Alfredo Di Stefano, la “Saeta Rubia”

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Durante le presentazioni dei calciatori del Real Madrid, ai più giovani sarà capitato spesso negli ultimi anni di chiedersi chi fosse, ed il perché fosse li, quell’arzillo vecchietto, un po’ tarchiato e dall’aria simpatica ed austera allo stesso tempo, che faceva gli onori di casa, per niente intimorito da flash, telecamere e taccuini. I più attempati invece lo avranno ammirato con devozione, quasi trascurando nelle attenzioni il Bale o il Cristiano Ronaldo di turno. Si perché quel vecchietto, spentosi proprio oggi alla bella età di 88 anni appena compiuti, è stato uno dei calciatori più forti che abbiano mai calcato un terreno verde, potremmo dire forse il più grande in assoluto, superando per una volta quelle barriere quasi insormontabili che le diverse epoche spesso costruiscono tra Campioni (rigorosamente con la maiuscola) di ere calcistiche differenti; quel vecchietto era Alfredo Di Stefano.

 Alfredo Di Stefano e Cristiano Ronaldo

Origini e primi passi

Argentino di nascita ma internazionale per vocazione,  Alfredo Stéfano Di Stéfano Laulhé viene alla luce a Barracas, uno dei barrios di Buenos Aires il 4 luglio del 1926 da genitori emigranti italiani.
Si avvicina al calcio grazie al padre, discreto giocatore del River Plate.
I suoi primi passi nella squadra del barrio Barracas lo impongono subito all’attenzione generale. La gente prende a chiamarlo “Milenita“, diminuitivo di Milena, all’epoca favoloso centromediano del River. Di Stefano approda nel River Plate come ala destra della quarta squadra, ma in pochi mesi si trova a fianco dei campioni dell’epoca. Passa una stagione all’Huracan, che gli offre ottime condizioni economiche, e quando ritorna al River, a diciotto anni, ne diviene un titolare inamovibile.

 I primi passi di Alfredo Di Stefano

Fuorilegge in Colombia

Ma in Argentina la situazione economica è pesante ed il giovane Di Stefano decide di mettere a frutto il proprio innegabile e riconosciuto talento, accettando le sensazionali offerte del Millionarios, club colombiano fuori dall’ambito della Fifa. Qui contribuisce a farne la più grande squadra della storia della Colombia, realizzando “ufficialmente” ben 157 reti in 182 partite (267 gol in 292 presenze secondo altre fonti…). Si parlò allora di El Dorado per descrivere quel magnifico periodo durante il quale la sua compagine si aggiudicò tre campionati su quattro. Ma un calciatore del genere, non può restare fuori dal giro che conta, e soprattutto lui stesso è voglioso di uscire dall’illegalità, sia pure calcistica, e di misurarsi con il calcio europeo.

 L'approdo di Di Stefano a Madrid

Il tumultuoso approdo a Madrid

La “Saeta Rubia” come ormai viene da tutti soprannominato per la sua velocità d’azione e di pensiero e per la sua chioma bionda sia pure non foltissima, dopo contatti non perfezionati anche con squadre italiane tra le quali la Roma, è oggetto di una lotta selvaggia tra Real Madrid e Barcellona che cercano di ingaggiarlo. La situazione è grottesca: i blaugrana si accordano con il River, legittimo proprietario del suo cartellino in base alle vigenti norme FIFA, mentre il Real ottiene la cessione direttamente dai colombiani. Ne scaturisce un conflitto che diventa anche politico e sociale. Siamo in piena dittatura, nella quotidianità il regime madrileno schiaccia le velleità libertarie catalane e la Federazione spagnola, con il benestare del Ministero dello Sport, adotta una soluzione improponibile: Di Stefano giocherà alternativamente con entrambe le maggiori formazioni spagnole! Il Barcellona, ritenendosi nel giusto rifiuta una simile decisione e così Alfredo Di Stefano, con il placet federale, passa ai blancos ai quali si lega indissolubilmente.

 Le vittorie con il Real Madrid

Trionfi a ripetizione

In molti lo giudicano già troppo vecchio per imporsi nel nostro continente, ma Di Stefano è ancora al massimo della forma e lo dimostra ampiamente negli anni successivi: vince 8 campionati spagnoli, 5 Coppe dei Campioni (andando sempre a segno nelle rispettive finali, unico nella storia a riuscirci), una Coppa Intercontinentale e tantissimi riconoscimenti a livello mondiale tra cui spiccano due Palloni d’Oro (nel 1957 e 1959). L’esordio madridista risale al 23 settembre 1953 contro il Nancy, in una partita finita 4-2 per i francesi. In 11 anni con le merengues realizza 332 gol in 372 partite di campionato, con una media di quasi 0,9 gol a partita e laureandosi cinque volte capocannoniere.

Santiago Bernabeu, padre padrone del Real Madrid, fa di Di Stefano il fulcro di una squadra fantastica che può annoverare anche altre stelle quali Gento, Kopa e Puskas.

Chiude l’esperienza a Madrid, il 27 maggio 1964 nella finale di Coppa Campioni persa contro l’Inter per passare e chiudere la carriera con l’Espanyol nel quale gioca due stagioni, fino a 40 anni.

Caratteristiche Tecnico-Tattiche

Dal punto di vista tecnico la “Saeta Rubia” è perfetto: stop, tiro potente e preciso, colpo di testa, passaggio millimetricamente smarcante; nessun fondamentale è minimamente carente nel suo repertorio. Tatticamente Di Stefano era un innovatore vero e proprio, precursore assoluto del calcio totale; sapeva ricoprire in pratica tutti i ruoli: “difensore incontrista e attaccante rifinitore, nonché lussuoso elegante leggero e possente centravanti” (cit. R. Beccantini, Enciclopedia dello Sport, 2002). E’ in definitiva un perfetto uomo-squadra, un attaccante che sa difendere, costruire e realizzare. È impossibile marcarlo, come è impossibile avvicinarlo nello stile, nel repertorio, nella classe.

