Paulo Roberto Falcao: l’ottavo Re di Roma

L’opinione pubblica ne descrisse l’arrivo in Italia con un certo scetticismo (anche se furono addirittura 5.000 i tifosi giallorossi ad accoglierlo a Fiumicino) in quanto si attendeva l’arrivo di Zico, giunto solo due anni dopo nel nostro campionato, ma per vestire la maglia dell’Udinese; la sua partenza venne salutata quasi con un sospiro di sollievo da tutte le parti coinvolte in una estenuante querelle che vide protagonisti soprattutto il giocatore ed il suo entourage, ed il presidente Dino Viola. In mezzo tante vittorie sul campo, giocate illuminanti ed un amore apparentemente sconfinato ed irripetibile, soppiantato nel tempo soltanto da quello per Francesco Totti; questo è stato, in breve, l’escursus romano di uno dei calciatori più forti che abbiano mai vestito la maglia della Roma: Paulo Roberto Falcão.

 Paulo Roberto Falcao

Falcão nasce ad Abelardo Luz il 16 ottobre del 1953; centrocampista universale, in grado di ricoprire qualsiasi posizione in mezzo al campo, e dotato di una classe sopraffina, inizia la sua carriera da professionista nell’Internacional di Porto Alegre.  

 

I tempi di Porto Alegre

In Brasile gioca sei stagioni vincendo cinque campionati “statali” e tre titoli nazionali, conquistando per ben due volte la Bola de Ouro, prestigioso premio assegnato dalla rivista Placar al miglior giocatore del torneo. Nonostante sia più propenso alla costruzione del gioco ed alla confezione di assist per i compagni, realizza anche 22 reti imprimendo per sempre il suo nome nella storia del club e nell’immaginario dei propri tifosi.

Falcao all'International di Porto Allegre

 

La sua prima Roma

In Italia, dopo decenni di autarchia, la Lega apre all’arrivo degli stranieri, inizialmente uno per squadra; tra tanti carneadi semi sconosciuti, e vere e proprie meteore o bluff, arriva anche qualche Campione con la maiuscola: tra questi Falcão risulterà senza dubbio il migliore della prima ondata ed il più importante per il peso specifico ed il cambiamento di mentalità apportato alla sua nuova squadra. Il 10 agosto 1980 la Roma ne perfeziona l’acquisto per circa un milione e mezzo di dollari, al termine di una lunga trattativa nella quale svolge una parte fondamentale il suo avvocato ed agente, dal nome imponente di Cristoforo Colombo; è la prima volta che la figura del procuratore, oggi così comune e nota, assurge a tale importanza, dando un taglio decisamente diverso al rapporto tra i calciatori e le società. Esordisce con la maglia giallorossa proprio contro la sua ex squadra, l’Internacional, in una partita amichevole giocata il 29 agosto 1980, terminata con il punteggio di 2-2. Qualche settimana, dopo il 14 settembre 1980, bagna con una vittoria  (1-0) contro il Como la sua prima in campionato ma lui non sfodera una grande prestazione suscitando anche qualche perplessità.

La Roma di Falcao

Ma è solo questione di tempo: il brasiliano pian piano prende confidenza con l’ambiente, entra nei meccanismi, quasi perfetti, della squadra di Liedholm e li esalta, prendendo in mano le redini del gioco che intorno a lui diventa più fluido; con tocchi intelligenti e giocate apparentemente semplici, pesca sempre i compagni liberi e si smarca per riceverne i passaggi, intuendo in anticipo le mosse dell’avversario di turno e captando prima degli altri dove finirà il pallone. Non è velocissimo di piede ma rapissimo di “testa”. Al termine della prima stagione arriva subito la vittoria in Coppa Italia, mentre in campionato lo scudetto, tra mille polemiche, va alla Juventus. Lui chiude con tre reti all’attivo e la carica di “ottavo re di Roma” che la tifoseria giallorossa gli attribuisce. L’anno successivo gioca ventiquattro partite e segna sei reti; in campionato tocca alla Fiorentina il ruolo di competere con la Juventus che si aggiudica l’ennesimo titolo.

 

Il Mondiale del 1982 e la sconfitta contro l’Italia di Paolo Rossi

In estate il “volante” brasiliano resta di sasso di fronte a Paolo Rossi che ne mortifica le speranze mondiali al Sarria di Barcellona; l’Italia vince 3-2 nonostante la sua splendida rete che sembrava poter dare ai verdeoro il definitivo pareggio ed il passaggio del turno. Al termine della gara, visibilmente affranto, scambia la sua maglia con il compagno di squadra Bruno Conti, in un ideale passaggio del testimone che il campione di Nettuno raccoglie alla grandissima.

