Giancarlo Antognoni – l’uomo che visse due volte

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Certamente ha vinto meno di quanto la sua classe cristallina gli avrebbe consentito, ma è pur sempre un campione del mondo, anche se un infortunio gli ha negato la partecipazione alla finale del 12 luglio 1982 contro la Germania; proprio gli infortuni sono stati il suo cruccio durante tutta la carriera, divisa in due da quello più grave. Una carriera che lo ha visto divenire, sin da giovanissimo, il “Signore di Firenze”, città alla quale si è legato in maniera indissolubile.

 Il capitano della Fiorentina Giancarlo Antognoni

Gli inizi

Giancarlo Antognoni nasce a Marsciano il 1º aprile 1954 ed inizia a calciare i campi di calcio nell’Asti Ma.co.bi., nella quale esordisce in serie D e dalla quale nel 1972  la Fiorentina del presidente Ugolini lo preleva per una somma che si aggira intorno ai 500 milioni di lire; non poco per un ragazzino di appena 18 anni. Niels Liedholm, che ha un fiuto particolare per i giovani talenti, non esita a buttarlo nella mischia ed Antognoni esordisce in serie A il 15 ottobre del 1972 a Verona, terza giornata di campionato; la Fiorentina vince e lui, schierato con la maglia numero 8, incanta la platea, tanto che i giornali il giorno seguente lo definirono il “nuovo Rivera” e Sandro Ciotti, radiocronista di quella gara, grande intenditore di calcio, chiosò il suo pezzo con una profetica frase: “Oggi ho visto esordire un campione.” Visione di gioco, falcata elegante, testa alta, facilità di calciare con entrambi i piedi ed una buona velocità di corsa e di esecuzione; queste le caratteristiche tecniche del giovane interno che ne fanno da subito uno dei talenti più puri della sua generazione. In quella Fiorentina, campione d’Italia appena tre anni prima, giostrano a centrocampo elementi già rodati e talentuosi come Merlo e De Sisti ma il tecnico svedese lo conferma sempre, domenica dopo domenica, riponendo in lui una fiducia ben ripagata. 

Capitano vincente

Acquistato assieme a Moreno Roggi, Mimmo Caso, Vincenzo Guerini e Claudio Desolati, Antognoni si trova ben presto a diventare il giovane leader di una giovane squadra ed eredita da Brizi la fascia di capitano. A Roma, battendo per 3-2 proprio il Milan di Rivera, conquista la Coppa Italia del 1974-75, anno nel quale arrivano anche la vittoria nella Coppa di Lega Italo-Inglese e la finale, persa, nella Coppa Anglo-Italiana, manifestazioni continentali di secondaria importanza. Difficile presagire allora che quel trofeo nazionale sarebbe rimasto l’unico conquistato in maglia gigliata da Antognoni. Ad appena vent’anni entra nel ”listone” dei quaranta calciatori preselezionati per il Mondiale tedesco dal C.T. Valcareggi, che poi però, non lo chiama, preferendogli giocatori più esperti a livello internazionale.

 Antognoni e la nazionale italiana

Arriva la Nazionale 

L’esito disastroso di quel Mondiale apre tuttavia le porte ad un forte rinnovamento, targato Bernardini, del quale ovviamente il capitano viola fa parte appieno. Il “dottore” lo lancia in prima squadra in una difficilissima partita valida per le qualificazioni all’Europeo, a Rotterdam, nientemeno che contro l’Olanda di Cruyff, “l’arancia meccanica” che ha conquistato unanimi consensi al Mondiale. Sul terreno dello stadio Feijenoord, Antognoni strabilia. Su un suo lancio Boninsegna porta in vantaggio gli azzurri, e sempre su un suo passaggio smarcante lo stesso centravanti azzurro si libera per segnare il gol del raddoppio ma viene atterrato platealmente prima di concludere; l’arbitro, il sovietico Kasakov che chiuderà quella sera la sua carriera, incredibilmente non fischia. Poco dopo ancora Antognoni, da trenta metri, esplode un destro che s’insacca nell’angolo alto alla destra di Jongbloed che resta come fulminato, ma ancora l’ineffabile Kasakov annulla! Alla fine l’Olanda, trascinata da un Cruyff mostruoso, vince per 3-1 ed Antognoni colleziona così, accanto ad una grande prestazione, anche la prima di una serie di amarezze che caratterizzeranno la sua controversa avventura azzurra.

