maglie e quelle dei suoi colleghi che si sono scambiati nei tanti anni di calcio.

Due i legami sentimentali importanti e quattro figli per il saettante “Beppegol”; dalla prima moglie Viviana Natale, ex modella e soubrette, ha avuto tre “eredi” Denise, Greta e Nicolò, mentre la seconda moglie Tina Milano gli ha regalato Diana..

Le scommesse

signori calcioscommesse - Savoldi e Signori: gli Beppegol del calcio italiano
Quando il 1° giugno del 2011 si diffonde la notizia del suo arresto nell’ambito di un’inchiesta legata alle scommesse clandestine, in molti restano increduli perché Signori, nonostante qualche alzata di testa peraltro per certi versi legittima nei confronti dei suoi allenatori, aveva sempre dato nel corso della sua carriera l’immagine del bravo ragazzo, corretto sia fuori sia all’interno del terreno di gioco. Il 9 agosto dello stesso anno, mentre le indagini penali sono ancora in pieno svolgimento e l’ex goleador è tornato libero, la Commissione disciplinare della FIGC lo condanna a cinque anni di squalifica con radiazione da qualsiasi categoria o rango della Federazione, mettendo definitivamente la parola fine al suo possibile futuro nel mondo del calcio.

L’ex idolo delle folle laziali, accusato di fatto di far parte di un’organizzazione che attraverso la manipolazione di risultati dei campionati italiani di serie B e Lega Pro e di alcuni tornei stranieri, viene accusato di aver “ripulito” del denaro proveniente da Singapore. Si è sempre difeso sostenendo di essere uno scommettitore “incallito” ma di non aver mai nemmeno provato a modificare in qualche modo l’esito degli eventi sportivi.

I libri

Due le pubblicazioni sulla sua storia di uomo e calciatore che lo vedono partecipare alla stesura dei libri: “Il sogno di una A” scritto con Franco Ordine nel 1991, e “Il sinistro di Signori” uscito nel mese di novembre 2019.

Giampiero Giuffré

Giampiero Giuffè: bancario per necessità ma non per vocazione, si butta a capofitto nel mondo radiotelevisivo alla fine degli anni 90′ e per 7 anni conduce su RadioSpazioAperto, insieme al fratello Simone, prima The Football Box, La Scatola del Calcio, dedicata al calcio internazionale, e poi BZona, Allenatori nel Pallone, trasmissione semiseria sul mondo del calcio e del fantacalcio. Appassionato tifoso laziale collabora come redattore o caporedattore con vari siti; dedito anche alla musica caraibica e latina in genere, la balla e ne scrive. In questo blog segue, per ora, la categoria I Miti dello Sport. Blog personale: www.ggromanews.it

Giampiero Giuffré