Campionato Serie A 2018-2019: ecco i voti alle 20 squadre

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Sull’ottovolante spunta una stella nerazzurra. L’ultima giornata di campionato ha espresso i verdetti mancanti della stagione 2018-19 che ha visto l’ennesimo trionfo bianconero (l’ottavo consecutivo) “condito” dalla straordinaria qualificazione dell’Atalanta alla Champions League e dalla vittoria della Lazio in Coppa Italia a fronte delle retrocessioni, più o meno annunciate, di Chievo, Frosinone ed Empoli.

serie A 2018-2019 le pagelle

Come di consueto, quindi, andiamo a dare i voti alle nostre squadre, dividendole tra “buone” e “cattive” , promosse e bocciate, sulla base dei risultati ottenuti, dei trofei vinti, delle sconfitte e delle vittorie, ma anche in base alle aspettative più o meno rispettate, agli obiettivi più o meno centrati rispetto a quelli prefissati prima del via sulla scorta del reale o presunto valore delle rose a disposizione ai nastri di partenza.

JUVENTUS (voto 8)

Nonostante l’ottavo titolo conseguito, peraltro con estrema facilità, quasi in scioltezza, la stagione bianconera, secondo noi, non può essere annoverata tra le migliori degli ultimi anni, tanto è vero che la stessa società ha optato per il cambio della conduzione tecnica dando il benservito a Massimiliano Allegri, l’allenatore più vincente della storia juventina con Trapattoni e Lippi.

L’arrivo di Cristiano Ronaldo infatti faceva presagire quantomeno un ruolo da protagonista anche in Europa per cui l’eliminazione ai quarti della Champions da parte dei ragazzini terribili dell’Ajax pesa in maniera notevole sul giudizio complessivo, aggravato anche dall’uscita precoce dalla Coppa Italia ad opera dell’Atalanta, e non adeguatamente compensato dal successo in Supercoppa italiana che per una compagine come quella bianconera non può rappresentare un vero e proprio traguardo.

La Juventus quest’anno ha brillato raramente dal punto di vista del gioco dando spesso l’impressione di spendere il minimo indispensabile per portarsi a casa i tre punti, arrivati puntualmente grazie a prodezze individuali od al culmine di quella “manciata” di minuti giocati a tavoletta nei momenti decisivi delle gare per poi tornare ad una fin troppo normale amministrazione.

Per quanto concerne i singoli vanno chiaramente promossi l’asso portoghese (28 gol stagionali di cui 21 in campionato), calatosi nella realtà italiana senza apparenti problemi, il capitano Chiellini, vero perno immarcescibile della retroguardia e Mandzukic capace di cantare (realizzando goal pesanti) e portare la croce. Una menzione particolare la meritano anche i giovani Bentancur e Kean, dai quali probabilmente ripartirà il nuovo progetto tecnico, e naturalmente il portiere Szczesny; da rivedere Bonucci che ha commesso qualche errore di troppo, mentre finiscono dietro la lavagna Douglas Costa, incostante ed irrequieto dentro e fuori dal campo, ed il talentuosissimo Dybala che ha forse pagato più di ogni altro l’arrivo di Ronaldo del quale non è riuscito a diventare la spalla ideale.

NAPOLI (voto 6)

De Laurentiis (al quale affibbiamo il solito 4…) ha cercato di mascherare il suo proverbiale “braccino” da mercato mettendo sulla panchina azzurra il tecnico italiano più titolato nel mondo e limitandosi a sostituire il partente Jorginho con Fabian Ruiz (comunque promosso); l’addio strada facendo del capitano Hamsik e la mancata conferma su alti livelli di calciatori bravi ma ancora non abbastanza maturi come Diawara, o distratti da voci di mercato come Allan, autore di un inizio di stagione sfolgorante ma poi affievolitosi, hanno reso meno efficace il gioco dei partenopei, solo a tratti all’altezza della stagione passata.

Tra i migliori sicuramente Zielinski, che ha finalmente compiuto il definitivo salto di qualità dando continuità al suo rendimento, e Milik che senza i guai fisici ha dimostrato la sua efficacia sotto porta; un passo indietro invece per Mertens, meno decisivo rispetto al passato, e soprattutto Insigne, figlio amato/odiato del popolo napoletano. Da rivedere per una stagione intera Meret, comunque positivo, da bocciare i terzini (a parte Ghoulam finalmente uscito dal tunnel degli infortuni).

