Il delitto di Cogne: le tappe della vicenda ed i tanti misteri mai risolti

Torna a far parlare Annamaria Franzoni, condannata nel 2007 in appello a 16 anni di reclusione per l’omicidio del figlio Samuele Lorenzi. La donna è stata ammessa al lavoro esterno dal carcere di Bologna e potrà recarsi ogni mattina nel laboratorio di sartoria della cooperativa “Siamo Qua” dove si producono borse. Secondo l’articolo 21 dell’ordinamento penitenziario coloro che hanno già scontato più della metà della pena e che hanno anche un figlio minore possono avere la concessione per la possibilità di un lavoro esterno.

Arrestata la prima volta il 14 marzo del 2002 per essere poi scarcerata, la Franzoni si trova in carcere dal 22 maggio 2008, ovvero subito dopo la conferma della sentenza d’Appello da parte della Corte di Cassazione.

La sua storia, diventata un vero e proprio caso mediatico, ha dell’incredibile ed ha da sempre lasciato spazio a dubbi sulla veridicità della sua colpevolezza.

Annamaria Franzoni

Il 30 gennaio 2002 Samuele Lorenzi, di appena 3 anni, viene assassinato in casa a Montroz, una frazione di Cogne. Dopo un’attenta analisi sul luogo del delitto, i primi sospetti cadono proprio sulla madre di Samuele, Annamaria Franzoni, che alle 8.28 dello stesso giorno telefona al 118 per comunicare il rinvenimento del figlio riverso sul letto matrimoniale e con sangue alla bocca:

Centralino: “Pronto”.
Franzoni: “Ascolti mio figlio ha vomitato sangue e non respira, abito a Cogne”
Centralino: “Un attimo che le passo subito …”
Franzoni: “Fate presto, la prego” (musica d’attesa – tratta da ‘Le quattro stagioni’ di Vivaldi – per alcuni secondi) – Operatrice: “Pronto”
Franzoni: “Mio figlio ha vomitato sangue, venga subito”
Operatrice: “Allora, no, con calma (Annamaria urla e la sua voce si sovrappone) devo avere l’indirizzo, abbia pazienza”
Franzoni: “Abito a Cogne”
Operatrice: “Il numero di telefono (…). Ecco, Cogne dove?”
Franzoni: “Frazione Montroz”

Operatrice: “Con calma … Monrò?”
Franzoni: “Cosa devo fare?”
Operatrice: “Numero civico?”
Franzoni: “Ooh … eeh … la prego, sta male!” – Operatrice: “Signora, con calma perché non risolviamo niente. Allora, Monrò?”.
Franzoni: “Numero 4 A. E’ già venuta stanotte perché stavo male io. Vi prego, aiutatemi, non respira … (respiro affannoso, urla incomprensibili)”
Operatrice: “Subito … Signora, abbia pazienza, è Montroz o Monrò?”
Franzoni: “Montroz”.
Operatrice: “Ecco. Numero?”
Franzoni: “Oh, mamma mia. 4 A”.
Operatrice: “4 A. Signora, allora suo figlio quanti anni ha e come si chiama?”
Franzoni: “Tre anni, Samuele”
Operatrice: “Di cognome?”
Franzoni: “Lorenzi (interferenza telefonica). La prego, sta malissimo”.
Operatrice: “Signora, intanto se vomita non lo tenga …”
Franzoni: “E’ tutto insanguinato, ha vomitato tutto il sangue. Non respira …”.
Operatrice: “Arriviamo subito, signora”
Franzoni: “Grazie”
Operatrice: “Mi lasci solo il telefono libero perché se no…”
Franzoni: “Sì, sì, sì, arrivederci”.

La prima persona ad arrivare sul luogo del delitto è il medico di famiglia, la dottoressa Ada Satragni, chiamata dalla Franzoni alle 8.27. E’ lei ad ipotizzare un aneurisma cerebrale, ed è lei a lavare le profonde ferite presenti sulla testa del piccolo provocate presumibilmente da lui stesso durante un pianto disperato in assenza della mamma.

La casa di Cogne dei Lorenzi

Alle 9.55 Samuele muore. L’autopsia rileva che il bimbo è morto a causa di diciassette colpi inferti sulla testa con un corpo contundente.

L’interrogatorio di Annamaria Franzoni dura più di due ore: la donna racconta che, mentre Samuele dormiva, aveva accompagnato Davide allo scuola-bus e che al ritorno aveva trovato il figlio che vomitava sangue ininterrottamente.