 Giancarlo Antognoni

A Firenze per sempre

Attorno al suo nome cominciano ad accendersi gli interessi dei grandi club del nord, ma anche della Roma e del Napoli. La Juventus è la più determinata, ma la Fiorentina resiste, mentre il Milan non è deciso avendo già in formazione Gianni Rivera al quale il “nostro” rischierebbe di pestare i piedi. Il Napoli alla fine punta su Savoldi e così “il ragazzo che gioca guardando le stelle” resta a Firenze. I viola però sono in crisi e veleggiano costantemente nelle parti basse della classifica; Antognoni viene risucchiato dalle difficoltà ed è oggetto della critica che non vede in lui l’uomo capace di guidare la squadra; “è troppo giovane e poco esperto per essere un leader” scrivono i giornali… Anche in azzurro le cose non si mettono bene perché qualche critico valuta velenosamente alcune prestazioni incolori della squadra attribuendone la responsabilità proprio ad Antognoni.

In Nazionale però arriva il riscatto: dopo l’eliminazione dall’Europeo, gli azzurri sono costretti a sfidare l’Inghilterra per qualificarsi ai Mondiali d’Argentina ed a Roma,nella sfida decisiva, è lui a segnare il gol di apertura con un gran calcio di punizione che batte Clemence, anche se gli annali, in base alle regole di allora, riportano la rete come un autogoal di Keegan. Purtroppo una fastidiosissima tarsalgia ne pregiudica fortemente il rendimento sia in campionato, sia in Nazionale; qualcuno arriva a consigliargli di riposarsi in vista dei Mondiali ed approdare la stagione successiva in una squadra importante,  anche perché la Fiorentina sembra spacciata e la serie B una realtà inevitabile. Ma Antognoni sente molto la fascia al braccio e l’amore della sua gente e decide di stringere i denti, senza sottrarsi dalle responsabilità. Alla fine la squadra si salva anche grazie al suo contributo (gran goal contro il Torino, allora una vera big del campionato) e nonostante un suo errore dal dischetto contro il Pescara; il lieto fine arriva proprio all’ultima giornata contro una formazione che segnerà una tappa fondamentale della carriera  e della vita di Antognoni: il Genoa.

 Italia ai Mondiali in Argentina del '78

Mondiali Argentina 78’

Ai Mondiali in Sudamerica, nel Paese dei Generali, l’Italia va molto bene ma forse non ottiene quanto avrebbe meritato per la qualità del gioco espresso: gli azzurri sono gli unici infatti a battere l’Argentina Campione del Mondo ma devono accontentarsi del quarto posto; Antognoni, nonostante un plantare speciale, non gioca mai in condizioni fisiche perfette ed ovviamente non brilla.

 

Illusione scudetto, scontro Antognoni – Martina in Fiorentina – Genoa e rinascita

Le due stagioni successive sono forse le sue migliori; superati i problemi fisici infatti, Giancarlo conduce bene la squadra, composta da molti giovani ed allenata da Carosi, tanto che tornano a farsi sotto le grandi; nell’estate del 1980 la più convinta è la Roma, allenata da Liedholm, alla ricerca dell’uomo guida in mezzo al campo (che poi troverà in Falcao), ma l’avvento alla presidenza della società viola della famiglia Pontello, blocca la cessione del gioiello.

Con le grandi possibilità economiche dei famosi imprenditori Firenze può finalmente sognare in grande e costruire una formazione in grado di competere in Italia ed in Europa. Proprio in quell’anno si disputano in Italia gli Europei per Nazioni ma l’Italia, priva per le squalifiche legate al calcio-scommesse di alcuni dei suoi uomini migliori (Manfredonia, Rossi e Giordano), non va oltre il quarto posto. La stagione 1981-82 è quella dell’illusione scudetto, della paura e della rinascita: i gigliati, affidati a Picchio De Sisti, partono forte e si elevano da subito a rivale principale della Juventus per la conquista del titolo. Gli investimenti dei Pontello hanno portato giocatori importanti a Firenze: Pecci, Graziani, Cuccureddu, Vierchowod, Massaro e Monelli oltre all’argentino Bertoni, e finalmente Antognoni può far valere il suo talento in un contesto all’altezza.