 Le coppe vinte da Alfredo Di Stefano

Allenatore giramondo

Da tecnico non ripete in assoluto le gesta del calciatore ma ottiene comunque un bel numero di successi conquistando, in 24 anni di carriera,  5 titoli nazionali (2 campionati argentini, 1 campionato spagnolo, 1 Supercoppa di Spagna ed un primo posto in Segunda Division) e un titolo internazionale, la Coppa delle Coppe del 1979-80 alla guida del Valencia. Oltre ai levantini guida anche Elche, Boca Juniors, Sporting Lisbona, Rayo Vallecano, Castellon, River Plate, e naturalmente il Real Madrid.

In Nazionale sotto tre bandiere

Sfruttando le sue chiare origini europee (italiane per la precisione) Di Stéfano durante la sua carriera ha giocato addirittura per tre Nazionali: 6 presenze e 6 gol con l’Argentina, 4 presenze con la Colombia, 31 presenze e 23 gol con la Spagna, senza riuscire però mai a disputare una partita della fase finale della Coppa del Mondo. Nel 1947, a 21 anni debuttò con la maglia della Nazionale argentina, con la quale vinse la Coppa America segnando ben 6 gol. Nel 1950 l’Argentina si rifiutò però di partecipare alla Coppa del Mondo, così Di Stéfano perse la sua prima chance di giocarla. Divenuto cittadino spagnolo nel 1956, indossò la maglia delle Furie Rosse che tuttavia non si qualificarono per la fase finale della rassegna iridata del 58’. Un infortunio muscolare rimediato alla vigilia della spedizione in Cile del 1962 gli impedì infine di scendere in campo anche in quella occasione, al termine della quale Di Stefano decise di abbandonare la nazionale.

 

Filosofia di vita

Amante dell’agiatezza e del denaro, Di Stefano non si è mai privato di nulla durante la sua vita di atleta, ma in campo nessuno se ne accorgeva; ecco una sua dichiarazione in merito: ”…per diventare bravi giocatori occorre pensare giorno e notte al pallone. I giovani che vogliono fare solo quattrini senza fatica o svolgere altri mestieri, anche soltanto per distrarsi, mentre giocano da professionisti, sbagliano, perché infallibilmente toglieranno, anche senza accorgersene, tempo prezioso al loro mestiere. Io non sono mai stato molto disciplinato nella vita privata, ho avuto tante donne, bevuto botti di vino e mangiato quintali di pesce fritto, ma poi mi sono mortificato in campo in allenamenti durissimi, mentre nei giovani d’oggi c’è la tendenza ad allenarsi poco e a non saper soffrire. Gli allenamenti duri, massacranti, estenuanti, sono indispensabili ad un campione, formano il campione. A me hanno dato l’ossatura. Il campione deve essere ambizioso ogni giorno di più, ogni giorno più ambizioso del giorno prima…”.  

 Lo stadio dedicato ad Alfredo Di Stefano

Numeri, Riconoscimenti e Curiosità

Nel 1963, il 24 agosto, durante una tournée in Venezuela, i castro-comunisti lo rapiscono, prelevandolo nell’albergo in cui alloggia, il Potomac, alle sette del mattino, spacciandosi per ufficiali di polizia del reparto antidroga. Il colpo ha una eco mondiale. I rapitori dopo 56 ore liberano Di Stefano senza torcergli un capello. Azione dimostrativa per scuotere il mondo.

Di lui Helenio Herrera, il “mago” dell’Inter Euromondiale, disse: “Pelé era il primo violino dell’orchestra. Di Stefano era l’orchestra“.

Proprio Pelé nel 2004 lo ha inserito nella lista dei FIFA 100, lista di 125 professionisti considerati i migliori giocatori di calcio viventi fino a quel momento. La rivista World Soccer lo ha inserito al sesto posto tra i calciatori più forti del XX secolo.

Ha recentemente perso il primato di miglior marcatore nella storia del Clàsico al cospetto di Lionel Messi, ma con 18 realizzazioni rimane il madridista ad aver segnato più gol ai cugini blaugrana. Dal 5 novembre 2000 è stato presidente onorario del Real Madrid.

Dal 2008 il quotidiano spagnolo Marca assegna il Trofeo Alfredo Di Stéfano al miglior calciatore della massima divisione spagnola.

Al leggendario ex-giocatore argentino è intitolato anche lo stadio del Real Madrid Castilla, la squadra riserve delle merengues. Situato nel centro sportivo di Valdebebas, fu inaugurato nel maggio 2006.

Video tributo ad Alfredo Di Stefano

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Giampiero Giuffré

Giampiero Giuffè: bancario per necessità ma non per vocazione, si butta a capofitto nel mondo radiotelevisivo alla fine degli anni 90′ e per 7 anni conduce su RadioSpazioAperto, insieme al fratello Simone, prima The Football Box, La Scatola del Calcio, dedicata al calcio internazionale, e poi BZona, Allenatori nel Pallone, trasmissione semiseria sul mondo del calcio e del fantacalcio. Appassionato tifoso laziale collabora come redattore o caporedattore con vari siti; dedito anche alla musica caraibica e latina in genere, la balla e ne scrive. In questo blog segue, per ora, la categoria I Miti dello Sport.Blog personale: http://www.giroma.it/

Giampiero Giuffré

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