Cassius Clay – Muhammad Ali: semplicemente Il più Grande

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Cassius Marcellus Clay Jr. nasce a Louisville, nel Kentucky, il 17 gennaio del 1942. Il padre, Cassius Marcellus Clay Sr., è un pittore d’insegne, la madre, Odessa Lee Grady, una domestica afro americana di religione battista con origini che affondano le proprie radici nella vecchia Europa, tra Irlanda, Inghilterra e perfino Italia.

A12 anni, Iniziato alla boxe da un poliziotto di origini irlandesi, Cassius inizia a frequentare la palestra Columbia, mostrando subito un talento innato che lo porta a compiere una brillantissima carriera tra i dilettanti, culminata nella vittoria della medaglia d’oro nei mediomassimi alle Olimpiadi di Roma nel 1960.

 Cassius Clay - Muhammad Alì

La vita pugilistica di Muhammad Alì

Divenuto professionista Clay batte Lamar Clarck per Ko e poi Doug Jones, attirando su di sé le luci della ribalta ed il consenso dell’opinione pubblica; il 25 febbraio del 1964 a Miami sfida e supera per abbandono alla settima ripresa, Sonny Liston, strappandogli la corona di Campione del Mondo dei pesi massimi.

Il giorno dopo la conquista del titolo, Clay comunica di essersi convertito alla fede islamica, aderendo alla Nation of Islam e cambia legalmente il suo nome in Muhammad Ali.

Muhammad Ali e l'Islam

Da quel momento le sue azioni e il suo pensiero influiranno sulla storia dei diritti civili statunitensi e il suo modo di agire avrà un peso completamente diverso. Cassius Clay era considerato, fino ad allora, un pugile di talento ma dal comportamento bizzoso e incontrollabile: spesso era additato addirittura come uno sbruffone e un pagliaccio. Dopo la sua adesione all’Islam e la sua battaglia contro il potere e a favore dei diritti delle persone di colore, l’opinione pubblica dovette ricredersi, spesso dovendo fare i conti con un carisma da vero leader politico.

Muhammad Alì vs Liston

Nel match di rivincita con Liston, l’esito è lo stesso, ma stavolta il discusso incontro, svoltosi a Lewiston nel Maine (in quanto rifiutato dalle principali sedi pugilistiche americane e da Las Vegas) il 25 maggio del 1965 si conclude alla prima ripresa allorquando Liston crolla al tappeto e vi rimane nonostante i veementi inviti dello stesso Clay a rialzarsi dopo un colpo d’incontro apparso innocuo da parte del campione in carica, e passato alla storia come il “pugno fantasma” (the phantom punch). Secondo gli esperti che hanno visionato al rallentatore le immagini, il colpo di Clay, assestato da brevissima distanza e quasi invisibile, sembra aver colpito la tempia dell’avversario, che in quel momento stava portando un attacco con il suo caratteristico stile ed era fortemente sbilanciato in avanti.

Il fatto che la mafia riuscì a guadagnare enormi somme di denaro scommettendo sull’allora sfavorito Cassius Clay, e che l’ascesa del giovane campione sembrava poter aumentare la popolarità della boxe più di quanto il poco pubblicamente apprezzato Liston potesse fare, portò ad un vasto fiorire di “pettegolezzi” e voci circa una presunta combine. Questa teoria non fu mai provata ne del tutto sconfessata. Nel 2004 Ali è tornato sull’argomento nella sua ultima intervista ufficiale, alla quale rispose con l’aiuto dei familiari: “Voglio bene a Sonny. Era un brav’uomo. Ed il pugno l’ha colpito. Non so bene quanto buono fosse il colpo, sebbene io abbia sentito il contatto. Ma credo che se avesse voluto fingere un KO, non l’avrebbe mai fatto al primo round”.

Ali difese il titolo per otto volte, prima che la sua carriera venisse interrotta quando, affermando di essere un “ministro della religione islamica” si definì “obiettore di coscienza” rifiutandosi di partire per il Vietnam (“Nessun Vietcong mi ha mai chiamato negro“, dichiarò alla stampa per giustificare la propria decisione) e venne condannato da una giuria composta di soli bianchi a cinque anni di reclusione.  Ciò gli costò anche il ritiro della licenza da parte delle commissioni atletiche pugilistiche statunitensi. 

