Pantani il Pirata: dubbi e misteri sulla fine del Campione

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Marco Pantani nasce a Cesenatico il 13 gennaio del 1970: un bel bimbone di 3,75 kg (quasi la metà del peso di una bicicletta professionale da corsa che diventerà il suo amore/incubo).
Il suo primo sport – come per molti italiani – fu il calcio, ma sia le sue doti non eccelse sia la passione non proprio elevata (anche quella “fatalità” che spinge ogni campione verso il suo sport)  finì per allontanare il piccolo Marco dal rettangolo verde e spingerlo verso il mondo delle biciclette.

Il pirata di Cesenatico

L’occasione fu un regalo del nonno Sotero che donò a Marco una bicicletta: da lì in poi Marco e la due ruote furono inseparabili. 
La sua avventura sui pedali inizia ad 11 anni. Marco non è ancora tesserato per nessuna società: è una giornata d’estate e osserva i coetanei del GC Fausto Coppi di Cesenatico mentre si ritrovano per gli allenamenti: lui, con una bici da donna vecchia e sgangherata, resta insieme agli altri e in salita si prende pure il lusso di staccarli.
Decise di tesserarsi nel G.C. Fausto Coppi di Cesenatico e mostrò subito indubbie doti di grande scalatore, vincendo molte gare.

I veri successi non tardano ad arrivare a soli 14 anni e precisamente il 22 aprile 1984: Marco Pantani si impone in solitaria a Case Castagnoli di Cesena e mette in luce tutte le caratteristiche che lo renderanno grande.
Nel 1990 partecipa al Giro d’Italia dilettanti classificandosi terzo; nel 1991 secondo e nel 1992 vinse davanti a Vincenzo Galati e Andrea Noè. Il tempo dei dilettanti è finito, Marco non si diverte più e nel 1993 partecipa al primo Giro d’Italia per professionisti; non sarà un gran ricordo per il “pirata” costretto al ritiro dopo poche tappe per una tendinite.

 Il piccolo Pantani  Pantani alla Mercatone Uno

Ma la sua esplosione come ciclista professionista avviene al Giro del 1994 con due vittorie di tappa (Merano e Aprica) e con il secondo posto in classifica generale. Due mesu più tardi l’esordio al Tour dove si piazza terzo in classifica generale dietro a Miguel Indurain e Piotr Ugrumov, vincendo la maglia bianca come miglior giovane.

Nel Tour dell’anno successivo arrivano anche le vittorie di tappa al Tour, nella leggendaria Alpe d’Huez e nella tappa pirenaica di Guzet Neige. Grazie a questi successi, conquistò la tredicesima posizione della classifica finale (peggiorando rispetto all’anno precedente) ma confermando la maglia bianca. Proficua anche la partecipazione al mondiale in Colombia dove si classificò terzo dietro Abraham Olano e Miguel Indurain.

La carriera era in piena ascesa ma, mentre tutto andava per il meglio, fu investito da un’automobile durante la Milano-Torino. L’ incidente causò la frattura in due punti di una gamba incidente e mise a rischio non solo la sua carriera ma anche la sola idoneità agonistica.
Pantani si rimise in piedi ma la sfortuna era ancora dietro l’angolo e nel 1997,al Giro d’Italia subì un nuovo incidente, nella discesa del valico di Chiunzi, a causa di un gatto che attraversò la strada al passaggio del gruppo. L’incidente fu molto più leggero tanto che Pantani potè partecipare anche al Tour arrivando terzo dietro Ullrich e Virenque.

Il suo anno è senza dubbio il 1998:
Marco Pantani in un sol colpo si impossessa del primato al Giro d’Italia e al Tour de France. Al Giro d’Italia, nonostante il percorso non facilitasse le sue caratteristiche con poche montagne e molti chilometri a cronometro, dimostrò tutto il proprio valore e la propria tenacia rivaleggiando con gli specialisti della crono come Alex Zülle e Pavel Tonkov.

Pantani in Maglia Rosa

La vittoria al Tour su Ullrich fu storica perché Marco divenne il primo italiano a vincere il Tour dopo Felice Gimondi nel 1965.
Una brutta mattina del 5 giugno 1999, a Madonna di Campiglio, a due tappe dalla fine di un Giro d’Italia che stava dominando, fu riscontrato a Marco un tasso di ematocrito superiore al 50%: ciò significava uno stop di 15 giorni per tutelare la sua salute e l’addio alla corsa. Iniziò così la tragedia personale di un campione scaraventato nel fango.  

