I diversi tipi di connettori USB 3.0

Con l’arrivo dell’interfaccia USB il nostro modo di collegare le periferiche al PC è notevolmente cambiato. Le vecchie interfacce seriali e parallele avevano lo svantaggio di essere ingombranti, fastidiose da collegare, lente nel trasmettere i dati e soprattutto richiedevano un’accurata configurazione delle porte e il riavvio del sistema.

Questo perché non erano “plug & play” come l’USB. Questa interfaccia consente il collegamento cosiddetto “a caldo”: il sistema riconosce immediatamente la presenza di un dispositivo collegato via USB e lo rende subito funzionante.

I connettori USB 3.0

La prima versione dell’interfaccia USB è stata la 1.0, questa garantiva velocità di trasmissioni dei dati limitate ed era impiegata soprattutto per connettere mouse e tastiera al PC. Nel 1998 è apparsa la 1.1 dell’USB, capace di trasmettere a 12 Mbps e pensata per i dati. Due anni dopo è arrivata la versione 2.0 con velocità teorica di 480 Mbps. La versione 3.0 di USB, con velocità da 4,2 Gbps è in circolazione già da un po’, il suo debutto risale al 2007 anche se i primi prodotti a supportarlo sono stati messi in circolazione negli anni successivi. Questa nuova tecnologia consente di trasferire contemporaneamente più flussi dati, flusso bidirezionale simultaneo dual-simplex, invece di un flusso unidirezionale, e incrementa il picco massimo della larghezza di banda teorica fino a 5 Gbps rispetto ai 480 Mbps della tecnologia USB 2.0.

Ma veniamo alla domanda che tutti si pongono da sempre. E’ possibile utilizzare connettori USB 3.0 se si hanno prese 2.0 sul PC? La risposta è sì. A causa della grande diffusione raggiunta dai dispositivi USB 2.0 sul mercato, i dispositivi USB 3.0 dovevano necessariamente essere retrocompatibili.

Il problema è che i formati USB sono molti: in tutto sono 6.

In realtà sarebbero tre, ma le specifiche dell’USB stabiliscono due tipi di connettori per collegare i dispositivi: A e B. Il primo è rettangolare, l’altro grosso e quadrato con angoli smussati.

Micro USB e Mini USB

La faccenda si complica quando a seconda dei dispositivi da collegare esistono connettori USB diversi, più piccoli. Uno è il micro-USB, che tipicamente troviamo sugli smartphone e i tablet, l’altro il mini-USB, in uso sui dispositivi di dimensioni medie come dischi esterni, musica player, navigatori GPS e così via. Per avere maggiori informazioni sulla differenza tra Micro-USB e mini-USB date un’occhiata a: Differenza tra Mini USB e Micro USB – Cos’è l’OTG.

Nonostante il connettore micro-USB di tipo B sia di fatto lo standard per tutti gli standard del mondo, qualcuno a pensato di fare diversamente: la Apple ha il suo connettore Lightning.

In futuro molto probabilmente non avremo più bisogno di cavi: le trasmissioni di dati e le ricariche avverranno in Wireless, via onde radio.

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Fabrizio Cannatelli

Fabrizio Cannatelli

Fondatore di Informarea.it, è un appassionato di informatica. Ha lavorato per molti anni come Analista Programmatore presso varie aziende utilizzando diversi linguaggi di sviluppo, oggi svolge un lavoro completamente diverso ma la voglia di comunicare e di condividere con il web i suoi studi e le sue curiosità lo hanno spinto a far nascere questo blog non solo per esprimere e mostrare la passione per questo mondo, ma anche per confrontarsi con nuove esperienze di sviluppo.

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