Ayrton Senna: il Campione più amato della Formula 1

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A distanza di un mese, nel primo ventennio dalla sua morte, torniamo a parlare di uno dei più grandi talenti che la Formula 1 abbia mai espresso, scomparso prematuramente a 34 anni in un assolato pomeriggio di maggio, “in una terra di sognatori” e definitivamente entrato nel mito, collocandosi appena una o due spanne sotto Gilles Villeneuve, rispetto al quale, peraltro, ha vinto molto ma molto di più, in una ipotetica griglia di partenza nell’immaginario collettivo degli sportivi. Italiani, s’intende, perché per i brasiliani Ayrton Senna da Silva, è tuttora in assoluto il personaggio sportivo più amato, surclassando anche figure mitologiche del mondo del calcio come Pelé, Zico o Garrincha…

Ayrton Senna

Le Formule minori

Dopo gli inizi in chiaroscuro nei Kart, già trattati, il nostro passa nel 1981 alla Formula Ford 1600, disputando il campionato britannico RAC ed il Townsend-Thoresen: li vince entrambi totalizzando 12 vittorie, 3 pole e 10 giri veloci su 19 gare. L’anno seguente passa alla Formula Ford 2000, disputando sia il campionato britannico Pace British sia l’Europeo EFDA, ed anche stavolta finisce davanti a tutti in entrambe le competizioni con 21 vittorie, 15 pole e 22 giri veloci su 29 gare. A fine stagione esordisce nell’ultima prova del difficile Campionato Britannico di Formula 3 conquistando incredibilmente pole, vittoria e giro più veloce.

Nel 1983 vince il Campionato Britannico F3 con una Ralt-Toyota del team West Surrey Racing grazie a 12 vittorie, 15 pole e 13 giri veloci su 20 gare. A fine stagione partecipa alla prestigiosa gara internazionale di F3 di Macao nella quale si confrontano tutti i più forti piloti della categoria: parte dalla pole, domina entrambe le manches e segna il giro veloce. Il 1983 segna anche la scelta di farsi chiamare con il cognome materno, Senna, privilegiandolo rispetto al più comune e confondibile Da Silva.

Arriva la Formula 1

Ormai Ayrton appare maturo per il grande salto e nella stagione successiva, su Toleman-Hart, esordì proprio nel GP del suo Brasile, in Formula 1, dimostrandosi subito all’altezza della situazione; con lui la piccola scuderia inglese raggiunse risultati mai colti in precedenza, come il secondo posto al Gran Premio di Monaco, corso sotto un diluvio incessante ed interrotto per le avverse condizioni atmosferiche proprio mentre Senna stava portando a compimento uno straordinario recupero su Alain Prost, che diventerà poi il principale rivale di tutta la sua carriera. Il “mago della pioggia” però ormai è svelato, il suo futuro appare a tutti certo: è nato un Campione, di quelli che lasceranno il segno. Chiude il campionato al 9° posto conquistando altri due podi, in Gran Bretagna ed in Portogallo; strano segno del destino la mancata qualificazione, l’unica in tutta la carriera, per il GP di San Marino, durante il quale, dieci anni dopo, troverà la morte.

 Lotus - Ayrton Senna

Il passaggio alla Lotus

Tutte le maggiori scuderie puntano su di lui ma è la Lotus ad accaparrarsi i suoi servigi per la stagione 1985; con la “nera” Ayrton conquista la sua prima vittoria, in Portogallo, dimostrandosi ancora una volta il più forte sul bagnato e dando sfoggio della sua enorme capacità di guida in condizioni estreme.

Per ben 7 volte è il migliore in prova quando il turbo targato Renault, che motorizza le Lotus, non soffre i problemi legati alle limitazioni sul carico di carburante che invece, oltre a problemi meccanici, lo beffano in diverse gare vanificandone le pur altissime prestazioni. Senna resta complessivamente alla Lotus per tre stagioni, vincendo 6 GP e conquistando per ben 16 volte la Pole Position; tuttavia, nonostante l’arrivo del motore Honda lo renda più competitivo, non riesce ad andare oltre il terzo posto nel Mondiale e decide di passare alla McLaren per puntare decisamente al titolo di Campione del Mondo.

