Roberto Baggio: il campione di tutti

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Roberto Baggio nasce a Caldogno (Vicenza) alle ore 18.15 del 18 febbraio 1967, è il sesto degli otto figli di Matilde Rizzotto e Fiorindo Baggio, e fin da piccolo ha in testa una sola idea: diventare un calciatore; proprio per questo motivo il padre non riesce ad instradarlo verso il ciclismo.

Anche la scuola deve inchinarsi davanti al pallone, le cose non vanno in modo entusiasmante tant’è che il giovane Roberto viene bocciato in seconda media, e quando qualche anno dopo sembra quasi fatta per il diploma di ragioniere, il giovane talento manca anche questo traguardo in quanto non si presenterà agli esami a causa del ritiro con il L.R. Vicenza.

Roberto Baggio

La sua carriera inizia proprio nel L.R. Vincenza dove, ancora minorenne in serie B nella stagione 1984/1985, riesce a segnare 12 reti in 29 partite e diventa l’oggetto del desiderio di tutte le grandi squadre di serie A. Ma quando la sua carriera sta per decollare Roberto Baggio si trova a fare i conti per la prima volta con quello che sarà il suo più grande avversario negli anni a venire: l’infortunio. Nessun cronista può descrivere il dolore, la delusione e la sofferenza di un ragazzo di 17 anni che vede infrangersi i suoi sogni, per questo preferiamo riportare direttamente il racconto del protagonista in uno stralcio tratto dal suo libro “Una porta nel cielo”.

Si gioca Rimini – L.R. VicenzaDopo pochi minuti vincevamo già 1-0, avevo segnato io. Poi ho rincorso uno da dietro, sono entrato in scivolata, la gamba si è girata all’incontrario. Mi sono partiti il crociato anteriore, la capsula, il menisco e il collaterale della gamba destra. Una tragedia… ho provato un dolore tremendo, una lama di coltello infilata nella gamba“.
Sembra uno di quegli infortuni irrimediabili, il professor Bousquet, un luminare nel suo campo, decide di provarci ma non dà garanzie sul pieno recupero sportivo del ragazzo; l’operazione oltre che difficile è anche dolorosa, Baggio anni dopo racconterà: “Durante l’intervento mi hanno bucato la testa della tibia col trapano, poi hanno tagliato il tendine, lo hanno fatto passare dentro il buco, lo hanno tirato su e lo hanno fissato con 220 punti interni. Quando mi sono svegliato dall’anestesia, ho avuto paura. La gamba destra era diventata così piccola che pareva un braccio. Il ginocchio, gonfio come un melone e rosso per la tintura di iodio, non era stato cucito esternamente col filo: era tenuto insieme con delle graffette di ferro, tipo quelle che si vendono dal cartolaio… il dolore mi trapassava il cranio”.

Roby Baggio agli esordi con il Vicenza

Baggio dopo essersi ripreso da questo difficile intervento torna a giocare, ma in cambio del suo successo stipula un patto con il dolore, che sarà come abbiamo detto il suo avversario più duro, non  lo lascerà mai, ed in campo dovrà sempre affrontarlo insieme agli altri 11 avversari. Le sue gambe sono diverse, una è irrimediabilmente più corta; egli stesso racconta che “Con il male che ho io al ginocchio, avrebbero già smesso tutti da anni. Io ho male tutte le volte che gioco… Chi mi vedesse prima della partita, avrebbe paura: durante i massaggi, la mia gamba destra fa torsioni innaturali, come se si dovesse spezzare da un momento all’altro. Ogni giorno è un test, sai che ogni allenamento potrebbe essere l’ultimo. Quando sento frasi tipo: “Ma tu sei Baggio, è stato facile per te, avessi avuto le tue doti naturali…”, m’infurio. Perché questa gente non sa quello che ho fatto io, la merda che ho dovuto mangiare. Me l’hanno pagata miliardi, poi, quella merda, ma l’odore disgustoso lo sento ancora.”