Il secondo posto, a distanza siderale dalla capolista con la quale di fatto non ha mai davvero incrociato la spada al contrario dello scorso anno, non può bastare. Le eliminazioni europee (prima in Champions e poi in Europa League) e quella dalla Coppa nazionale rendono la stagione del Napoli ben al di sotto delle aspettative.

ATALANTA (voto 9)

Straordinaria, eccellente stagione quella dell’Atalanta che centra il risultato più prestigioso della sua storia entrando in Champions League a suon di reti (103 in stagione, 77 in campionato nel quale risulta come miglior attacco) e prestazioni sempre all’altezza, intrise di una carica agonistica superiore alla norma, una freschezza atletica invidiabile fino al termine e trame di gioco esaltate dalla velocità di Gomez e dalla fantasia di Ilicic, perfettamente concretizzate da uno Zapata assurto a livelli realizzativi quasi impensabili ad inizio stagione.

Gasperini ha avuto la pazienza e la bravura di costruire il “miracolo” sulle macerie dell’eliminazione ai preliminari di Europa League che avrebbe potuto minare in modo significativo tutta la stagione.

A parte Berisha, che infatti ad un certo punto è stato accantonato definitivamente dal tecnico, non ci sentiamo di mettere nessuno dietro alla lavagna mentre i voti alti ed altissimi si sprecano: ai tre già citati vanno aggiunti in particolare il portiere Gollini, gli aitanti ed insuperabili Hateboer e Palomino (efficaci anche in fase offensiva), Mancini, calato alla distanza, De Roon che tornando a Bergamo ha ritrovato sé stesso, Freuler, moto perpetuo del centrocampo e la sorpresa Castagne. Un gruppetto ristretto di “titolarissimi” che resterà per sempre nella memoria dei tifosi bergamaschi.

L’aver agguantato anche la finale di Coppa Italia, poi persa, corrobora ancor di più la sensazione di aver assistito ad una favola a lieto fine.

INTER (voto 6)

Una stagione in chiaroscuro quella dell’Inter, sempre più pazza come cantano i suoi stessi tifosi. Per il secondo anno consecutivo gli uomini di Spalletti (che verrà sostituito da Conte) conquistano la qualificazione in Champions League all’ultima giornata centrando comunque il traguardo minimo in considerazione degli investimenti profusi dalla società.

Malissimo in Europa e fuori dalla seconda competizione nazionale ad opera della Lazio, l’Inter, che inizialmente veniva considerata la vera ed unica possibile alternativa alla Juventus, si è attorcigliata su sé stessa più di una volta, perdendosi in vacue e vane polemiche tra società e giocatori (Icardi in primis) e tra i componenti dello spogliatoio ed un allenatore troppo spesso impegnato più a combattere i propri fantasmi che a tracciare le strategie del campo.

Capitomboli improvvisi e rari sussulti di gioco delineano una stagione complessivamente deludente per il “biscione”.

Promosso capitano in corso d’opera, Handanovic risulta alla fine il migliore dei suoi, seguito dalla coppia di centrali SkriniarDe Vrij; bene D’ambrosio, Brozovic, a lungo perno del gioco nerazzurro, Politano, autore di prestazioni di qualità e Vecino, sempre decisivo nei momenti importanti; tutto sommato positivo l’approccio di Lautaro Martinez mentre risulta nettamente deficitario il rendimento di Icardi e quello dell’evanescente e spesso indolente Perisic; impalpabili Candreva, Gagliardini, Dalbert e Cedric mentre meriterebbero una prova d’appello Keita e soprattutto Nainggolan, capace comunque di ritagliarsi uno spazio importante con qualche goal pesante nonostante una serie di infortuni (non solo in campo…) piuttosto imbarazzante.

MILAN (voto 6,5)

Altra stagione controversa per i rossoneri; le traversie finanziarie culminate con il cambio in corsa della proprietà, un via vai frenetico di dirigenti e calciatori (su tutti il cambio Higuain – Piatek) ed una serie impressionante di infortuni, hanno reso difficilissimo il compito di Gattuso che però, benché messo sempre in discussione dalla dirigenza, ha badato al sodo e pur non entusiasmando dal punto di vista del gioco, ha portato la squadra ad un passo dalla qualificazione alla Champions, sfumata definitivamente soltanto all’ultima giornata. Il ko nel derby di ritorno è stata forse la “mazzata” decisiva nel momento migliore (almeno nei risultati).