 Ayrton Senna e la McLaren

Il Campione con la McLaren

Il 1988 è l’anno della svolta: la McLaren-HondaMP4/4 non ha rivali ed i suoi piloti, Senna e Prost, si aggiudicano 15 GP su 16! Un dominio assoluto che accende a dismisura la rivalità interna tra i due “galli” nello stesso pollaio… Senna, vince il suo primo titolo con 8 successi e ben 13 pole (all’epoca record assoluto). Epica la gara di Suzuka, penultima e decisiva tappa per la conquista del titolo: partito al palo, Senna ha un’esitazione al semaforo verde e precipita al centro dello schieramento, costretto ad una rimonta portentosa concretizzatasi al 28° giro con un sorpasso memorabile ai danni del rivale-compagno di squadra. Una delle gare più belle della sua epopea di pilota! Polemiche accese tra i due si scatenarono al termine del GP del Portogallo quando “il professore” accusò apertamente il brasiliano di averlo chiuso pericolosamente verso un muretto.

La rivalità e gli sgarbi con Alan Prost

L’anno successivo iniziò sulla falsa riga del precedente tanto che Senna vinse tre delle prime 4 gare, imprimendo subito il suo ritmo alla corsa mondiale. A San Marino nuovo episodio increscioso con Prost: Ayrton infatti, in barba alle direttive della scuderia che imponeva ai due piloti una specie di “patto di non belligeranza” con tanto di divieto di sorpasso nel corso del primo giro, passò il rivale nella prima tornata, aggiudicandosi il GP e mandando su tutta le furie il transalpino.

Ancora una volta il Campionato si decise in Giappone: a sei giri dalla fine, i due contendenti al titolo si ritrovarono testa a testa per il primo posto. Stavolta fu Prost a “chiudere” la traiettoria al “compagno” impedendogli il sorpasso. Il contatto, inevitabile, tra i due, portò al ritiro immediato del francese mente il brasiliano riuscì a tornare in pista e vincere davanti a Nannini. I giudici di gara però squalificarono il brasiliano per aver tagliato una chicane in fase di rientro dopo l’incidente, assegnando di fatto al francese il suo terzo titolo mondiale.

Senna e la rivalità con Prost

Senna entrò in aperta polemica con il Circus ed in particolare con il presidente della Federazione, Jean-Marie Balestre, accusandolo di favorire il connazionale; in questo fu spalleggiato dal direttore della McLaren Ron Dennis che dimostrò come la decisione di squalificare Senna fosse un’evidente forzatura del regolamento. Infatti in questa circostanza i commissari sostennero che il brasiliano per riprendere la via della pista avrebbe dovuto fare una vera e propria inversione ad U, manovra anomala in Formula 1, considerati i seri rischi che avrebbe comportato per lui e per le altre vetture che sarebbero sopraggiunte. La questione del “taglio chicane” tornò in discussione alla vigilia della stagione successiva e l’inversione ad “U” fu bocciata da tutti i piloti e quindi anche dalla Federazione stessa che fu costretta ad un poco onorevole dietro-front. Senna venne comunque squalificato per sei mesi ma con la condizionale, potendo quindi continuare regolarmente la sua attività. Il tutto lo intristì parecchio, portandolo anche a meditare il ritiro.

I rivali Senna e Prost

Senna si vendicò la stagione successiva, sempre a Suzuka: Prost, nel frattempo passato in Ferrari, bruciò il rivale in partenza ed alla prima curva chiuse correttamente la traiettoria; Senna ritardando appositamente la frenata (come ammise qualche anno dopo…) speronò il francese ponendo fine alla corsa di entrambi ed aggiudicandosi il Campionato. A fine gara il brasiliano dichiarò che “le corse sono fatte così, certe volte finiscono alla prima curva, certe volte finiscono a sei giri dalla fine”, alimentando la corrente di chi sosteneva che la manovra fosse scorretta e volontaria.