Alì vs Frazier

Nel 1971 fu assolto grazie a una irregolarità nelle indagini svolte su di lui, e torna sul ring vincendo due incontri per KO tecnico con Jerry Quarry e con Oscar Bonavena. Il successivo incontro, valido per il titolo mondiale dei massimi, lo vede sconfitto ai punti (9-6, 11-4 e 8-6-1) dal detentore Joe Frazier in quello che è ricordato dagli appassionati ma anche dagli addetti ai lavori come “l’incontro del secolo“.

Dopo 10 vittorie, Ali subisce la seconda sconfitta contro Ken Norton ai punti, ma sempre ai punti si prende  la rivincita. E dopo aver superato, ancora ai punti Frazier (nel frattempo non più campione), viene designato come sfidante ufficiale ed affronta George Foreman per il titolo. L’incontro si svolge il 30 ottobre 1974 a Kinshasa, nello Zaire, e Ali trionfa per KO riconquistando la corona iridata. Il match, al pari del primo contro Frazier, passa alla storia e successivamente viene ricordato nel lungometraggio “Quando eravamo re”.

Alì vs Foreman

Ali vinse l’incontro grazie ad una tattica inaspettata che nemmeno i suoi allenatori credevano attuabile e possibile: il Campione s’incollò alle corde quasi ininterrottamente nelle prime 7 riprese, offrendosi volontariamente ai potentissimi colpi del rivale; l’elasticità delle corde fece si che i colpi venissero attutiti dal corpo di Ali il quale, nel corso dell’ottava ripresa, consapevole della stanchezza della quale era ormai preda Foreman, cominciò a colpirlo con una serie micidiale di jab e uppercut che lo fecero crollare al tappeto senza appello. Fu una vittoria memorabile ed unica.

Il 1º ottobre del 1975 Ali affrontò Frazier per la terza ed ultima volta, mettendo in palio il suo titolo mondiale. L’incontro si tenne a Manila, nelle Filippine, e fu denominato Thrilla in Manila. Fu un match drammatico che vide i pugili combattere con enorme ardore, senza risparmiarsi un istante. Prima dell’inizio della quindicesima e ultima ripresa l’allenatore di Frazier ritirò il suo atleta, vedendolo letteralmente distrutto dai jab di Ali. Lo stesso Ali, comunque in vantaggio al momento del ritiro, dichiarò di non sapere se sarebbe stato in grado di continuare l’incontro qualora Frazier non avesse gettato la spugna.

La grandezza di Ali non stette solo nei risultati ottenuti ma soprattutto nel modo di combattere e nella forte personalità che ne contraddistinse tutta la carriera, fuori e dentro il quadrato.

Muhammed Alì fast

Di fatto egli praticava una  boxe completamente fuori dagli schemi per un pugile della sua stazza, tutta basata sul movimento di gambe, sull’agilità e sulla velocità d’esecuzione. “Una farfalla che punge come un’ape“, questa la definizione più azzeccata e consona per descriverne la contemporanea leggiadria e micidiale precisione, coadiuvate da una tecnica sopraffina.

L’incedere dell’età comincia a farsi sentire proprio nella diminuzione della dinamicità all’interno del ring; tuttavia Ali riesce a mantenere il titolo fino al 1978, mostrando anche una discreta longevità agonistica non scalfita dagli anni d’inattività cui fu costretto per le note e già riportate vicende politiche. Dal 1976 al 1978 ebbe ragione, sempre ai punti, di Alfredo Evangelista e Earnie Shavers. Durante il match con quest’ultimo Ali terminò al tappeto alla 14° ripresa colpito duramente da un gancio di rara potenza. Lo stesso Campione ebbe modo in seguito di definire Shavers come l’avversario più potente mai affrontato. Alcuni, anche se scientificamente non dimostrabile, attribuiscono in particolare a questa sfida la malattia che qualche anno dopo colpì Ali

Alì vs Spinks

Nel 1978 perse il titolo per decisione non unanime ai punti contro Leon Spinks, il quale perse subito dopo il titolo WBC per essersi rifiutato di combattere contro Ken Norton, a quel tempo il contendente numero uno per il titolo unificato. Ali vinse per decisione unanime ai punti la rivincita contro Spinks, riottenendo il titolo WBA, e subito dopo annunciò il suo ritiro.