Baggio con la Fiorentina

Durante questa fase di incertezza sulla propria carriera, il calciatore vive una profonda crisi personale e spirituale, che lo convince ad abbracciare definitivamente la fede buddhista. Grazie alla nuova religione, Baggio tiene duro e il 21 settembre del 1986 esordisce nella Fiorentina in serie A, ma in tre mesi si fa male altre due volte sempre allo stesso ginocchio: altra operazione del professor Bousquet, questa volta l’intervento è più soft rispetto al precedente, Baggio trova coraggio e da qui in poi nasce il campione. Roberto rientra solo a fine campionato, ma comunque in tempo per segnare il suo primo goal in serie A, un goal pesantissimo, una punizione contro il Napoli di Maradona che salva la Fiorentina dalla serie B. L’anno successivo, contro il Milan di Sacchi a San Siro, segna scartando mezza squadra avversaria. Ancora un anno e Robertobaggio (tutto attaccato come Paolorossi) segna 15 goal in 30 partite. A Firenze scoppia la Baggiomania, un amore smisurato che si interrompe alle 13.48 del 18 maggio 1990, quando la Fiorentina annuncia ufficialmente  il suo passaggo alla Juventus per 25 miliardi. Ma la colpa non è sua, fu venduto di nascosto da Pontello, Roby dirà: “Io sapevo solo una cosa: volevo restare a Firenze. Per questo avevo rinnovato il contratto fino al giugno ’91. Per questo facevo quelle dichiarazioni che poi mi verranno rinfacciate, dopo l’addio. Quando dicevo: “Resterò a Firenze, lo scriverò sui muri”, ero sincero… Non me ne sono andato, mi hanno mandato via“. Baggio parla con Pontello, gli dice che vuole restare, non fa questioni di soldi. Pontello gli risponde che se lui resta, farà una squadra da retrocedere. A Firenze l’amore diventa rabbia e scoppia la rivolta con tanto di tumulti nelle strade.

Baggio ai Mondiali di Italia 90

E’ il 1990, l’anno del mondiale in Italia, delle notti magiche, degli occhi spiritati di Totò Schillaci e del campione Gianluca Vialli; Baggio non è titolare ma nella terza gara contro la Cecoslovacchia segna una rete memorabile. L’Italia finirà la sua corsa in semifinale contro l’Argentina perdendo ai calci di rigore.

Inizia la carriera con la Juventus, dove Baggio segnerà 78 reti in cinque campionati. Qui verrà consacrato come una stella mondiale fino a vincere il Pallone d’Oro e nel 1994 il premio FIFA World Player. Con la maglia bianconera vince uno scudetto, una coppa Uefa e una coppa Italia. L’amore con i tifosi della Juve non decolla mai e forse l’episodio “galeotto” fu il così detto “Gran rifiuto”, che risale alla sua prima sfida da bianconero contro la Fiorentina, il 7 aprile 1991: Baggio si rifiutò di calciare un rigore (poi sbagliato da De Agostini) contro la sua ex squadra, e una volta sostituito, uscendo dal campo andò poi a salutare i suoi ex tifosi raccogliendo una sciarpa viola che gli era stata lanciata dagli spalti, in un’atmosfera surreale di applausi e fischi. Ma precedentemente a questo episodio ce ne fu un altro molto imbarazzante, quando durante la conferenza stampa per annunciare il suo passaggio alla società bianconera Baggio gettò a terra una sciarpa della Juventus che gli era stata messa al collo.