  Scontro tra Martina e Antognoni   Antognoni dopo lo scontro con Martina

Tutto sembra precipitare però il 22 novembre 1981. La Fiorentina ospita il Genoa ed è in vantaggio per 3-1; Antognoni sta giocando bene ma vorrebbe un goal per allontanare le solite critiche piovutegli addosso dopo due prestazioni non brillantissime in Nazionale; così al 55esimo su un rilancio della difesa, Giancarlo scatta cercando di anticipare il portiere Martina; ma la palla rimbalza alta ed il portiere con il ginocchio lo colpisce violentemente in piena fronte, sul lato sinistro. L’urto è tremendo; Antognoni resta a terra esanime, i compagni e gli avversari sono disperati, i medici delle due squadre si affannano intorno al giocatore, lo stadio precipita in un silenzio agghiacciante, si teme il peggio. Poi un massaggiatore fa un gesto di liberazione: il campione viola, che aveva subito un arresto cardiaco, ha ripreso a respirare e la barella prende la via degli spogliatoi fra gli applausi.

Tuttavia il danno procurato è gravissimo, si teme addirittura per la stessa vita del capitano viola che viene trasportato di corsa in ospedale. “Antonio” viene operato d’urgenza al cervello per rimuovere un ematoma dal Prof. Mennonna. L’operazione riesce perfettamente, ma la convalescenza si annuncia molto lunga. In campo la squadra accusa la sua assenza ma regge e resiste in testa alla classifica, quasi a voler attendere il suo capitano per lo sprint decisivo. Già acclamato con un applauso di quelli indimenticabili perché carico d’affetto oltre che di ammirazione, alla sua prima apparizione in tribuna, Antognoni torna in campo dopo oltre due mesi. Ed è subito protagonista: assist a Casagrande per gol vittoria contro il Cesena e rete personale che sbanca Napoli e che avvicina tremendamente lo scudetto. All’ultima giornata Juve e Fiorentina arrivano appaiate: i bianconeri vincono a Catanzaro con un rigore di Brady, i viola pareggiano a Cagliari fra le polemiche per un goal ingiustamente annullato a Graziani: scudetto a Torino ed amarezza e rabbia a Firenze.

Antognoni contro il Brasile nei Mondiali del 1982

Italia Campione del Mondo nel 1982

In estate ci sono di nuovo i Mondiali e stavolta l’Italia di Antognoni, ma soprattutto di Rossi, Conti, Tardelli e Zoff, li vince! Antognoni gioca molto bene contro Argentina e Brasile (annullato un suo goal ingiustamente), le gare che di fatto ci consegnano il titolo, ma contro la Polonia, in semifinale, si fa male ed è costretto a saltare la sfida conclusiva contro la Germania Ovest. La conquista iridata ne rinfranca comunque il morale anche in vista della nuova avventura in campionato.

 Antognoni e Falcao

Ancora sfortuna, scontro con Pellegrini e nuovo infortunio contro la Sampdoria

L’anno dopo a Firenze sbarca Passarella e la Fiorentina resta tra le candidate al titolo; alla fine vince la Roma di Falcao ma i viola giocano un gran calcio; Antognoni è il fulcro di un centrocampo che si avvale delle giocate e della corsa di Oriali, Massaro e Pecci. La stagione seguente (1983-84) sembra quella buona: nell’anno dell’arrivo di grandi campioni come Zico e Cerezo, il calcio più bello si gioca a Firenze e l’undici viola chiude il girone d’andata in piena lotta per lo scudetto con la Juve, davanti alla Roma ed al Torino.