Ritornò nel 1980 per tentare di riconquistare il titolo WBC contro Larry Holmes, ma perse per getto della spugna alla decima ripresa. Combatté per l’ultima volta l’11 dicembre 1981 contro Trevor Berbick e perse per decisione unanime ai punti dopo dieci round. In quel combattimento Ali apparve molto lento nei movimenti e il suo allenatore, Angelo Dundee, dichiarò successivamente di aver notato anche un rallentamento nel suo modo di parlare: erano chiari sintomi della Sindrome di Parkinson. Su 61 incontri Ali vanta un record di 56 vittorie, 37 delle quali per KO. Ha perso per KO una sola volta.

Ritiratosi definitivamente dall’attività agonistica nel 1981, nel 1984 gli fu definitivamente diagnosticato il morbo di Parkinson; ha commosso e stupito il mondo apparendo come ultimo tedoforo alle Olimpiadi di Atlanta del 1996; in quell’occasione gli fu anche riconsegnata la medaglia d’oro vinta a Roma nel 1960, poiché si narra che avesse gettato l’originale in un fiume come plateale gesto di protesta verso il suo Paese e la perdurante discriminazione razziale che, al suo ritorno in patria dopo i fasti romani, portò un ristoratore a rifiutarsi di servirlo appunto perché nero.

 Ali e la Medaglia presidenziale della libertà

Sempre impegnato per la diffusione dell’Islam ed in missioni di pace, nel 1991 si è recato a Bagdad per parlare personalmente con Saddam Hussein, allo scopo di evitare la guerra con gli Stati Uniti ormai alle porte. Nel 2005 è stato insignito della Medaglia Otto Hahn per la Pace (in oro) della “Deutsche Gesellschaft für die Vereinten Nationen” (DGVN) a Berlino (Società Tedesca per le Nazioni Unite). Il 9 novembre 2005 ha ricevuto la più alta onorificenza civile statunitense dal Presidente George W. Bush: la Medaglia presidenziale della libertà.

La vita privata di Muhammad Alì

Piuttosto burrascose le vicende personali del pugile: Ali nella sua vita si è sposato quattro volte ed ha sette figlie e due figli. Il primo matrimonio lo contrasse nel 1964 con Sonji Roi, una donna conosciuta solo un mese prima. Durante la loro unione Alì ebbe due figlie da relazioni extra-coniugali: Miya e Kualiah.

Muhammad e Sonji divorziarono nel 1966 perché lei rifiutava di mettere il velo islamico. Nel 1967 Ali si sposò con Belinda Boyd, una ragazza di otto anni più giovane. Ebbero quattro figli: Maryum, nata nel 1968, Jamillah e Liban, nate entrambe nel 1970 e Muhammad Ali Jr., nato nel 1972.

Alì e Veronica Porsche

Nel 1976 i due divorziarono, a causa di una relazione tra Ali e Veronica Porsche, un’attrice e modella e nel 1977 il pugile sposò Veronica ed insieme ebbero due figlie, Hana, nata un paio di anni prima, e Laila, nata nel dicembre del ’77, che divenne un’eccellente pugile professionista e si laureò campionessa mondiale dei pesi Supermedi nel 2002. Si ritirò nel 2006 da imbattuta, vincendo tutti i 24 incontri disputati, di cui 21 per KO.

Nel 1986 Muhammad e Veronica divorziarono e alla fine di quell’anno l’ex-campione si sposò con YolandaLonnieAli, la figlia di due vecchi amici dei suoi genitori. Qualche anno dopo adottarono un bambino di nome Asaad Amin.

 

I Film su Muhammad Alì

Diverse pellicole sono state girate sulla base della vita di Alì, a partire dalla biografia di Michael Mann nel film Ali del 2001. Il film racconta la vita del pugile (interpretato da Will Smith) dal match che gli valse per la prima volta il titolo mondiale dei pesi massimi fino alla riconquista, a Kinshasa nello Zaire, nel 1974 contro George Foreman.

