La morte di Pier Paolo Pasolini, un delitto italiano

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E’ il 2 novembre 1975 il corpo senza vita di Pier Paolo Pasolini viene ritrovato in via dell’Idroscalo a Ostia Lido, con le mani unite sotto il torace, ferite da corpo contundente sulla nuca e sulla faccia, abbondanti emorragie con fuoriuscita di sostanza celebrale e tracce di pneumatici sopra la schiena; indossa blue jeans, una canottiera verde, calzini marroni, stivaletti marroni e biancheria ordinaria.

La zona del ritrovamento, è una zona di baracche, di vecchi bidoni, pneumatici e pezzi di lamiera che con il tempo avevano invaso tutto il litorale.

Toccherà ad uno sconsolato Ninetto Davoli, amico del poeta, che poche ore prima aveva cenato con lo scrittore da Pommidoro, a San Lorenzo, il penoso rito del riconoscimento.

Pasolini aveva salutato Ninetto Davoli nella notte tra l’uno e il due novembre per recarsi con la sua potente Alfa 2000 GT verso la stazione Termini: luogo in quel periodo deputato al commercio clandestino di sostanze vietate dalla legge e cosa più importante, anche alle passeggiate notturne dei tanti “ragazzi di vita”.

Chi era Pier Paolo Pasolini

Pasolini è uno scrittore che ha bisogno di affrontare le insidie della vita, il piacere è legato al pericolo che affronta frequentando quei “ragazzi di vita” che non si limitano ad incassare la marchetta ma picchiano, rubano ed estorcono denaro. 

Pier Paolo Pasolini

Intorno alle 10 dell’uno novembre Pasolini attraversa con la sua Alfa GT piazza dei Cinquecento, arriva a Piazza Esedra e dopo qualche cenno d’intesa prende come passeggero il diciassettene Giuseppe “Pino” Pelosi, un ragazzo di Setteville di Guidonia, detto “la Rana” per via degli occhi grandi che sporgono all’infuori.

La cronaca delle ore che seguiranno è descritta dal Pelosi durante uno dei suoi interrogatori:

Mi trovavo con gli amici Claudio, Salvatore e Adolfo alla stazione Termini verso le ore 22, quando ci si è avvicinato un signore con gli occhiali sui 35-40 anni con il volto magro, media statura e a bordo di una macchina. Sceso dall’auto è venuto incontro al mio amico che rideva, da lì ho capito che era un “omosessuale”. Così mi sono allontanato e sono andato verso piazza Esedra, dopo pochi minuti quel signore è arrivato con la macchina davanti al bar, è sceso dall’auto e mi è venuto incontro per propormi, come aveva fatto con il mio amico, un giretto in macchina con la promessa che mi avrebbe fatto un bel regalo. Mi ha, così, portato in una trattoria vicino alla Basilica di San Paolo. Lì abbiamo un pò parlato ma senza farmi mai proposte concrete, anche se avevo già capito cosa volesse da me. Siamo stati in trattoria dalle 23 fino alle 23.20 e poi siamo risaliti in macchina. Il signore ha fatto benzina presso un Self Service e mi ha detto che mi avrebbe portato in un posto isolato presso Ostia promettendomi 20.000 lire. Sembrava conoscesse perfettamente il posto dove eravamo arrivati: il campo sportivo.”

Pasolini era un appassionato di calcio e passava interi pomeriggi a giocare a pallone, ma il campo sportivo di via dell’Idroscalo era il luogo dove lo scrittore amava consumare i suoi incontri amorosi nascosto, alcune volte, tra baracche abusive, altre volte, invece, in casupole in affitto che ospitavano servizi igienici confuse in mezzo alle altre costruzioni abusive.

La morte di Pasolini

Il racconto del Pelosi continua offrendo la sua ricostruzione dei fatti:

Dopo aver tentato un primo approccio di sesso orale, il Paolo mi ha fatto scendere dalla macchina e poggiare a una rete metallica, lì ha tentato di abbassarmi i pantaloni e di infilarmi un paletto di quelli che recingono i giardini. Ho così afferrato un pezzo di legno e gli ho intimato di smetterla e sono scappato in direzione della strada asfaltata, ma ho inciampato e sono caduto. A questo punto il Paolo mi ha raggiunto e mi è venuto addosso colpendomi col bastone che aveva in mano, sulla testa, proprio dove ora ho il cerotto. Io ho visto in terra la tavola e gliela ho rotta in testa ma questo non è servito a farlo smettere. Ho così colpito con due calci i suoi genitali e il suo volto e continuato con la tavola che avevo già in mano. A quel punto il Paolo è caduto a terra ed io sono scappato con la sua auto non accorgendomi se nel fuggire sono passato o meno sul corpo del Paolo. Ricordo soltanto che sulla strada alla prima fontanella mi sono fermato per lavarmi e togliermi le macchie di sangue che avevo addosso.” 