Antognoni dopo lo scontro con Pellegrini

Ma il fato ci mette ancora lo zampino: la Fiorentina sta vincendo 1-0 contro la Sampdoria, “Antonio” è il migliore in campo e ha sbloccato il risultato. Al 49’ Giancarlo si lancia con decisione verso un pallone ma si allunga leggermente troppo la sfera nel momento di dribblare l’ultimo avversario, Pellegrini, che nel tentativo di intervenire lo prende in pieno sulla gamba; la diagnosi è impietosa: frattura scomposta di tibia e perone, nell’ambiente si parla senza mezzi termini di carriera finita, anche se il giocatore promette di fare di tutto pur di tornare a giocare. La Fiorentina senza il suo capitano e guida carismatica perde smalto e finisce terza. Antognoni torna in campo dopo 18 mesi, giocando gli ultimi 20 minuti al posto di Onorati. Sono ben 52 le gare saltate dal capitano viola. Ma a Firenze niente è più come prima, le cose sono cambiate radicalmente: in panchina Agroppi ha preso il posto di De Sisti e con lui Antognoni non lega. La squadra però è ancora buona e si piazza comunque al quarto posto. E’ il canto del cigno di una società destinata a soffrire, e molto, negli anni successivi.

 

Ultimi sprazzi viola 

Nel 1986-1987, assieme a Diaz, Antognoni guida la Fiorentina ad una difficile salvezza, minato ancora una volta da un infortunio che lo toglie di mezzo per le prime 12 giornate di campionato. In tutto totalizza quell’anno, l’ultimo a Firenze, 19 presenze e 4 reti. Ma ormai la sua stella è spenta, il fisico non reagisce più come una volta e la sola, enorme, intelligenza tattica, non è sufficiente per restare a certi livelli. Decide così di chiudere la sua esperienza viola, dopo 429 presenze e 72 reti in totale con la maglia gigliata (341 presenze e 61 reti in campionato), andandosene in Svizzera, al Losanna, per le sue due ultime stagioni da professionista. Con 73 gare in azzurro è anche il giocatore della Fiorentina con più presenze in Nazionale, con 7 reti realizzate.

Antognoni e il Golden Foot

Per la sua carriera, l’11 ottobre 2010 è stato premiato col Golden Foot.

Nonostante la sua non sia stata una carriera costellata di vittorie è commovente l’abbraccio che gli riserva il pubblico di Firenze il 25 aprile 1989, quando lascia il calcio giocato davanti ad uno Stadio Artemio Franchi in rifacimento stipato da 40.000 tifosi, ai quali Antognoni regala un giro di campo.

Dirigente della Fiorentina

Da dirigente percorre in viola tutta la trafila negli incarichi sotto la gestione di Mario e Vittorio  Cecchi Gori, fino a divenire Direttore Generale della società. Il suo miglior colpo fu l’acquisto di Rui Costa.

Tecnico della Fiorentina

Assieme a Luciano Chiarugi accorre al capezzale della Fiorentina al termine della stagione 1992-1993 ma non riesce ad evitare la retrocessione dei viola.

 Antognoni e la moglie Rita Monosilio

Vita privata e curiosità

Caratterialmente molto schivo e riservato, Antognoni non ha mai dato adito a scandali o pettegolezzi, sebbene di tanto in tanto qualche giornale specializzato abbia cercato di insinuare su presunti flirt suoi o della moglie, Rita Monosilio, romana, conosciuta durante un ritiro della Nazionale  e sposata nel 1977. Da lei Giancarlo ha avuto due figli, Alessandro e Rubinia. Suo padre Gino gestiva un bar a Perugia, era un Milan Club, mentre Antognoni da giovanissimo ha lavorato in una fabbrica di camicie del quale era proprietario il presidente della sua prima squadra dilettantistica. Al momento, in attesa di una chiamata dei Della Valle che finora non è mai arrivata, si dedica alla gestione del suo sito internet ed a quella di un locale in centro a Firenze nel quale lavora in prima persona suo figlio.

Tributo a Giancarlo Antognoni

A cura di Giampiero

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Giampiero Giuffré

Giampiero Giuffè: bancario per necessità ma non per vocazione, si butta a capofitto nel mondo radiotelevisivo alla fine degli anni 90′ e per 7 anni conduce su RadioSpazioAperto, insieme al fratello Simone, prima The Football Box, La Scatola del Calcio, dedicata al calcio internazionale, e poi BZona, Allenatori nel Pallone, trasmissione semiseria sul mondo del calcio e del fantacalcio. Appassionato tifoso laziale collabora come redattore o caporedattore con vari siti; dedito anche alla musica caraibica e latina in genere, la balla e ne scrive. In questo blog segue, per ora, la categoria I Miti dello Sport.Blog personale: http://www.giroma.it/

Giampiero Giuffré

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