Falcao e Bruno Conti ai Mondiali del 1982

 
 

Lo scudetto con la Roma nel 1983

Ma Falcão e la Roma, si rifanno nella stagione seguente conquistando uno storico scudetto, il primo del dopoguerra ed il secondo della storia della società capitolina; in quella squadra giocano fior di campioni come il già citato Conti, Di Bartolomei, Tancredi, Nela, Vierchowod, Pruzzo, Prohaska ed un giovane Ancelotti, ma nell’immaginario collettivo, e non solo, passerà alla storia come la Roma di Falcão, condottiero tattico e vero allenatore in mezzo al campo, nonostante la fortissima personalità di alcuni suoi compagni. Il brasiliano “atipico”, tutto sostanza e pochi fronzoli, colleziona ventisette presenze e sette reti in campionato.

La roma vince lo scudetto nel 1983

In Coppa Uefa ne realizza altri due, contro Colonia e Benfica, oltre ad una in Coppa Italia per un totale di 10 marcature. Per tutti ormai è il “divino” ed assurge ad una popolarità, su scala nazionale ed internazionale, mai toccata prima. Viene ingaggiato per spot pubblicitari e gli vengono perfino dedicate delle canzoni da tifosi – cantanti improvvisati (tra i quali anche l’amico fraterno e giornalista “Pato”) e da artisti affermati quali Jorge Ben. Cominciano a cantare le sirene delle più forti formazioni europee che vorrebbero usufruire dei suoi servigi, mentre il suo procuratore cerca con forza di trasferirlo all’Inter, trovando l’opposizione persino di Giulio Andreotti.

Ma lui resta nella Capitale, anche perché c’è uno scudetto da difendere e la nuova ed affascinante avventura in Coppa dei Campioni, con finale già fissata a Roma per il 30 maggio 1984, da affrontare.

 

La finale di Coppa Campioni e il ritorno in Brasile

In campionato (27 presenze e 5 reti per lui) le cose non vanno secondo i desideri e lo scudetto torna a Torino, sponda bianconera, ma i giallorossi vincono di nuovo la Coppa Italia e soprattutto marciano bene in Europa dove il “fattore Olimpico”, al grido della Sud “non passa lo straniero” diventa fondamentale. La Roma ribalta, in una gara poi oggetto di indagini e piena di “lati oscuri”, la sconfitta subita in Scozia con il Dundee vincendo per 3-0 e conquista la finale europea. Il Liverpool, più esperto ed abituato a certi livelli, è un ostacolo difficile da sormontare ma la Roma gioca meglio e meriterebbe di più dell’1-1 finale che non si schioda nemmeno al termine dei tempi supplementari; Falcão non è al meglio, gioca sotto l’effetto di un antidolorifico ed al momento di calciare i rigori si tira indietro, adducendo problemi fisici che la critica e molti tifosi non riconoscono così importanti da spingerlo al rifiuto, accusandolo di mancanza di coraggio.

Roma-Liverpool Goal di Pruzzo

La Roma perde con gli errori dal dischetto di Conti e Graziani e qualcosa si spezza nel rapporto tra la folla giallorossa ed il suo idolo; anche con Viola le cose non vanno: Falcão chiede più soldi per restare alla Roma, e l’Inter sembra dietro l’angolo. Un grave infortunio taglia definitivamente il cordone ombelicale tra il brasiliano e la società che gli rescinde l’oneroso contratto prendendo a pretesto il rifiuto del calciatore di sottoporsi ad una visita fiscale per accertarne le reali condizioni di salute; l’ultima gara in maglia giallorossa la disputa contro il Napoli il 16 dicembre 1984, siglando anche la sua ultima rete “italiana” prima di fare ritorno, una volta ristabilitosi, in Brasile, stavolta con la maglia del San Paolo.

 

Falcão allenatore

Da allenatore conquista il campionato paulista ma disputa solo 10 partite e si ritira definitivamente dal calcio attivo per tornarvi nel 1990 con la prestigiosa qualifica di allenatore della nazionale brasiliana. Succede a Sebastiao Lazaroni ma conquista soltanto 6 vittorie in 18 partite e lascia al termine della Copa America 1991 conclusa al secondo posto dietro l’Argentina. Da tecnico Falcão non riesce a ripetere i successi da calciatore e comincia un tour mondiale senza mai lasciare veramente il segno: allena i messicani dell’America, poi torna per due stagioni all’Internacional di Porto Alegre e poi la nazionale del Giappone (1994). Dopo una lunga pausa nella quale si dedica in particolare all’attività di commentatore per Rede Globo ed altre emittenti brasiliane ed internazionali, non può esimersi dall’accettare il richiamo del “suo” Internacional e l’11 aprile del 2011 torna a sedersi in panchina. Nel maggio dello stesso anno vince il campionato gaucho superando gli eterni rivali concittadini del Gremio ai calci di rigore. Ciononostante, dopo tre sconfitte consecutive ed appena 19 partite totali “dirette” viene esonerato e stessa sorte subisce nella stagione successiva dopo una brevissima permanenza al timone del Bahia. Attualmente è commentatore della partite di calcio trasmesse da Rede Globoe collabora come opinionista del giornale Zero Hora e dell’emittente Radio Gaúcha.