Il Terzo Mondiale

Il 1991 porta a Senna il terzo titolo mondiale, forse il più fortemente voluto, e strappato alla concorrenza della Williams, divenuta molto più che competitiva. Dopo un inizio straordinario con uno spettacolare 4 su 4, la macchina rivale, equipaggiata Renault, comincia a mostrare tutta la sua potenzialità mentre la Honda fatica a tenere il passo nello sviluppo del nuovo motore; ma Senna è il vero valore aggiunto della McLaren e riesce a tenere dietro gli avversari anche grazie ad un pizzico di fortuna che lo premia in particolare nei Gran Premi di Belgio e Ungheria.

Senna vince il Terzo Mondiale

La cosa si ripete in Portogallo quando i meccanici della Williams gettano alle ortiche una facile vittoria sbagliando completamente il pit-stop, ed ancora in Giappone, quando a “toppare” una manovra è Nigel Mansell, consentendo a Senna di fregiarsi dei punti decisivi per il titolo. Da sottolineare che per la prima volta Ayrton riesce a vincere in Brasile, la sua terra, al termine di un GP soffertissimo che lo vide addirittura svenire una volta arrivato al traguardo. La rottura del cambio lo costrinse infatti a guidare con la sola sesta marcia per una ventina di giri.

 

Gli anni difficili

Nel 1992 la superiorità della Williams FW14B, dotata di sospensioni attive, è schiacciante e Senna riesce a vincere soltanto tre GP (Monaco, Budapest e Monza), piazzandosi al quarto posto nel Mondiale Piloti. Da ricordare un episodio che ne testimonia la grande umanità, in contrapposizione all’immagine un po’ oscura ritagliategli addosso dopo i “fattacci” con Prost: durante le prove del Gran Premio del Belgio, infatti, a seguito di un incidente, la Ligier del pilota francese Erik Comas carambola a centro pista ed il pilota sviene col motore acceso. Il primo pilota a fermarsi è Ayrton Senna. Rischiando la vita, spegne il motore e raddrizza la testa del pilota francese, muovendola verso una posizione più naturale.

La Honda a fine stagione abbandona il Mondiale e Senna arriva ad un passo dall’essere ingaggiato dalla Williams; tuttavia il passaggio non si concretizza per l’espresso veto nei suoi confronti posto dal vecchio rivale Prost, nel frattempo accasatosi nella scuderia campione del mondo e favoritissima anche per il 1993. In effetti a Senna non riesce il miracolo anche se, nonostante la minor potenza ed affidabilità del suo mezzo riuscì comunque a vincere 5 GP e piazzarsi secondo in classifica alle spalle del solito Prost. Di particolare rilevanza il quinto successo consecutivo a Montecarlo (record) ed un paio di vittorie “bagnate” (Brasile e Donington), che danno la misura della sua sempre elevatissima competitività, voglia di vincere e sprezzo della paura. In Australia arriva quella che sarà la sua ultima vittoria; ironia della sorte coincidente con l’ultima gara in Formula 1 di Alain Prost, con il quale, sul podio, si abbraccia, ponendo fine alla storica e mai rinnegata rivalità.

 

Williams fatale

Nel 1994, a seguito del ritiro di Prost, Senna sale sulla Williams ma il cambio di regolamento, che impone il divieto di tutti i dispositivi elettronici che ne costituivano il vero punto di forza (in particolare le sospensioni attive ed il controllo di trazione), ne penalizzarono molto la competitività. Inoltre la vettura, progettata da Adrian Newey, presentava grossi problemi di stabilità, risultava difficile da guidare e persino troppo stretta nell’abitacolo, tanto che Senna faticava non poco per calarvisi all’interno. Ciononostante il pilota brasiliano conquistò 3 Pole Position consecutive nelle prime tre gare; nei primi due GP fu però costretto al ritiro (vittorie in entrambi i casi per l’astro nascente Michael Schumacher), la terza fu quella del GP di San Marino, Imola, il 1 maggio del 1994.