Oltre a Gattuso promuoviamo a pieni voti Donnarumma, che forse stimolato dall’arrivo di Reina ha ritrovato il rendimento di un paio di stagioni fa; bene anche Romagnoli e Piatek, che però sul finale ha perso la via della rete, Bakayoko, che aldilà di qualche “colpo di testa” ha dato solidità in mezzo al campo, e lo stesso Kessie, che ha toccato raramente picchi esaltanti ma ha sempre dato tutto risultando il più utilizzato da Gattuso.

Bocciatissimo Higuain, male Suso e Laxalt, in forte calo Cutrone, disperso Biglia, da rivedere Calhanoglu, riapparso nel finale dopo mesi di oblio.

ROMA (voto 4)

Annata difficile per i capitolini che non solo non hanno saputo ripetere il clamoroso exploit europeo della scorsa stagione ma hanno perso anche il treno della partecipazione alla Champions, ritenuta necessaria negli ultimi anni per sorreggere economicamente una società che intende autofinanziarsi attraverso il trading e le entrate derivanti dalla maggior competizione per clubs.

L’avvicendamento in panchina tra Di Francesco e Ranieri non ha portato i frutti desiderati ed il doloroso addio a De Rossi, in aperto contrasto con l’attuale dirigenza, ha acuito le frizioni tra la stessa e la tifoseria che ora aspetterà al varco le mosse degli uomini di Pallotta chiamato ad intervenire pesantemente per rifondare una squadra apparsa troppe volte assente ingiustificata nonostante le notevoli potenzialità.

Il 3-0 subito nel derby di ritorno ed il clamoroso 7-1 rimediato in Coppa Italia dalla modesta Fiorentina di quest’anno restano due macchie difficili da cancellare.

Per quanto riguarda i singoli, ci sentiamo di promuovere proprio De Rossi, che pur alle prese con problemi fisici non indifferenti quando è stato chiamato in causa è sempre risultato tra i migliori, Mirante, in grado di ritagliarsi un insperato ruolo da titolare dopo le ripetute incertezze di Olsen, e naturalmente El Shaarawy, miglior marcatore in campionato con 11 reti. Positivo anche Kolarov, autentica sorpresa Zaniolo, passato in poche settimane da oggetto misterioso a “uomo mercato”. Sufficienti ma a corrente alternata Dzeko e Pellegrini, deludenti Cristante e Fazio, al di sotto dei suoi standard Manolas. Decisamente male il già citato Olsen, Marcano ed il solito Schick; da rivedere Under e Kluivert.

TORINO (voto 7)

Mazzarri ha costruito una formazione che ha edificato il suo cammino “quasi europeo” sulla solidità difensiva ed una ritrovata combattività. Il sogno Champions è durato poco ma l’Europa League se non fosse arrivata l’inopinata sconfitta in quel di Empoli (4-1) poteva davvero essere agganciata. Tra i migliori il portiere Sirigu, il ritrovato de Silvestri ed i difensori Izzo e Nkoulou; bene anche Baselli e Rincon mentre Belotti, pur toccando discreti livelli realizzativi (15 reti in campionato) non è ancora tornato sui livelli di due stagioni fa.

LAZIO (voto  7)

Piuttosto male in Campionato dove le 13 sconfitte subite stonano decisamente con la qualità dell’organico a disposizione di Inzaghi, la Lazio quest’anno ha deluso anche in Europa League, eliminata ai sedicesimi e sconfitta perfino dai ciprioti.

La vittoria in Coppa Italia però, ottenuta peraltro eliminando strada facendo le due milanesi (entrambe piegate a San Siro), rivaluta decisamente la stagione dei biancocelesti, ancora una volta capaci di essere i soli, oltre la Juve, a vincere qualcosa.