Samuele Lorenzi

Ecco un elenco dei tanti misteri e delle tante parole dette e ritrattate:

  • nessuno ha visto persone sospette accanto alla villetta quel giorno;
  • l’arma è ancora oggi sconosciuta;
  • la Franzoni si sarebbe assentata per soli 8 minuti (dalle 8.16 alle 8.24);

la camera da letto in cui fu ucciso Samuele

  • le macchie di sangue della vittima, in totale 33, erano presenti sul piumone del letto, sul pigiama e sugli zoccoli della madre, nonché sui muri e sul soffitto della stanza da letto ma non in altri locali dell’abitazione;
  • l’aggressore avrebbe agito inginocchiato sul letto di fronte al bimbo, indossando una casacca, il pigiama e gli zoccoli e brandendo con la destra un oggetto contundente di notevole lunghezza e con manico;
  • i sospettabili dell’esecuzione del delitto hanno tutti un alibi con esito favorevole;
  • all’atto dei soccorsi la Franzoni indossava, sin dall’inizio, stivaletti neri e non zoccoli;

Gli zoccoli e l'arma del delitto

  • la freddezza dell’imputata è raccontata dai soccorritori, che non solo rimangono sbigottiti dalla decisione della donna di non voler accompagnare il figlio sull’elicottero ma anche dalla richiesta della stessa al marito di darle subito un altro figlio;
  • l’assenza di contrasti con i vicini non rendono ipotizzabile un gesto di vendetta nei confronti di Samuele;
  • il ritrovamento di un solo calzino bianco macchiato di sangue presente in camera da letto accanto al comò e appartenente alla vittima, rende la posizione della Franzoni ancora più imputabile;
  • un’intercettazione ambientale del 5 marzo 2002 rileva le parole della Franzoni che con i familiari parla di un martello da sciogliere nell’acido muriatico;

Stefano Lorenzi e Annamaria Franzoni

  • la Franzoni cambia più volte la versione sugli spostamenti del figlio maggiore Davide, affermando prima che quando portò Samuele nel suo letto questi lo seguì, in seguito dirà che Davide era uscito di casa;
  • l’assassino avrebbe dovuto sapere che la porta d’ingresso era aperta (anche se la Franzoni inizialmente aveva detto di averla chiusa, per poi ritrattare) e soprattutto sapere che Samuele era in camera da letto;
  • sia Ulisse Guichardaz che Daniela Ferrod, indicati dalla Franzoni come possibili assassini di Samuele, sono stati scagionati.

Il 14 marzo 2002 Annamaria Franzoni viene arrestata con l’accusa di omicidio volontario del figlio Samuele, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Aosta Fabrizio Gandini.

La villetta di Cogne

L’accusa si fonda su questi elementi:

  • le notevoli e tantissime tracce di sangue rinvenute sul pigiama, zoccoli e casacca della Franzoni;
  • la mancanza delle tracce ematiche al di fuori della camera da letto. Se Samuele fosse stato ucciso da un intruso, allontanandosi avrebbe sicuramente lasciato tracce di sangue ovunque;
  • le persone che si trovavano per l’ora del delitto nella zona, non hanno notato nessuno sconosciuto accanto alla villetta;
  • nella villetta di Cogne non furono mai rilevate impronte digitali appartenenti ad intrusi.

Il 30 marzo 2002 il tribunale del riesame di Torino annulla l’oridnanza del gip e Annamaria Franzoni torna libera.

Il 19 luglio 2004 il gip di Aosta Eugenio Gramola condanna Annamaria Franzoni a 30 anni di reclusione ritenendola responsabile dell’omicidio di Samuele.

l'Avvocato Carlo Taormina e Annamaria Franzoni

Il 30 luglio 2004 l’avvocato difensore della Franzoni, Carlo Taormina deposita un esposto-denuncia dei coniugi Lorenzi con esiti di indagini difensive che propongono una diversa soluzione del giallo.

La difesa si fonda su questi elementi:

  • la casacca e i pantaloni del pigiama non sarebbero stati indossati dall’assassino, bensì giacevano sul piumone del letto;
  • l’assassino volendo fare un dispetto alla Franzoni, si sarebbe intrufolato nell’abitazione, ma trovando il bimbo nella camera da letto, sarebbe stato colto da agitazione e avrebbe colpito per ucciderlo.

Il 27 aprile 2007 la Corte d’Appello di Assise condanna la Franzoni a 16 anni di reclusione riducendo la pena, rispetto alla sentenza di primo grado, per Attenuanti Generiche. 

Annamaria Franzoni condannata

Il 19 aprile 2011 la Franzoni viene condannata ad 1 anno e quattro mesi, al termine del processo “Cogne Bis”, per il reato di calunnia nei confronti di Ulisse Guichardaz. L’uomo venne ripetutamente interrogato ma risultò attendibile la versione secondo la quale egli passò l’intera mattinata nel negozio alimentare di famiglia. Nell’inchiesta furono coinvolte altre undici persone tra i quali Stefano Lorenzi e l’avvocato Carlo Taormina, rispettivamente marito ed ex-difensore della donna, tutti poi scagionati.

L’ultima notizia di questo infinito caso è la causa alla famiglia Lorenzi da parte dell’ex avvocato Carlo Taormina, che chiede il pagamento di 800mila euro per la difesa della Franzoni dall’omicidio del figlio Samuele, dal 2002 al 2007.

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Fabrizio Cannatelli

Fabrizio Cannatelli

Fondatore di Informarea.it, è un appassionato di informatica. Ha lavorato per molti anni come Analista Programmatore presso varie aziende utilizzando diversi linguaggi di sviluppo, oggi svolge un lavoro completamente diverso ma la voglia di comunicare e di condividere con il web i suoi studi e le sue curiosità lo hanno spinto a far nascere questo blog non solo per esprimere e mostrare la passione per questo mondo, ma anche per confrontarsi con nuove esperienze di sviluppo.

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