Ghiggia, il folletto del “Maracanazo”‏

Sembra un segno inequivocabile del destino, la fine logica quanto strana di una parabola, la chiusura di un cerchio; il cerchio della vita di Alcides Edgardo Ghiggia, campione uruguaiano spentosi nella notte del 16 luglio 2015, esattamente nello stesso giorno nel quale, nel 1950, fu assoluto protagonista del primo e forse più clamoroso risultato a sorpresa della storia del calcio moderno: il cosidetto “Maracanazo”, finale del Mondiale che vide l’inopinata, imprevista ed imprevedibile sconfitta del Brasile, padrone di casa e favorito assoluto, ad opera dei furetti uruguagi, guidati proprio da Ghiggia e Schiaffino, autori delle reti decisive che ribaltarono l’iniziale vantaggio verdeoro (all’epoca ancora in maglia bianca).  

Ghiggia nacque a Montevideo il 22 dicembre 1926; dal fisico non particolarmente prestante, 169 cm per 62 kg, venne da subito impostato come ala destra, ruolo che ne esaltava la velocità e la capacità di saltare l’uomo con un dribbling bruciante. Dopo gli inizi nelle serie minori venne acquistato nel 1948 dal Penarol di Montevideo, società che già annoverava nelle sue fila campioni del calibro di Schiaffino.

Ghiggia

Nel 1949, alla sua prima stagione da titolare, contribuì con 8 reti alla conquista del campionato. Il 6 maggio del 1950, nonostante fosse ancora poco conosciuto, specie all’estero, il ct Juan Lopez lo fece esordire in nazionale; con la maglia celeste colleziona 12 presenze (consecutive) e realizza 4 reti, compresa quella più famosa siglata nella “finale” contro il Brasile. Ghiggia propiziò anche la rete del pareggio con un assist per Schiaffino che poi ricambiò il favore. Al termine della gara Ghiggia fu aggredito da un gruppo di tifosi inferociti riportando dei traumi ad una gamba che lo costrinsero a rimanere inattivo per quasi tutta la stagione. Nel 1951 vince di nuovo il titolo col Penarol.

Dal carattere non certo docile, rimediò una lunga squalifica nel 1953 a causa di pesanti intemperanze, fisiche e verbali, nei confronti di un direttore di gara che gli aveva annullato una rete.

ghiggia brasile

Approfittando dell’insofferenza e della voglia di riscatto del calciatore, desideroso anche di cambiare aria, la Roma del presidente Sacerdoti riuscì a strapparlo alla concorrenza e portarlo in Italia; esordì con la maglia giallorossa il 4 giugno del 1953 in amichevole contro il Charlton. La sua esperienza con la squadra capitolina si protrasse per 8 stagioni, corredate da un secondo posto nel campionato 54-55’, la vittoria in Coppa delle Fiere del 1961, 201 presenze e 19 reti. Dal 57’ al 59’ indossò anche la fascia di capitano, per chiudere poi la sua avventura italiana con una breve parentesi al Milan con il quale vinse lo scudetto anche se il suo apporto risultò minimale (solo 4 gettoni).

Tornato in patria ha giocato per il Danubio FC nella prima divisione uruguayana sino a quarantadue anni, ritirandosi nel 1968. Nel 1980, come allenatore, si è seduto nuovamente sulla panchina del Peñarol.

Ghiggia è morto

Curiosità, cronaca e frasi celebri

  • Nel 1959, Ghiggia fu sorpreso in automobile insieme ad una quattordicenne. Denunciato dalla famiglia della ragazza, riconobbe il bimbo nato da quella relazione che gli costò anche due mesi e venti giorni di pena per atti osceni in luogo pubblico; per questa vicenda gli venne tolta la fascia da capitano della Roma.
  • Quasi sessant’anni dopo la storica partita del 16 luglio 1950, il Brasile ha reso omaggio al giocatore e all’uomo dedicando ad Alcides Ghiggia un posto nella Walk of Fame dello stesso Maracanà.
  • Ghiggia è stato l’ultimo reduce fra i 22 in campo in occasione del cosiddetto Maracanazo a scomparire, il 16 luglio 2015.
  • Dal 22/7/2014 fa parte della Hall of Fame della Roma
  • Prima d’intraprendere la non certo trascendentale carriera di allenatore Ghiggia ha fatto per alcuni anni il croupier in una sala da gioco.
  • La sua affermazione più nota recita:  “Solo tre persone sono riuscite a zittire il Maracanã: Frank Sinatra, papa Giovanni Paolo II ed io”.

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Giampiero Giuffré

Giampiero Giuffré

Giampiero Giuffè: bancario per necessità ma non per vocazione, si butta a capofitto nel mondo radiotelevisivo alla fine degli anni 90′ e per 7 anni conduce su RadioSpazioAperto, insieme al fratello Simone, prima The Football Box, La Scatola del Calcio, dedicata al calcio internazionale, e poi BZona, Allenatori nel Pallone, trasmissione semiseria sul mondo del calcio e del fantacalcio. Appassionato tifoso laziale collabora come redattore o caporedattore con vari siti; dedito anche alla musica caraibica e latina in genere, la balla e ne scrive. In questo blog segue, per ora, la categoria I Miti dello Sport.Blog personale: http://www.giroma.it/

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