Il week end romagnolo iniziò subito sotto cattivi auspici: il venerdì il connazionale ed amico Barrichello ebbe un brutto incidente, fortunatamente senza conseguenze, mentre il giorno successivo il giovane austriaco Roland Ratzenberger, perse la vita alla curva Villeneuve, segnando profondamente il morale di Ayrton, che decise di correre con  la bandiera austriaca nell’abitacolo in onore del collega e per poterla sventolare in caso di vittoria. La stessa fu poi rinvenuta all’interno dei resti della Williams dopo l’incidente, intrisa del sangue del pilota brasiliano.

Il tragico epilogo

Alle 14:17, nel corso del 7º giro, il secondo dopo la ripartenza dietro la safety car (entrata in seguito a un incidente alla partenza che aveva coinvolto J.J. Lehto e Pedro Lamy; con i rottami delle vetture che avevano provocato addirittura il ferimento di alcuni spettatori), Senna uscì di pista ad altissima velocità alla curva del Tamburello, a causa del cedimento del piantone dello sterzo. Il piantone era stato modificato e allungato nella notte dopo le prove cronometrate, alla vigilia della gara, dopo che Senna aveva chiesto di migliorare la visibilità della strumentazione.

La saldatura manuale si mostrò però insufficiente a reggere le sollecitazioni della gara, ed il giorno successivo, dopo la partenza, il pilota non poté quindi fare nulla per controllare la monoposto. Senna, infatti, rimasto ormai passeggero impotente di una vettura ingovernabile, frenò senza tuttavia riuscire ad evitare il muro del Tamburello. L’impatto, anche a causa di un gradino d’asfalto coperto d’erba all’ingresso della via di fuga, che fece sobbalzare la vettura facendole conservare la velocità, fu tremendo.

L’incidente di Senna alla curva del Tamburello

Il puntone della sospensione anteriore destra, spezzatosi, penetrò nella visiera del casco del pilota, causando lo sfondamento della regione temporale destra che di fatto determinò la morte del pilota. Ogni sforzo per salvarlo da parte dei medici dell’Ospedale Maggiore di Bologna risultò vano ed Ayrton Senna Da Silva, ad appena 34 anni, si spense alle 18,40 del 1 maggio 1994, senza mai riprendere conoscenza.

  Puntone che uccise Ayrton Senna    La Williams di Senna dopo l'incidente

In Brasile furono proclamati tre giorni di lutto nazionale, mentre a seguito delle indagini sulla morte del brasiliano, il circuito di Imola fu posto sotto sequestro.

Rimpatriata la salma di Senna, questa venne inumata nel cimitero di Morumbi, nella città natale di San Paolo il 5 maggio 1994. Sedici fra amici, rivali ed ex piloti lo accompagnarono al luogo della sepoltura: Emerson Fittipaldi, Christian Fittipaldi, Wilson Fittipaldi, Roberto Moreno, Rubens Barrichello, Raul Boesel, Maurizio Sandro Sala (rivale di Ayrton ai tempi dei kart),Alain Prost (che aveva seguito la gara di Imola come commentatore per TF1), Jackie Stewart, Johnny Herbert, Thierry Boutsen, Gerhard Berger, Michele Alboreto, Hans-Joachim Stuck, Derek Warwick e Damon Hill.

Il 26 aprile 1997 fu eretto un monumento in memoria del pilota all’interno della curva del Tamburello (oggi trasformata in variante), pressappoco nel punto in cui Ayrton ebbe l’incidente mortale. La statua, alta circa due metri, è un corpo bronzeo che poggia su un prezioso basamento di marmo grigio e pesa quasi 380 chili. Commissionata dal Comune di Imola, proprietario dell’autodromo, e dalla Sagis, la società che all’epoca aveva in gestione l’impianto, l’opera è stata realizzata dallo scultore Stefano Pierotti.