Il corpo di Pasolini a Ostia Lido

I carabinieri fermano il Pelosi che a tutta velocità è diretto verso Roma, ma quando si accorgono che dal libretto dell’Alfa il proprietario risulta essere Pier Paolo Pasolini, cominciano ad avere dei sospetti e conducono momentaneamente il ragazzo in una caserma sul litorale.

Al ritrovamento del corpo di Pasolini, il Pelosi viene portato nel carcere minorile di Casal del Marmo, e lì, più lucido, comincia a chiedere le sigarette, l’accendino e il bell’anello color oro di fabbricazione americana e con grosse aquile sormontate da un rubino che dovrebbero essere rimaste in macchina. Oggetto inconfondibile e ben visibile: l’anello, viene ritrovato, invece, vicino al corpo e segna la condanna per Pelosi che per “legittima difesa” ammette volontariamente di essere stato lui ad uccidere Pier Paolo Pasolini, quasi fosse un desiderio di spingere gli inquirenti a ritrovare l’anello per essere accusato. 

Il corpo investito di Pasolini

Pelosi confessa, ma la sua versione dei fatti lascia tantissimi dubbi:

  • in una colluttazione tra due soggetti è impossibile, a meno che uno dei due sia menomanto sul piano fisico, che uno dei due soggetti esca indenne dalla lotta. Il Pelosi, a parte un taglietto sulla fronte, non aveva subito traumi, mentre Pier Paolo Pasolini, che aveva un fisico sportivo, aveva riportato rilevanti lesioni.
  • Pasolini non improvvisava mai le sue avventure, anzi prendeva appuntamento con due o tre giorni d’anticipo, era facile quindi progettare un possibile agguato al poeta.
  • Nella macchina di Pasolini fu ritrovato un plantare per scarpa destra. Tale plantare non apparteneva nè a Pasolini e nè al Pelosi.
  • Secondo Oriana Fallaci, impegnata in una contro-inchiesta sull’omicidio dello scrittore, un testimone terrorizzato e che vide tutta la scena del delitto c’è e la polizia ne è sempre stata a conoscenza. A bordo di una moto due motociclisti raggiunsero Pasolini e il Pelosi in una baracca e dopo un inseguimento colpirono a morte lo scrittore. L’attacco doveva impartire allo scrittore una lezione, ma degenerò nel massacro, i due ragazzi salirono sull’automobile di Pasolini e per due volte investirono il corpo dello scrittore, poi scesero e partirono lasciando il Pelosi a urlare “Mò me lasciate solo, mò me lasciate qui.
  • La perizia medico-legale esclude l’ipotesi che il Pelosi possa aver agito da solo, sia per lo scarso imbrattamento di sangue delle sue vesti, sia per il fatto che il violento trauma contusivo ai testicoli non avrebbe permesso a Pasolini di alzarsi, togliersi la camicia e fare altri 70 m, ma, anzi, avrebbe dovuto impedire allo scrittore qualsiasi possibile reazione successiva al colpo.

Chi ha ucciso Pier Paolo Pasolini?

Secondo i periti il Pelosi più che un assassino è una vittima manovrata dai veri mandatari dell’assassinio di Pasolini. Il Pelosi avrebbe dovuto essere complice di un pestaggio ma la ferocia degli assassini dello scrittore, con cui era meglio non scherzare, l’avrebbero spinto a prendersi tutta la responsabilità, lo sfilarsi l’anello per gettarlo accanto al cadavere diventerà la sua firma. 

Giuseppe Pelosi

Il processo di primo grado si svolge nell’aprile del 1976, il Pelosi viene condannato a 9 anni, 7 mesi, 10 giorni di reclusione e a 30.000 lire di multa. La sentenza parla di “omicidio volontario in concorso con ignoti“.

Questa sentenza lascia, però, due punti aperti:

  • Perché Pasolini è stato ucciso?
  • Chi sono gli ignoti esecutori materiali del delitto dello scrittore?

Tante furono le supposizioni da parte dei giornali e dei presunti testimoni sulla causa dell’assassinio del poeta:

  • Pasolini cominciava a dar fastidio ai “magnaccia” dei “ragazzi di vita” per le troppe domande sul loro lavoro.
  • Pasolini era oggetto di un tentativo di estorsione e l’alterco contro i suoi aguzzini era poi degenerato in tragedia.
  • Chi aveva voluto l’omicidio di Pasolini non poteva essere un semplice ladruncolo ma personaggi che stavano molto in alto.
  • Pasolini si interessò al caso tra Eni e Montedison, tra Mattei e Cefis, facendo di quest’ultimo un personaggio chiave assieme a Mattei nel suo romanzo-inchiesta Petrolio. Secondo Pasolini, Cefis alias Troya avrebbe avuto un ruolo chiave nello stragismo italiano legato al petrolio e alle trame internazionali e secondo ipotesi giudiziarie fu proprio questa indagine a far uccidere Pasolini.
  • La morte violenta di Pasolini è da attribuire, secondo altri, alle tante vicende di sangue che hanno visto vittime omosessuali italiani costretti in quel periodo a nascondere la loro tendenza sessuale restando a contatto con il mondo della prostituzione maschile.