La grinta del Pirata

Assente per sua decisione dal Tour del 1999, nonostante un anno d’inattività, Pantani partecipò al Tour de France del 2000. Qui si ricordano le due tappe in cui dominò letteralmente Lance Armstrong sulla salita del Mont Ventoux e nella tappa di Courchevel.

Fu questa vittoria l’ultima della sua carriera. Nel 2001 e nel 2002 partecipò al Giro d’Italia ottenendo però scarsi risultati; gli ultimi lampi di classe del Pirata furono al Giro d’Italia 2003 dove lottò testa a testa con i migliori giungendo quattordicesimo nella classifica generale.

Quello che successe a Madonna di Campiglio è tutt’ora avvolto nel mistero. Non si sa se Pantani aveva veramente fatto qualcosa di poco lecito, di sicuro nessuno oggi ha questa certezza e ancor più dubbi hanno suscitato queste parole scritte in una lettera recapitata alla madre di Pantani:  “Un amico mi disse: Hai sentito la tv? C’è stato un blitz dell’antidoping al Giro. Hanno fermato Pantani. Ripartiranno senza di lui”. Mi sono detto: “Ecco dove stava il trucco”. Ma per non far capire nulla a nessuno, fossero essi detenuti o guardie, dissi solo: “Mi dispiace, ma ora devo andare a prepararmi per il colloquio”. Del resto, se per qualche conoscente a Napoli non era troppo difficile truccare qualche partita di calcio, figurarsi quanto poteva essere semplice impedire al più forte di vincere… E queste, cara Tonina, credimi, non sono supposizioni”. A scriverlo alla madre del Pirata è stato Renato Vallanzasca. Il bandito della Comasina dice che in quella tarda primavera “radio carcere” diceva che Marco Pantani alla fine del Giro non ci sarebbe mai arrivato. Sembrava impossibile. Eppure Vallanzasca fu invitato da un altro detenuto – di cui non rivelò mai l’identità, neanche di fronte ai magistrati – a puntare sull’uscita di scena del Pirata.

C’è un’altra ipotesi che girava nel mondo del ciclismo è che Marco Pantani era antipatico a molti suoi colleghi e agli sponsor. Quel ragazzo, stava salendo troppo spesso sul podio oscurando loghi e marchi non suoi. Il Pirata non avrebbe rispettato un galateo non detto, una consuetudine tale per cui, chi vince non deve stravincere, ma devi farlo alternando il passo con gli altri. I riflettori, invece, erano costantemente puntati su di lui.

Un altro episodio che rende ancora più misteriosa la sua vicenda è il sorprendente risultato dell’autopsia sul corpo del campione dopo la tragica morte e in particolare l’analisi del midollo osseo che ha escluso che Pantani avesse fatto uso frequente e in quantità elevata di Epo durante la sua carriera.

Va poi detta una cosa che molti non sanno e che Pantani non è mai stato colto positivo ad un controllo antidoping, quella maledetta mattina del 5 giugno 1999 venne solo legittimamente escluso dalla corsa in base ai regolamenti sportivi introdotti a tutela della salute dei corridori. Le uniche associazioni del Pirata con le pratiche di doping sono relative alle accuse di Jesús Manzano, reo confesso, e a quelle della danese Christina Jonsson, fidanzata di Pantani.

Le continue indagini di ben sette procure avviate nei suoi confronti e le amicizie sbagliate che lo portarono ad assumere cocaina, segnarono l’epilogo di una storia tormentata: nonostante i numerosi tentativi di rialzarsi, trovò la morte il 14 febbraio 2004 in un residence di Rimini; anche qui, attraverso un epilogo ancor pieno di enigmi.

Dai un’occhiata anche a: Il caso Pantani: nuovi colpi di scena

Puntata di Sfide dedicata a Marco Pantani.

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Fabrizio Cannatelli

Fondatore di Informarea.it, è un appassionato di informatica. Ha lavorato per molti anni come Analista Programmatore presso varie aziende utilizzando diversi linguaggi di sviluppo, oggi svolge un lavoro completamente diverso ma la voglia di comunicare e di condividere con il web i suoi studi e le sue curiosità lo hanno spinto a far nascere questo blog non solo per esprimere e mostrare la passione per questo mondo, ma anche per confrontarsi con nuove esperienze di sviluppo.

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