Willy Smith nel film Alì

Altri lungometraggi lo vedono in qualche modo protagonista:

  • Io sono il più grande, regia di Tom Gries e Monte Hellman (1977)
  • Don King – Una storia tutta americana, film TV, regia di John Herzfeld (1997)
  • King of the World, film TV della ABC, regia di John Sacret Young (2000)
  • Ali: An American Hero, film TV della Fox, regia di Leon Ichaso (2000)
  • American Gangster, regia di Ridley Scott (2007)
  • Muhammad Ali’s Greatest Fight, regia di Stephen Frears (2013)

Qualche curiosità su Muhammad Alì

  • Chiaramente ispirato ad Alì, per il modo guascone di porsi dentro e fuori del ring, è il personaggio cinematografico di Apollo Creed, primo storico avversario e poi amico ed allenatore di Sylvester Stallone nella famosissima serie Rocky. Lo stile di combattimento di Apollo è identico: cioè un mix di agilità e potenza, cosi come il modo di affrontare e sfidare i giornalisti nelle conferenze stampa.

Mohammad Ali vs Superman - Cassius Clay - Muhammad Ali: semplicemente Il più Grande

  • Ali veniva chiamato sul ring Il migliore ed Il labbro di Louisville per la valanga d’insulti che l’afroamericano lanciava sui suoi avversari sia in conferenza stampa che sul ring.
    • Il famoso match di Kinshasa del 1974, col quale riconquistò il titolo mondiale a spese di George Foreman, per motivi ancora oggi sconosciuti non venne trasmesso in diretta dalla RAI, che all’epoca possedeva due canali e non tre. A farlo, in lingua italiana, fu Tele Capodistria (emittente, oggi slovena, al tempo jugoslava). La telecronaca ebbe luogo intorno alle 3 di notte con telecronista Sandro Damiani.

    • Nel 1978 la DC Comics pubblicò un fumetto one-shot dal titolo Superman vs. Muhammad Alì, dove il famoso supereroe e il pugile si batteranno sul ring per fermare un’invasione aliena della Terra.

    • Nel 1985 prese parte alla prima edizione di Wrestlemania come Special Enforcer nel Main Event: Hulk Hogan & Mr. T vs. Roddy Piper & Paul Orndorff.

I riconoscimenti di Muhammad Alì

Fu eletto Fighter of the year (pugile dell’anno) dalla rivista americana Ring Magazine nel 1963, 1972, 1974, 1975 e 1978.

Alì ieri e oggi

Match dichiarati Ring Magazine fight of the year:

  • 1963 – Cassius Clay W 10 Doug Jones
  • 1964 – Muhammad Ali KO 7 Sonny Liston I — vedi Muhammad Ali versus Sonny Liston
  • 1971 – Joe Frazier W 15 Muhammad Ali I — vedi Fight of the Century
  • 1974 – Muhammad Ali KO 8 George Foreman — vedi The Rumble in the Jungle
  • 1975 – Muhammad Ali KO 14 Joe Frazier III — vedi Thrilla in Manila
  • 1978 – Leon Spinks W 15 Muhammad Ali I

La International Boxing Hall of Fame e la World Boxing Hall of Fame lo hanno riconosciuto fra i più grandi pugili di ogni tempo.

Detiene anche i prestigiosi allori di Sportman Of The Century per Sports Illustrated, Miglior Peso Massimo di sempre per The Ring e secondo miglior pugile di sempre per ESPN.com.

 Cassius Clay sul Time

Oltre a questi riconoscimenti in campo pugilistico, è stato scelto dalla rivista TIME come una delle 100 persone più influenti del XX Secolo nella categoria Heroes And Icons, unico sportivo insieme a Pelé e Bruce Lee; è inoltre uno dei pochi sportivi americani ad aver ricevuto la Medaglia presidenziale della libertà. Nel 1974 è stato premiato dall’Associated Press come atleta maschile dell’anno. In un sondaggio condotto dal sito internet del mensile Focus Storia, Muhammad Ali è stato eletto Sportivo del Novecento.

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Giampiero Giuffré

Giampiero Giuffè: bancario per necessità ma non per vocazione, si butta a capofitto nel mondo radiotelevisivo alla fine degli anni 90′ e per 7 anni conduce su RadioSpazioAperto, insieme al fratello Simone, prima The Football Box, La Scatola del Calcio, dedicata al calcio internazionale, e poi BZona, Allenatori nel Pallone, trasmissione semiseria sul mondo del calcio e del fantacalcio. Appassionato tifoso laziale collabora come redattore o caporedattore con vari siti; dedito anche alla musica caraibica e latina in genere, la balla e ne scrive. In questo blog segue, per ora, la categoria I Miti dello Sport.Blog personale: http://www.giroma.it/

Giampiero Giuffré

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