Il 20 settembre 2012 è stato tra i primi 11 giocatori ad essere inserito nella “Hall of Fame” ufficiale dell’AS Roma, mentre nel 2004 è stato incluso nella FIFA 100, una lista dei 125 più grandi giocatori viventi, selezionata da Pelé e dalla FIFA in occasione delle celebrazioni per il centenario della federazione.

Falcao e Pallotta

Recentemente è tornato a Roma, ospite della nuova società “americana”, in occasione della presentazione alla stampa del progetto del nuovo stadio di proprietà della società capitolina.

 

Falcao e la Selecao

Controverso ed altalenante il suo rapporto con la maglia verdeoro del Brasile; fa parte della spedizione carioca alle Olimpiadi di Monaco di Baviera del 1972: finisce con una precoce eliminazione dopo un pareggio e due sconfitte. Entra a far parte del giro della prima squadra ma Claudio Coutinho gli preferisce Joao Batista da Silva (che lo seguirà a Roma, sponda Lazio, ma con scarsa fortuna) e lui, restio a fare la riserva, viene escluso dalle convocazioni per i Mondiali argentini del 1978 nei quali il Brasile si piazza al terzo posto. Dopo le prove generali fatte in Copa America 1979, Falcao disputa il suo primo mondiale in Spagna, nel 1982. Nonostante una squadra infarcita di campioni e debordante classe e fantasia, con i vari Toninho Cerezo, Socrates, Junior, Eder e Zico, i brasiliani, come detto, si fermano davanti all’ostacolo Italia e tornano a casa con la coda tra le gambe pagando oltre modo l’incapacità del proprio portiere Valdir Perez e la loro stessa presunzione. I tre goal realizzati in 5 presenze non leniscono la delusione del fuoriclasse della Roma. Marginale la sua partecipazione in Messico nel 1986: due presenze senza reti per complessivi 91 minuti che precludono al suo ritiro.

Falcao e la Selecao

Falcao, le donne ed il cinema

Figlio di mamma Azize, che lo segue anche a Roma, con la quale ha un fortissimo legame, Falcao, specie nella sua esperienza capitolina, è considerato un vero “tombeur de femme” e gli vengono spesso attributi flirt o legami con donne dello spettacolo od appartenenti alla “dolce vita” romana; è fotografato con Serena Grandi ed Heather Parisi, e nell’autobiografia “La filosofia di Moana” la Pozzi, pornostar notissima alla fine degli anni 80, lo cita tra i suoi “frequentatori”.

Nel 2000 è stato al centro di un contenzioso con la ex moglie Rosane Damazio per l’affidamento del figlio, Paulo Roberto junior. La Damazio lo ha accusato pubblicamente di aver rapito il bambino e di averla ripetutamente tradita, arrivando persino ad accusarlo apertamente di omosessualità!

Falcao e Maria Flavia Frontoni e Giuseppe

Dopo una lunga e triste querelle legale con Maria Flavia Frontoni, ne riconosce il figlio, Giuseppe, da lei avuto nel periodo della loro chiacchierata e mai del tutto chiarita relazione. Dal 2003, è sposato con Cristina Ranzolin presentatrice del Jornal do Almoço, trasmesso sulla rete televisiva RBS TV.

Nel 1985 interpretò se stesso in un piccolo cameo nel film “Mezzo destro, mezzo sinistro”, diretto da Sergio Martino mentre due anni prima rifiutò di apparire nel lungometraggio “Paulo Roberto Cotechinho centravanti di sfondamento” in quanto ritenne offensivo nei suoi confronti il riferimento nel nome utilizzato per il titolo.

Paulo Roberto Falcao – Jorge Ben, Falcao, 1983

 

A cura di Giampiero

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Giampiero Giuffré

Giampiero Giuffré

Giampiero Giuffè: bancario per necessità ma non per vocazione, si butta a capofitto nel mondo radiotelevisivo alla fine degli anni 90′ e per 7 anni conduce su RadioSpazioAperto, insieme al fratello Simone, prima The Football Box, La Scatola del Calcio, dedicata al calcio internazionale, e poi BZona, Allenatori nel Pallone, trasmissione semiseria sul mondo del calcio e del fantacalcio. Appassionato tifoso laziale collabora come redattore o caporedattore con vari siti; dedito anche alla musica caraibica e latina in genere, la balla e ne scrive. In questo blog segue, per ora, la categoria I Miti dello Sport.Blog personale: http://www.giroma.it/

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