Lo scandalo mondiale del Datagate

L’avvento dei mezzi elettronici e la capillare diffusione della rete hanno offerto la possibilità di localizzare tecnicamente qualunque comunicazione a distanza, di conoscere ora, durata e percorso dei dati trasmessi e di conoscerne il contenuto, identificandone la fonte e la destinazione.

Tali informazioni sono ora disponibili e potenzialmente in mano a soggetti pubblici e privati, che possono servirsene per i loro scopi, legati al benessere della cittadinanza o ad esigenze di natura commerciale. Alla base della questione vi è un conflitto tra diritti ugualmente meritevoli di tutela, che spinge a interrogarsi sulla leggittimità o meno di azioni volte a comprimere la riservatezza per garantire il rispetto di altri interessi, non ultimo la sicurezza pubblica.

L’acquisizione e il trattamento del traffico dei dati relativo ad attività svolte dagli utenti possono rivelarsi essenziali per la repressione e prevenzione di comportamenti illegali, ma mette anche a repentaglio una parte della sfera dei diritti fondamentali della persona. La legislazione e la giurisprudenza nazionali e internazionali sembrano avere difficoltà nel ristabilire un equilibrio suscitando naturalmente un notevole malcontento popolare.

Edward Snowden

Edward Snowden 29enne ed ex collaboratore della CIA (Central Intelligence Agency) e di NSA (National Security Agency), privo di interessi particolari è stato costretto a rinunciare alla propria tranquillità e a vivere da fuggitivo per sostenere i propri ideali dando vita al vero e proprio scandalo dalle dimensioni internazionali a cui la stampa ha dato il nome di Datagate.

Le rivelazioni di Snowden sono rimbalzate velocemente su tutte le prime pagine cartacee e digitali di tutto il mondo.

Il 20 maggio del 2013 Edward Snowden avrebbe lasciato le Hawaii, dove si trovava per conto della società di sicurezza privata Booz Allen Hamilton (che lo ha licenziato in seguito alle sue pubblicazioni), motivando la fuga come una necessità di curare l’epilessia.

Dopo aver copiato diversi documenti riservati, aver salutato la sua bellissima fidanzata e aver detto addio al suo stipendio di 200 mila dollari l’anno, si sarebbe rifugiato a Hong Kong, dove vige un forte impegno a tutela della libertà di parola e del dissenso politico.

Dall’hotel nel quale soggiornava sarebbe partita la prima soffiata al quotidiano britannico The Guardian circa l’esistenza di un’ordinanza che imporrebbe alla compagnia di telecomunicazioni Verizon di conservare e rivelare all’FBI tutti i dati sensibili dei propri utenti (numeri, durata e luogo in cui avvengono le conversazioni telefoniche, ecc.), con pesanti ripercussioni in termini di privacy. L’ordinanza sarebbe stata emessa dalla Foreign Intelligence Surveillance Court e sarebbe valida per tre mesi (dal 25 aprile al 19 luglio 2013), essa vieta alla Verizon di rendere pubblica la questione permettendo al governo di tenere sotto controllo il traffico delle tefefonate realizzate tra cittadini USA e tra cittadini USA e altri paesi.

Questo spiega il cambiamento dell’Intelligence americana, prima rivolta all’estero, ora decisamente più interessata alle “mura domestiche”.

Caso Datagate

Un successivo scoop del The Guardian e del The Washington Post ha dimostrato, successivamente, l’esistenza, fin dal 2007, di un programma di sorveglianza top secret denominato PRISM e gestito dalla NASA. Esso consentirebbe al governo statunitense di richiedere ai big dell’informatica, quali Google, Facebook, Microsoft, Yahoo!, Twitter, Apple, Aol, PalTalk l’accesso alle email, ai video, alle foto, alle chat vocali, alle notifiche di accesso e ad altre informazioni sotto l’approvazione di un mandato FISA (che autorizza il governo a intercettare telefonate e email all’estero).

Secondo il The New York Times, l’accesso alle informazioni non sarebbe diretto, le aziende al contrario avrebbero fornito una sorta di casella postale protetta alla quale il governo statunitense può accedere, e dove vengono depositati i soli dati frutto di specifica richiesta Fisa, valutata legittima dagli avvocati dell’azienda.

I giganti della rete coinvolti hanno inizialmente negato di conoscere il programma PRISM e di aver offerto i loro accessi all’Intelligence americana, salvo poi fare dietrofront chiedendo al governo USA il permesso di pubblicare tutti i dati relativi ai loro rapporti con l’NSA, per dimostrare trasparenza circa il regime di sorveglianza a cui sono posti. Facebook avrebbe dichiarato di aver ricevuto tra le 9 mila e 10mila richieste da parte dell’Intelligence americana relativa a 18-19 mila utenti nei primi 5 mesi del 2013. Apple avrebbe ricevuto fra le 4 mila e 5 mila richieste relative a 9-10 mila account, mentre Yahoo! fra le 12 e le 13 mila richieste.

Programma PRISM

Sono statistiche che fanno, comunque, poca chiarezza, mescolando reati comuni a quelli che hanno a che fare con la sicurezza nazionale, dato che per legge le società coinvolte non possono rivelare quali richieste ricadono nell’ambito del FISA, dunque nel programma di sorveglianza PRISM.

Dal canto suo, l’amministrazione USA ha ammesso l’esistenza del programma PRISM, spiegando che le informazioni a cui hanno accesso riguardano solo i cittadini non americani o che vivono fuori dagli Stati Uniti, allo scopo di garantire la sicurezza nazionale da nemici esterni. Lo stesso Presidente Obama ha precisato come il programma non fosse segreto ma “riservato” e allo stesso tempo legale in quanto autorizzato dal Congresso dal 2007, proprio per prevenire il terrorismo.

A molti la repentina giustificazione da parte dell’amministrazione USA, che ha sottolineato come PRISM fosse rivolto esclusivamente a cittadini esteri, è parsa una sorta di gaffe diplomatica verso il resto del mondo, suscitando moltissime reazioni anche in Europa.

Lo scandalo Datagate spinge a riflettere, i nostri dati sono veramente al sicuro? e Snowden che fine ha fatto?

Bloccato all’aeroporto di Mosca dal 23 giugno è rimasto in attesa di asilo politico dal governo russo per 40 giorni. Oggi gode dello status di rifugiato politico per un anno e vive in un luogo sicuro e segreto. L’uomo più ricercato del pianeta, secondo Wikileaks, il sito web di Julian Assange che pubblica cablogrammi diplomatici segreti,  si pronuncerà a breve con delle rivelazioni sensazionali anche sul caso del soldato Bradley Manning, giudicato «traditore» da un tribunale Usa per aver consegnato a Wikileaks documentazione raccolta e riservata nel corso del suo lavoro di analista per l’esercito degli Stati Uniti.

 

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Fabrizio Cannatelli

Fabrizio Cannatelli

Fondatore di Informarea.it, è un appassionato di informatica. Ha lavorato per molti anni come Analista Programmatore presso varie aziende utilizzando diversi linguaggi di sviluppo, oggi svolge un lavoro completamente diverso ma la voglia di comunicare e di condividere con il web i suoi studi e le sue curiosità lo hanno spinto a far nascere questo blog non solo per esprimere e mostrare la passione per questo mondo, ma anche per confrontarsi con nuove esperienze di sviluppo.

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