Resta difficile da spiegare il crollo in campionato quando, dopo il successo a Milano con l’Inter, la Champions sembrava ad un passo ma la Lazio è riuscita nell’impresa “al contrario” di mettere nel sacco appena un punto contro avversarie ampiamente abbordabili come Spal, Sassuolo ed il già retrocesso Chievo.

Migliori Leiva, Correa ed il sorprendente Caicedo, bocciati Wallace, Patric, Marusic e Durmisi; in affanno Immobile, al di sotto delle loro qualità Luis Alberto e Milinkovic, autore però della rete decisiva nella finale di Coppa Italia contro l’Atalanta.

SAMPDORIA (voto 6,5)

Compagine ancora una volta a doppia velocità: arrembante e decisa in casa, timorosa in trasferta, anche la Samp quest’anno, complice il vistoso rallentamento di tutte le rivali, ha cullato per un tratto della stagione sogni europei, vanificati nella seconda parte della stagione.

Giampaolo non sempre è sembrato a proprio agio nella gestione del gruppo nel quale ha giganteggiato l’eterno Quagliarella, capace di battere la concorrenza anche di Ronaldo e vincere la classifica cannonieri a 36 anni suonati.  Bene anche il portiere Audero (a parte un paio di prestazioni imbarazzanti), il centrale Andersen ed il redivivo Murru; sugli scudi pure Praet mentre Defrel, partito col turbo, si è perso in itinere. Male Colley, a corrente alternata i vari Ramirez, Caprari e Linetty.

BOLOGNA (voto 6,5)

Partito malissimo con Filippo Inzaghi alla guida, il Bologna dopo la sconfitta casalinga ad opera del Frosinone (0-4) alla 21° giornata sembrava irrimediabilmente condannato alla retrocessione; l’avvento in panchina di Sinisa Mihajlovic, qualche innesto di qualità nel mercato di gennaio (Soriano, Sansone e Lyanco) e la rivalutazione di alcuni talenti precedentemente inespressi (su tutti Orsolini), hanno rivitalizzato clamorosamente la squadra e tutto l’ambiente fino a centrare non solo la salvezza con una certa tranquillità ma addirittura il decimo posto, posizione francamente inimmaginabile a metà campionato.

Tra i protagonisti, oltre al tecnico ed a quelli già citati vanno ricordati anche Pulgar, cresciuto moltissimo nel girone di ritorno, il “vecchio” Palacio e lo stesso Santander, uno dei pochi a salvarsi anche durante il periodo più buio della stagione.

In crescita anche il portiere Skorupski ed il laterale Dijks, mentre Destro, sempre alle prese con problemi fisici, ha avuto troppo poco spazio.

Sul banco degli imputati in pratica tutta l’intera rosa, allenatore compreso, fino alla fatidica svolta voluta dalla società che ha evidentemente rimediato ad un suo stesso errore di valutazione.

SASSUOLO (voto 6)

Campionato decisamente tranquillo, ma anche senza grandi exploit per i neroverdi, guidati sapientemente da un tecnico che si conferma allenatore emergente e dal futuro più che mai roseo; pur rinnovando parecchio il roster, con uscite importanti come Politano ed Acerbi, la squadra è rimasta sempre compatta, facendo del gioco e del gruppo i suoi punti di forza. A turno i ragazzi di De Zerbi hanno chiesto ed ottenuto la luce della ribalta a partire da Boateng (finché è rimasto) per proseguire con i vari Matri, Babacar, Sensi, Duncan e Ferrari; come sempre altalenante il rendimento di Berardi, in bilico tra il campione che forse non sarà mai ed il ragazzo un po’ viziato e scavezzacollo che ogni tanto mostra ancora di essere. Da tenere d’occhio il giovane Demiral.

UDINESE (voto 5,5)

I Pozzo hanno rischiato di pagare a caro prezzo l’azzardo Velazquez, tecnico mostratosi impreparato all’impatto con il nostro calcio; la squadra ha perso ben presto la bussola e nemmeno l’arrivo di Davide Nicola sembrava poterla trarre in salvo da un’inopinata retrocessione.

Ancora una volta, come nello scorso campionato, c’è voluto l’intervento di Igor Tudor per cavare il ragno dal buco e mettere a frutto una cifra tecnica non certo eccelsa ma sicuramente superiore ad alcune delle squadre “inguaiate” nella stessa pastoia.

