I vari tipi di contrazioni

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Verso la fase finale della gravidanza, diventa inevitabile cominciare a porsi domande del tipo: Ma come sono le contrazioni? E cosa significa quando sento parlare di contrazioni “false”, “preparatorie”, ecc.? Riconoscerò quelle “vere” quando sarà il momento? Cerchiamo quindi di fare il punto della situazione e capire quali sono i vari tipi di contrazioni e che caratteristiche hanno.

 

contrazioni

Braxton Hicks: queste contrazioni sono molto frequenti durante l’ultimo trimestre, hanno la caratteristica di essere assolutamente indolori, e di non avere alcuna cadenza regolare. Si manifestano soprattutto come un forte indurimento della pancia, anche più volte al giorno ma senza una cadenza regolare e ritmata e in assenza di dolore; pertanto non dobbiamo preoccuparci in quanto queste contrazioni sono fisiologiche e necessarie all’utero, che è un muscolo liscio involontario, per allargarsi e prepararsi, cominciando a modificarsi.

Braxton Hicks

Contrazioni prodromiche: queste contrazioni, come dice la parola stessa, sono preparatorie al parto vero e proprio, sono la camera preparatoria al travaglio e hanno la funzione di accorciare il collo dell’utero fino a che quest’ultimo si appiattisca completamente. Sono moderatamente dolorose, anche se del tutto sopportabili (di solito si pensa “Beh, se questi sono i dolori del parto, la gente esagera!”) e somigliano a un fortissimo dolore mestruale, che si irradia verso la schiena e che si intensifica sempre di più nel corso di circa un minuto per poi affievolirsi. E’ come se si stringesse al ventre una larga cintura, sempre più, per poi tornare ad allentarla. La loro caratteristica, oltre al fatto che sono dolorose, è che sono cadenzate.

Compaiono dunque con una regolarità che all’inizio è stabile e poi tende ad accorciarsi sempre di più: 40 minuti, 30 minuti, 20 minuti e via così.

Contrazioni Prodromiche

Importante: le prodromiche possono durare anche dei giorni. Non vanno scambiate per contrazioni da travaglio (un classico infatti sono le donne che raccontano di avere avuto un travaglio di 3 giorni, questo non è esatto e non è nemmeno possibile). Evitate di precipitarvi in pronto soccorso alla prima contrazione, perché vi stresserete inutilmente e stresserete il vostro partner. Vi manderebbero a casa, dunque restate calme, preparate voi stesse e le vostre cose, se è notte lasciate dormire il vostro povero marito altrimenti poi arriverà lesso al momento in cui anche le sue energie vi servono veramente. In assenza di liquido amniotico “tinto” (cioè verdastro) o perdite di sangue vivo (in questi ultimi due casi precipitatevi IMMEDIATAMENTE in ospedale) dunque, cronometrate le prodromiche e andate in ospedale quando hanno raggiunto una cadenza di circa 7 minuti.

Ricordatevi che anche in caso di rottura delle membrane con relativa fuoriuscita di liquido amniotico, il parto in una primipara avverrà comunque nel giro di ore e non di minuti.

 

correte in ospedale

Contrazioni da travaglio: eccoci qui. Ogni primipara è preoccupata di non saper riconoscere le contrazioni “vere” di quando si comincia il gran ballo. Non preoccupatevi, questo non accadrà. Il travaglio è inconfondibile perché le contrazioni sono estremamente dolorose e molto ravvicinate tra di loro: meno di 3 minuti e sovente anche meno di 2. La loro funzione è di allargare il collo dell’utero, appiattito dalle prodromiche, fino a un diametro di circa 10 centimetri. A inizio travaglio vi metteranno sotto tracciato: non spaventatevi se il battito cardiaco del bambino scende in corrispondenza del picco più alto di contrazione, è normale e fisiologico, e non è indice di sofferenza fetale: dopo la contrazione, il battito risalirà.

Non combattete il dolore della contrazione, ma cavalcate la contrazione come se foste su un surf su un’onda: abbandonatevi a questo dolore senza contrastarlo, e concentratevi possibilmente senza disperdere le energie in manifestazioni scomposte di ira verso vostro marito o di sconforto. Ce la potete fare, e ce la farete.

 

contrazioni da travaglio

Contrazioni da fase espulsiva: ci siamo! A un certo punto del travaglio, sentirete un impulso irresistibile a spingere. E’ un impulso incoercibile, e non può essere scambiato con nient’altro. Se sentite che DOVETE spingere, che non potete fare altro che spingere, che morirete se non spingete, avvertite l’ostetrica che controllerà la vostra dilatazione e poi, SPINGETE!

Qui ci sarà bisogno molto di vostro marito, che dovrà incoraggiarvi, spronarvi, tifare per voi, dirvi che siete brave e “spingere con voi”. La fase espulsiva non è la più dolorosa, dal momento che spingere dà un certo sollievo al dolore e alla pulsione che si prova, ma è sicuramente una fase molto intensa, in cui si raggiunge forse lo stadio più primitivo e animale della natura umana. Se avete voglia di urlare, fatelo senza remore, soprattutto durante la spinta, aiuta a modulare l’espirazione durante lo sforzo. A un certo punto, sentirete la testa del bambino incanalarsi nel canale vaginale, non spaventatevi e spingete con tutte le vostre forze!

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Alessandra

Non è propriamente una appassionata di informatica, ma si diletta con piacere in questo ambito grazie anche al suo lavoro spesso legato al mondo web. In questo blog vuole parlare quindi di tutto un po’ (tranne che di informatica!), di ciò che la circonda e di ciò che la appassiona, sperando di poter creare materiale di confronto sugli ambiti più disparati, dal matrimonio alle ricette, dalla lettura alla dolce attesa ai viaggi… e tanto altro ancora!

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