Gravidanza a termine e monitoraggi

Una gravidanza normale viene considerata “a termine” tra le 38 e le 42 settimane; “protratta” oltre le 43 settimane; si parla invece di parto “prematuro” sotto le 37 settimane (anche se le problematiche sorgono prima di 34-35 settimane).

 

gravidanza a termine

 

Per la datazione della gravidanza si deve distinguere quella cronologica, che si basa sull’ultima mestruazione, da quella biologica, che fa riferimento alle risultanze dell’ecografia: la differenza fra questi due concetti è dovuta al fatto che non è facile accertare la data di inizio di una gravidanza. Normalmente il calcolo viene eseguito partendo dal primo giorno dell’ultima mestruazione (UM): la durata media della gravidanza è di 266 giorni. Tuttavia solo il 6% circa delle pazienti partorisce spontaneamente alla data presunta del parto (DPP); la maggior parte (60%) partorisce nell’arco di due settimane prima o dopo tale epoca. Quindi, come nella maggior parte degli eventi fisiologici, il termine dovrebbe essere considerato un periodo e non un giorno particolare (si parla infatti anche di EPP = epoca presunta del parto).

La variabile più importante riguarda la durata del ciclo. Infatti non tutte le donne hanno un ciclo di 28 giorni: una paziente che presenti cicli regolari di 40 giorni ovviamente non ovulerà al 14° giorno ma intorno al 26° giorno. Perciò la sua DPP non può essere calcolata basandosi su cicli mestruali di 28 giorni (che presuppongono un’ovulazione al 14° giorno): nel calcolare la DPP bisognerebbe apportare delle correzioni se i cicli della paziente sono più brevi o più lunghi di 28 giorni. Inoltre alcune donne hanno una predisposizione familiare alle gravidanze più lunghe o più corte del normale, e le primipare (donne alla prima gravidanza) tendono ad avere gestazioni lievemente più lunghe rispetto alle pluripare. La DPP, quindi, non può essere calcolata con esattezza, sebbene alcune semplici formule si siano dimostrate utili per le esigenze mediche. Con la datazione ecografica comunque si è ridotta l’incidenza di falsi parti prematuri e di false gravidanze protratte.

 

DPP

Attualmente la gravidanza protratta vera non esiste, perché la donna viene fatta partorire prima.

L’epoca di inizio dei controlli settimanali è in genere a 38 settimane, quando si dovrebbero fare gli esami per il parto (emocromo, CLP, esami della coagulazione, HbsAg, HCV, HIV, elettrocardiogramma, esame clinico, esame delle urine, controllo della pressione arteriosa) e bisognerebbe sensibilizzare la donna ad eseguire il controllo dei movimenti attivi fetali (MAF) soprattutto fino alla 40a settimana, epoca in cui in genere si fa il primo tracciato cardiotocografico. Si consiglia di controllare i MAF circa tre volte al giorno: un’ora al risveglio, un’ora dopo pranzo, un’ora quando la donna va a letto (generalmente il bambino si muove di più la sera che la mattina). I MAF devono essere almeno 10 al giorno; sotto i 10 la donna si deve rivolgere al medico.

 

MAF: movimenti attivi fetali

Alla 40a settimana si farà la valutazione clinica della cervice uterina e delle sue eventuali modificazioni, il controllo dell’indice del liquido amniotico (AFI), il tracciato cardiotocografico o non stress test (NST), ed in caso di allarme si opterà per un’induzione del travaglio di parto o per un taglio cesareo. La diminuzione del liquido amniotico è il più importante indicatore di sofferenza fetale.

AFI > 80: l’esame va rifatto dopo una settimana;
AFI tra 50 e 80: l’esame va rifatto dopo 2-3 giorni;
AFI < 50: si misura la tasca massima e se questa è minore di 1 cm si provvede per il ricovero, altrimenti se è maggiore di 2 cm si controlla nuovamente il giorno dopo.

Indipendentemente dalla quantità di liquido amniotico di partenza, la donna entra in travaglio quando l’AFI è minore di 50. Il liquido amniotico va progressivamente diminuendo ed è normale trovare 50 di AFI a 42 settimane, mentre se il liquido amniotico a termine va ad aumentare invece che a diminuire bisogna tenere la donna sotto controllo perché può avere dei problemi come danni neurologici al bambino.

Monitoraggi in gravidanza

Il monitoraggio cardiotocografico può essere ripetuto con la seguente frequenza:

38 settimane: controllo dopo 1 settimana;
41 settimane: si ripete il tracciato a giorni alterni;
42 settimane: si fa il ricovero per espletare il parto.

La variabilità del tracciato con il progredire della gravidanza diminuisce, le accelerazioni si riducono e le decelerazioni aumentano; la variabilità e l’AFI vanno di pari passo, quindi può essere superfluo fare l’AFI ad una donna che ha fatto il tracciato cardiotocografico computerizzato. Anche la linea di base della frequenza cardiaca fetale si riduce verso la fine della gestazione e 120 come linea di base a termine di gravidanza è normale.

Il benessere fetale a termine (40+1 settimane) quindi va valutato con la conta dei MAF, l’NST, e l’AFI.

La diagnostica delle alterazioni della gravidanza non serve per correggerle, cosa di fatto non possibile, ma per intervenire per far avvenire il parto con induzione o con taglio cesareo per impedire una eventuale morte intrauterina fetale (MIF).

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Alessandra

Alessandra

Non è propriamente una appassionata di informatica, ma si diletta con piacere in questo ambito grazie anche al suo lavoro spesso legato al mondo web. In questo blog vuole parlare quindi di tutto un po’ (tranne che di informatica!), di ciò che la circonda e di ciò che la appassiona, sperando di poter creare materiale di confronto sugli ambiti più disparati, dal matrimonio alle ricette, dalla lettura alla dolce attesa ai viaggi… e tanto altro ancora!

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