La stella De Paul ha comunque brillato di luce propria mentre Lasagna, complice qualche infortunio di troppo, non sempre è stato all’altezza del suo passato. Decisivi l’apporto finale di Okaka e la crescita esponenziale di Mandragora. Imbarazzanti alcune prestazioni di Samir ed Opoku.

SPAL (voto 7,5)

SPAL – Continua la favola biancoceleste; i ferraresi stavolta si salvano con relativa tranquillità togliendosi lo sfizio di battere la Juventus, la Lazio e per due volte la Roma!

Semplici facendo onore al suo cognome, non cerca voli pindarici; il suo calcio è basilare ma tremendamente efficace: difesa imperniata su difensori rudi e tosti (ricordiamo Cionek, Vicari ed il…bomber Felipe), centrocampo affidato all’esperto Missiroli e due frecce, Lazzari e Fares, in grado di servire al meglio il bomberone Petagna, capace di realizzare la bellezza di 16 reti oltre che svolgere il suo consueto lavoro di sponda.

Importanti anche gli apporti di gennaio, Viviano e Murgia.

Un po’ al di sotto delle aspettative il capitano Antenucci e Paloschi mentre perfino Floccari nel finale è riuscito a dare il suo prezioso contributo.

PARMA (voto 6,5)

Tornata nella massima serie dopo un duro purgatorio a seguito del fallimento causato dalle dissennate gestioni precedenti, la squadra di D’Aversa (promosso) ha disputato una prima parte di stagione da leccarsi i baffi che le ha consentito di ammortizzare il calo successivo senza doversi mai davvero preoccupare di quanto accadeva alle sue spalle; pur mantenendo il gruppo della B, causa mercato ridotto per la possibilità sventata soltanto a poche settimane dal via di essere retrocessa a tavolino o pesantemente penalizzata dalla giustizia sportiva, gli arrivi sono stati mirati con la geniale intuizione di inserire Gervinho, a volte inarrestabile e cannoniere della squadra con 11 reti. Molto bene anche Iacoponi, Bruno Alves e parzialmente Inglese; sottotono l’atteso Stulac e Ceravolo.

CAGLIARI (voto 6)

Non era semplice il compito di Maran, chiamato a ripetere in Sardegna il “miracolo Chievo”. In effetti il Cagliari, praticamente salvo a dieci giornate dalla fine, ha ripetuto il percorso più volte tracciato negli anni scorsi. In casa è sembrato spesso irresistibile ma in trasferta si è mostrato quasi sempre arrendevole e poco convincente.

Sugli scudi ovviamente Pavoletti, confermatosi implacabile sulle palle alte, bene Barella, ormai maturo per spiccare il salto in una grande, e Cragno che ha riscattato completamente il campionato scorso proponendosi anche a livello Nazionale. Male Sau, poi trasferitosi alla Samp, non esaltante l’apporto di Srna, a tratti imprendibile ma comunque incostante la genialità di Joao Pedro.

FIORENTINA (voto 4)

Sulla scorta del buon campionato passato, Pioli aveva ottenuto la conferma dei suoi uomini migliori, nonostante fossero appetiti dalle più importanti squadre italiane e non solo, ma il bel gioco mostrato nella seconda parte del torneo 2017-18 non si è quasi mai intravisto in questa stagione, anzi nel girone di ritorno la Viola è completamente crollata, specie dopo l’arrivo in panchina di Montella, all’ennesimo fallimento.

La clamorosa vittoria in Coppa Italia contro la Roma aveva forse illuso l’ambiente e la squadra che in pratica da quella gara non ne ha azzeccata più una. Che il capocannoniere in campionato sia Benassi con 7 reti la dice lunga sul rendimento degli attaccanti gigliati, anche se Muriel, arrivato a gennaio, non ha di certo deluso. Malissimo invece Simeone, mentre Chiesa, autore a volte di prestazioni maiuscole ha mantenuto la sua difficoltà realizzativa fermandosi a quota 6.

Da rivedere l’acerbo Lafont, impalpabile l’eterna promessa Piaça, spesso ai box per infortunio, in crescita ma ancora ben lontano dalle premesse il centrocampista brasiliano Gerson, troppo emotivo Veretout.