 

Verdetti e sicurezza

Il processo sulla morte di Senna, apertosi nel 1997, si è concluso nel 2007 con l’assoluzione sia del patron della Scuderia Williams, Frank Williams, sia del progettista della vettura Adrian Newey, in tutti i tre gradi di giudizio; la Corte di Cassazione ha invece sentenziato nel medesimo anno, il “non luogo a procedere” per la richiesta di assoluzione rivolta al direttore tecnico del team Patrick Head, in quanto egli già riconosciuto colpevole di omicidio colposo, ma non condannabile essendosi estinto il reato per prescrizione. Il processo ha consentito di portare alla luce numerose anomalie nell’atteggiamento della Williams e della Federazione, nel caso ad esempio della misteriosa sparizione delle centraline elettroniche della FW16 o nel caso della cancellazione degli ultimi fotogrammi del camera-car di Ayrton.

Da sottolineare come, dopo il suo tragico incidente, tutti i circuiti di Formula 1 furono oggetto di controlli e successive revisioni dei tracciati, ove necessarie, per garantire maggior sicurezza ai piloti. Furono anche prese misure, sia immediate sia a lungo termine, per aumentare la sicurezza delle vetture e diminuirne le velocità, tanto che dall’incidente di Senna, fortunatamente, non ci sono più stati incidenti mortali nel Circus.

 Ayrton Senna e la religiosità

Il Palmares

Ayrton Senna ha preso il via in 161 GP (su 162 partecipazioni), cogliendo 41 vittorie (35 McLaren e 6 Lotus), 65 pole position (46 McLaren, 16 Lotus e 3 Williams),19 giri più veloci (15 McLaren, 3 Lotus e 1 Toleman), 7 Hat Trick (6 McLaren e 1 Lotus), in gara e 610 punti iridati validi (su 614 totali). È partito per 87 volte in prima fila e ha ottenuto 96 piazzamenti a punti, 80 dei quali sul podio, percorrendo 13672 km al comando di una corsa, vale a dire 2931 giri. Memorabili e ricche di pathos furono le sue vittorie commentate dal famoso telecronista brasiliano Galvão Bueno, che per Ayrton aveva una autentica predilezione. Proprio Galvão commentò in diretta e con grande emozione, la gara in cui Ayrton perse la vita per la rete televisiva brasiliana Rede Globo.

 

Religiosità e beneficienza

Una volta Senna dichiarò: Mi ferisce che si dica che credo di essere imbattibile a causa della mia fede in Dio. Ciò che voglio dire è che Dio mi dà la forza e inoltre che la vita è un dono che Dio ci ha dato e noi siamo obbligati a mantenerlo con cura”. Il rapporto profondo di Ayrton Senna con la religione aveva radici lontane derivanti dalla sua famiglia, in particolar modo dall’educazione ricevuta dalla madre. Nella sua valigetta personale Senna portava con sé la Bibbia e prima di ogni partenza ne leggeva un passo. In una intervista, dichiarò di aver visto Dio accanto a lui, sullo schieramento di partenza del Gran Premio del Giappone del 1988.

Sulla sua tomba, a San Paolo del Brasile, è scolpita una citazione dalla Lettera dell’apostolo Paolo ai Romani 8,39: “Nada pode me separar do amor de Deus”, in italiano Niente mi può separare dall’amore di Dio. Senna spesso dava in beneficenza parte dei guadagni che accumulava grazie alla sua attività di pilota. La sua opera di carità è stata rivelata solamente dopo la sua morte; è stata la sorella a dichiarare e a svelare queste donazioni che il pilota tenne sempre nascoste mentre era in vita.

Nel testamento del campione brasiliano, grosse somme sono state destinate a opere di beneficenza. Tale generosità rivive nella Fondazione Ayrton Senna, un ente senza scopo di lucro creata proprio dalla sorella Viviane al termine della stagione 1994 e che dà la possibilità ai ragazzi brasiliani meno abbienti di studiare e di sviluppare le loro abilità e talenti. Una citazione famosa di Ayrton Senna era: “I ricchi non possono vivere su un’isola circondata da un oceano di povertà. Noi respiriamo tutti la stessa aria. Bisogna dare a tutti la stessa possibilità”.

