E’ morto Giulio Andreotti: l’uomo politico tra processi e misteri

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Il Senatore a vita, sette volte Presidente del Consiglio, Giulio Andreotti è morto ieri mattina alle 12.25 all’età di 94 anni nella sua casa a Roma.

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Politico longevo, Andreotti è nato il 14 gennaio 1919 ed è stato uno dei principali esponenti della Democrazia Cristiana. Sempre presente nelle assemblee legislative italiane dal 1945 in poi: dalla consulta nazionale all’Assemblea costituente, e poi nel Parlamento italiano dal 1948, come deputato fino al 1991, e successivamente come senatore a vita.

Giulio Andreotti

Nel 1941 si laurea in Giurisprudenza, specializzandosi in Diritto canonico. Il primo grande incarico è nel 1954: Ministro dell’Interno nel governo di Fanfani. Dal 1955 al 1968 è Ministro delle Finanze, della Difesa e dell’Industria, fino al 1972-73 in cui diventa Presidente del Consiglio nei due governi di centrodestra. Nel 1974-76 è Ministro della Difesa e del Bilancio nei governi di Rumor e Moro. Nel 1976-79 è di nuovo Presidente del Consiglio. Nel 1979-83 è Presidente della Commissione Esteri della Camera. Nel 1983-89 è Ministro degli Esteri nei Governi Craxi, Fanfani,Goria e De Mita. Nel 1989-92 è Presidente del Consiglio per la sesta e settima volta.

Giornalista e scrittore la sua è stata una carriera costellata non soltanto di successi ma anche di tempeste giudiziarie. Nessuno come lui ha affrontato condanne, assoluzioni e prescrizioni con fermezza e compostezza rigorosamente rispettosa verso i Giudici. Molte le accuse che si sono abbattute contro di lui, come la storica sentenza del 2 maggio del 2003 della Cassazione, la quale considerò almeno fino al 1980 una forte collaborazione tra Giulio Andreotti e la Mafia.

Il suo severo contegno sacerdotale gli permettono proprio in quegli anni di indossare quella maschera imperturbabile contro le continue e tantissime accuse che gli vengono riversate contro: mandante di omicidi, mestatore di trame oscure, frequentatore di personaggi mafiosi, stratega.

Andreotti in tribunale

Il Senatore a Vita (eletto nel 1991 dal Presidente della Repubblica Francesco Cossiga) esce non colpevole dai due grandi processi in cui è stato coinvolto uno per Mafia l’altro per l’uccisione del giornalista Mino Pecorelli.

1. Per quanto riguarda il primo processo chiamato “Processo del Secolo” svoltosi nell’aula bunker dell’Ucciardone a Palermo il 26 settembre 1995 Andreotti è accusato di associazione mafiosa. L’accusa di rapporti collusivi con Cosa nostra è sostenuta da 37 pentiti tra cui Tommaso Buscetta e Francesco Marino Mannoia. Addirittura il pentito Balduccio Di Maggio parla di un incontro tra il Senatore e Totò Riina suggellato con un bacio. Nel sistema delle relazioni secondo i pm un ruolo importante era quello di Salvo Lima proconsole di Giulio Andreotti in Sicilia e mediatore tra Cosa Nostra e il Senatore.

Andreotti e Salvo Lima

Lima aveva aderito alla corrente andreottiana nel 1968 e aveva contribuito a creare, secondo Carlo Alberto Dalla Chiesa, la famiglia politica più inquinata dell’isola. Alla fine del 1979, la Mafia tramite Stefano Bontade fece sapere al Senatore che non tollerava più l’azione di rinnovamento del nuovo Presidente della Regione Piersanti Mattarella. Andreotti sarebbe andato in Sicilia per evitarne l’uccisione che avvenne invece il 6 gennaio 1980: “qui comandiamo noi”, queste le parole di Bontade quando incontrò per la seconda volta il Senatore. Stessa sorte sarebbe toccata a Salvo Lima, ucciso nel 1992 perchè non avrebbe garantito Totò Riina sull’esito del maxiprocesso in Cassazione.

Mino Pecorelli

2. Il 20 marzo 1979 Mino Pecorelli fu assassinato a Roma in via Orazio da un sicario che gli esplose quattro colpi di pistola. Tommaso Buscetta affermò di aver saputo da Gaetano Badalamenti che l’omicidio era stato compiuto nell’interesse di Giulio Andreotti e che aveva una forte relazione con l’omicidio Moro. Il 24 settembre 1999 fu emanata una sentenza di assoluzione per tutti gli imputati, compreso Andreotti, “per non aver commesso il fatto”. Il 17 novembre 2002, la corte d’assise d’appello di Perugia condannò Andreotti e Badalamenti a 24 anni di reclusione come mandanti dell’omicidio. Il 30 ottobre 2003 la Corte di Cassazione annullò senza rinvio la condanna inflitta in appello a Giulio Andreotti e a Badalamenti.

Giulio Andreotti verrà ricordato anche per le sue celebri frasi, eccone alcune:

  • Il potere logora chi non ce l’ha;
  • A pensar male degli altri si fa peccato. Ma spesso ci si indovina;
  • A parte le guerre puniche mi viene attribuito veramente di tutto;
  • La cattiveria dei buoni è pericolosissima;
  • L’umiltà è una virtù stupenda. Ma non quando si esercita nella dichiarazione dei redditi;
  • Amo talmente tanto la Germania che ne preferivo due;
  • Aveva spiccato il senso della famiglia. Infatti ne aveva due ed oltre;
  • I pazzi si distinguono in due tipi: quelli che credono di essere Napoleone e quelli che credono di risanare le Ferrovie dello Stato;
  • I miei amici che facevano sport sono morti da tempo;
  • Meglio tirare a campare che tirare le cuoia;
  • Essendo noi uomini medi, le vie di mezzo sono, per noi, le più congeniali;

I funerali si terranno oggi nella chiesa romana di San Giovanni dei Fiorentini e non sarà una cerimonia di Stato.

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Fabrizio Cannatelli

Fondatore di Informarea.it, è un appassionato di informatica. Ha lavorato per molti anni come Analista Programmatore presso varie aziende utilizzando diversi linguaggi di sviluppo, oggi svolge un lavoro completamente diverso ma la voglia di comunicare e di condividere con il web i suoi studi e le sue curiosità lo hanno spinto a far nascere questo blog non solo per esprimere e mostrare la passione per questo mondo, ma anche per confrontarsi con nuove esperienze di sviluppo.

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