GENOA (voto 3)

GENOA – Se Preziosi non avesse azzeccato il jolly Piatek ora staremmo raccontando una triste retrocessione; la società ed i due allenatori che si sono succeduti sulla panca rossoblù dopo l’esonero di Ballardini (Juric e Prandelli) non sono riusciti mai ad invertire la tendenza e soltanto i goals del polacco, partito poi a gennaio per raccogliere al Milan l’eredità di Higuain hanno tenuto a galla la barca genoana, davvero inguardabile se si eccettuano quelle due o tre alzate di scudi che hanno reso un po’ meno amara una stagione altrimenti da dimenticare, ma i successi su Lazio e soprattutto Juve non possono compensare la paura finale con la formazione ligure costretta ad elemosinare un punto in quel di Firenze e sperare nella sconfitta dell’Empoli a San Siro.

A parte Super Piatek ci sentiamo di promuovere il solo Criscito, almeno per l’attaccamento mostrato verso la maglia mentre dietro la lavagna mettiamo tutti gli altri, dal presidente all’ultimo dei calciatori

EMPOLI (voto 5)

A volte meglio star fermi che fare danni; vista l’impennata finale seguita al ritorno in panchina di Andreazzoli (precedentemente sostituito da Iachini), sorge il dubbio che se la società avesse tenuto duro nei momenti difficili forse l’Empoli si sarebbe salvato. Di certo, nonostante un cammino non proprio regolare, l’avrebbe meritato di più di almeno un paio delle compagini che l’hanno preceduto in classifica.

Tra i calciatori va senza dubbio segnalata positivamente l’annata di Caputo, autore di 16 reti, e dei giovani Traorè e Di Lorenzo, vere sorprese della stagione empolese. Non proprio esaltante la gestione dei tre portieri mentre è stato forse tardivo l’innesto di una spalla offensiva come Farias, certo più concreto e produttivo dei vari Michelidze, Oberlin e La Gumina.

Non bocciamo del tutto nessuno in quanto riteniamo che la rosa dell’Empoli non potesse esprimere molto di più di quanto mostrato.

FROSINONE (voto 3)

A parte un brevissimo tratto della stagione il Frosinone non ha mai davvero messo in dubbio la sua inevitabile e prevedibile retrocessione nella serie cadetta. Il presidente Stirpe nonostante le buone intenzioni non è riuscito ad allestire un team veramente competitivo ed il destino è apparso segnato sin dalle prime giornate. Curioso il rendimento interno dei ciociari, capaci di conquistare appena 9 punti sul terreno amico! Volendo salvare qualcuno scegliamo Ciano, cannoniere della squadra con 7 centri.

CHIEVO (voto 3)

Anche le favole più belle hanno una fine: rimasto in serie A per un soffio nelle ultime stagioni, stavolta il Chievo, complice anche la penalizzazione di 3 punti, ha occupato sin dalla prima giornata la posizione del fanalino di coda senza riuscire mai, nemmeno lontanamente, ad avvicinarsi alle avversarie dirette.

Qualche prestazione d’orgoglio (pareggi con Napoli, Roma, Inter e Lazio, poi battuta addirittura a domicilio nel girone di ritorno!) ha soltanto illuso, di tanto in tanto che la fiammella potesse riaccendersi salvo poi tornare nel grigio anonimato di una stagione da dimenticare.

Note appena positive per Stepinski (6 reti) e Sorrentino, menzione d’onore per Sergio Pellissier, giunto al passo d’addio, che lascia il testimone al giovane Vignato, il cui talento potrebbe far ripartire il sogno di un ennesimo miracolo.

Giampiero Giuffré

Giampiero Giuffè: bancario per necessità ma non per vocazione, si butta a capofitto nel mondo radiotelevisivo alla fine degli anni 90′ e per 7 anni conduce su RadioSpazioAperto, insieme al fratello Simone, prima The Football Box, La Scatola del Calcio, dedicata al calcio internazionale, e poi BZona, Allenatori nel Pallone, trasmissione semiseria sul mondo del calcio e del fantacalcio. Appassionato tifoso laziale collabora come redattore o caporedattore con vari siti; dedito anche alla musica caraibica e latina in genere, la balla e ne scrive. In questo blog segue, per ora, la categoria I Miti dello Sport.Blog personale: www.ggromanews.it

Giampiero Giuffré