Baggio vince il Pallone d'Oro

Il mondiale del 1994 verrà principalmente ricordato per il suo epilogo, allorquando Roberto Baggio spedì alto l’ultimo rigore dell’Italia e consegnò la Coppa del Mondo al Brasile, ma in quel mondiale ci sono altri episodi inerenti a Baggio. Come non ricordare la doppietta alla Nigeria quando l’Italia orami aveva un piede sull’aereo per il ritorno a casa, il goal alla Spagna e la doppietta in semifinale contro la Bulgaria, durante la quale tra l’altro accusò un risentimento muscolare che lo limitò nella finalissima. Ma un altro episodio importante segnò quel mondiale, la sostituzione di Roby quando l’Italia rimase in 10 contro la Norvegia per l’espulsione di Marchegiani. Baggio, sorpreso dalla decisione di Sacchi, gli diete del “pazzo” in mondovisione, suscitando un caso nazionale.

L’anno successivo arrivò lo scudetto con la Juventus, che non lo vinceva da ben 9 anni, ma alla fine dell’anno la Juventus decide di puntare su Alessandro Del Piero, e Baggio passa al Milan. Con il Milan inizia una nuova fase della carriera di Roberto, quella che per svariati motivi lo vedrà contrapporsi con i suoi allenatori. Inizia con Fabio Capello che al Milan vede Baggio solo come riserva di lusso, un ruolo troppo stretto per un fuoriclasse del suo calibro, ed infatti Baggio vi rimarrà soltanto due anni e quasi mai da protagonista. Passa poi al Bologna ed anche qui nascono problemi con Renzo Ulivieri, che nella sua autobiografia il Divin Codino accuserà di essere stato geloso di lui e per questo motivo di averlo spesso umiliato mettendolo da parte. Alla fine Baggio, nonostante i controversi rapporti con Ulivieri, avrà uno score di 22 reti in 30 partite, un record per lui, guadagnandosi la convocazione al mondiale di Francia ’98 dove però sarà la riserva di Del Piero, andando comunque a segno due volte con Cile e Austria; purtroppo l’Italia non andò oltre i quarti in quanto venne eliminata ai rigori dalla Francia.

Finito il mondiale Massimo Moratti lo porta all’Inter, nel primo anno Baggio è il leader della squadra, ma le cose per i nerazzurri andranno malissimo, specie dopo l’esonero di Gigi Simoni. Nel secondo anno Moratti punta su Lippi e le cose per Baggio peggiorano, il tecnico viareggino utilizza Roberto solo quando non ha nessun attaccante a disposizione; il Divin Codino lo ripaga sempre con grandi prestazioni e goal, ma nonostante questo Lippi lo fa giocare sempre meno. Nella sua autobiografia Roberto spiegherà che il rapportò si rovinò dopo che lui rifiutò la proposta dell’allenatore di fare la “spia” per smascherare i compagni che remavano contro l’allenatore.

Roberto Baggio con il Brescia

Finita la stagione – salvata da Baggio, che realizzò la doppietta decisiva nello spareggio tra Inter e Parma per accedere alla Champions League – il talento di Caldogno si accasa a Brescia alla corte di Carletto Mazzone. Qui, dopo tanti anni di problemi con i tecnici, finalmente Roberto instaura un rapporto bellissimo con il tecnico romano. Qui realizza il suo 200° goal in serie A e sempre qui chiuderà la carriera il 16 maggio 2004 con 205 goal e con la salvezza del Brescia.

Questa è la storia di Roberto Baggio, un campione che non ha mai legato il suo nome ad una sola tifoseria, giocando nel Vicenza, nella Fiorentina, nella Juventus, nel Milan, nel Bologna, nell’Inter, nel Brescia e nella Nazionale: quasi tutti gli italiani hanno tifato per il “Divin Codino”, facendo di Baggio il Campione di tutti.

I più bei goal di mister Codino Roberto Baggio

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DoctorsTrucco

Angelo Grasso alias DoctorsTrucco, ha svolto per anni l’attività di cabarettista nel duo DoctorsTrucco esibendosi presso i più svariati locali d’Italia. In questo sito si occuperà della sezione Cabaret regalandoci delle verie e proprie pillole di comicità e di risate a crepapelle (garantito) e, grazie alle sue capacità innate, della sezione Fantacalcio (nel suo palmares Fantagazzetta ci sono già 4 premi).

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