Il 4 dicembre del 1976 la Corte d’Appello riporta le indagini sull’omicidio dello scrittore al punto di partenza rigettando il dispositivo della prima sentenza sul caso Pasolini. Il “concorso con ignoti” dovrà sparire e, ribaltando le conclusioni del processo di primo grado, i Giudici d’Appello rivedono gli indizi sull’intervento di più persone non riuscendo a spiegare i motivi per cui il Pelosi avrebbe ucciso Pasolini. Tale sentenza sarà confermata dalla Cassazione il 26 aprile del 1979.

Altri processi si susseguiranno ma tutti porteranno allo stesso risultato: da chi è stato ucciso Pasolini e perché?

Oltre le tesi dell’ omicidio politico-sessuale con spedizione punitivia, c’è da dire che Pier Paolo Pasolini era un uomo che scherzava molto con il fuoco. Il suo amore per il pericolo ha, sicuramente, facilitato l’azione di aggressione da parte dei colpevoli. “La Rana”, ovvero il Pelosi, dal canto suo ha sempre ammesso la sua colpevolezza sia nelle interviste concesse negli anni 80′ che in un libro autobiografico scritto nel 1995.

Il colpo di scena sulla morte di Pasolini è nel 2005: Pelosi intervistato dalla giornalista Franca Leosini nel programma Ombre sul Giallo afferma:

Non sono stato io ad uccidere Pasolini, ho 46 anni e pago per quell’omicidio…credevo volessero dargli una bella lezione, una cosa tipo tre mesi di ospedale, se volevano ucciderlo gli avrebbero sparato e avrebbero sparato anche a me. Gente come quella non si mette paura. Quella notte, c’erano altre tre persone che scesi da una Fiat 1500 avrebbero cominciato ad urlare contro Pasolini sporco comunista per iniziare subito dopo a massacrarlo di botte“.

Pasolini, un delitto italiano

Queste affermazioni diedero spazio, come nel film di Marco Tullio Giordana, “Pasolini, un delitto italiano“, all’ipotesi dell’omicidio politico e spinsero la procura a riapire il caso. Le dichiarazioni però del Pelosi creano nuovo scompiglio e nel mondo politico cominciano le prime rappresaglie contro il lauto compenso che la Rai avrebbe dato al Pelosi per fargli rilasciare quelle dichiarazioni. Pochi giorni dopo l’intervista il Pelosi viene arrestato nel viterbese mentre trasporta 380 grammi di cocaina. Questo nuovo incidente in cui incappa lo sprovveduto Pelosi continua ad aumentare l’inquietudine che circonda uno dei più intriganti “Misteri d’Italia” il delitto di Pier Paolo Pasolini: chi avrebbe mai affidato una notevole quantità di droga a un uomo accusato di aver ucciso Pier Paolo Pasolini?

Una cosa è certa Pasolini non è stato ucciso perchè è impossibile uccidere i suoi libri e i suoi film. Dopo trent’anni lo scrittore, che avrebbe dovuto morire, è lo scrittore tradotto e tramandato in tutte le lingue del mondo, i suoi film, testi teatrali, romanzi, poesie e articoli di giornali parlano del più grande intellettuale italiano del dopoguerra.

Nel 2010 grazie a un filmato di Sergio Citti (morto nel 2005), amico e collaboratore di Pasolini, nel quale racconta di come Pier Paolo Pasolini sia stato ucciso, l’avvocato Guido Calvi ha riaperto l’inchiesta sulla morte di Pasolini depositandolo agli atti giudiziari per la riapertura dell’istruttoria.

“Secondo me c’è una forte affinità fra la fine di Pasolini e la fine di Caravaggio, perché in tutt’e due mi sembra che questa fine sia stata inventata, sceneggiata, diretta e interpretata da loro stessi.” (citaz. di Federico Zeri).

Tra le Fonti: Roma Criminale – (Armati – Selvetella)

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Fabrizio Cannatelli

Fondatore di Informarea.it, è un appassionato di informatica. Ha lavorato per molti anni come Analista Programmatore presso varie aziende utilizzando diversi linguaggi di sviluppo, oggi svolge un lavoro completamente diverso ma la voglia di comunicare e di condividere con il web i suoi studi e le sue curiosità lo hanno spinto a far nascere questo blog non solo per esprimere e mostrare la passione per questo mondo, ma anche per confrontarsi con nuove esperienze di sviluppo.

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