 

Citazioni e curiosità su Ayrton Senna

  • Lucio Dalla ha dedicato nel 1996 a Senna la canzone Ayrton.
  • Senna viene citato nella canzone Marmellata #25del cantante Cesare Cremonini.
  • Senna viene citato nella canzone Victorydel rapper francese Soprano.
  • Il gruppo italiano degli SHW ha dedicato un brano al pilota, intitolato ADS (Ayrton da Silva).
  • In occasione del Gran Premio del Brasile 2010, è stato presentato, per il lancio internazionale in grande stile, il film sulla sua vita, intitolato Senna.
  • Un’altra canzone dedicata a Senna è “Saudade” di Chris Rea.
  • MadMan cita Senna nella canzone Escape From Heart
  • La nazionale di calcio brasiliana dedicò a Senna la vittoria del Campionato mondiale di calcio 1994.
  • Nesli cita Senna nella sua canzone Strano Italiano, appartenente all’album Home.
  • La scuola di Samba di Rio de Janeiro “Unidos da Tijuca” gli dedicò il tema della sfilata durante il carnevale di Rio 2014 vincendo la competizione tra le 12 scuole in gara.

Nel 1994 circolarono insistenti voci che volevano Senna alla Ferrari dal 1995. Ayrton firmò in effetti  un pre-contratto già nel 1990 con l’allora ds della Rossa Cesare Fiorio per correre con la Ferrari la stagione successiva, ma dopo l’abbandono di Fiorio (a seguito di contrasti con Prost) l’accordo non ebbe seguito.

Secondo Julian Jakobi, manager del pilota, Senna considerava la Ferrari come l’anima della Formula 1, e così come ricordato anche dall’amico Gerhard Berger, egli prefigurava da sempre di approdarvi. Jean Todt asserì di aver conosciuto Senna nel settembre 1993, con l’auspicio di portarlo a Maranello sin dal 1995.

  • Milton da Silva, padre di Ayrton, dichiarò che il figlio, visti i buoni rapporti con Giancarlo Minardi e i componenti della sua scuderia, avrebbe espresso il desiderio, a fine carriera, di correre per un anno e a titolo gratuito a bordo di una Minardi, per dare una mano al team nello sviluppo della loro vettura.
  • A partire dal 1995, il team Williams ricorda Ayrton su ognuna delle sue vetture, sfoggiando nell’alettone anteriore il marchio dei suoi prodotti “Senna Driven To Perfection”.
  • Il fotografo Angelo Orsi, collaboratore del settimanale Autosprint ed amico di Ayrton, è stato l’unico a catturare delle foto in cui è visibile il volto del pilota durante i soccorsi successivi all’incidente fatale. Tuttavia, egli ha deciso di non pubblicare né mostrare mai a nessuno tali foto, ad eccezione della famiglia e della fidanzata del pilota
  • Ayrton è stato un aeromodellista, oltre che pilota di aerei. Amante del volo in tutte le sue forme, ha volato sul Mirage III biposto. Fu nominato pilota da caccia onorario della Força Aérea Brasileira
  • Ayrton Senna non si fece mai fotografare senza casco seduto nell’abitacolo della propria vettura sulla griglia di partenza di un Gran Premio, ad eccezione del fatale Gran Premio di San Marino del 1994.
  • A Londra, il museo delle cere Madame Toussaud, ha esposto per diverso tempo una statua di cera di Ayrton Senna.

Tributo ad Ayrton Senna

A cura di Giampiero

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Giampiero Giuffré

Giampiero Giuffè: bancario per necessità ma non per vocazione, si butta a capofitto nel mondo radiotelevisivo alla fine degli anni 90′ e per 7 anni conduce su RadioSpazioAperto, insieme al fratello Simone, prima The Football Box, La Scatola del Calcio, dedicata al calcio internazionale, e poi BZona, Allenatori nel Pallone, trasmissione semiseria sul mondo del calcio e del fantacalcio. Appassionato tifoso laziale collabora come redattore o caporedattore con vari siti; dedito anche alla musica caraibica e latina in genere, la balla e ne scrive. In questo blog segue, per ora, la categoria I Miti dello Sport.Blog personale: http://www.giroma.it/

Giampiero Giuffré

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